In un contesto di crescente instabilità geopolitica, il settore della difesa si conferma come una delle aree di investimento più strategiche. La dipendenza storica dell’Unione europea dalla protezione militare degli Stati Uniti sta venendo meno e i Paesi membri sono obbligati a potenziare in modo significativo le spese di bilancio destinate alla sicurezza. La nuova amministrazione americana ha infatti avviato un riposizionamento delle proprie priorità, incentivando un maggiore impegno finanziario da parte dell’Europa per garantire la propria autonomia strategica.
L’espansione del comparto difesa rappresenta una delle principali opportunità per gli investitori che desiderano posizionarsi su un settore in forte crescita. Ido Caspi, research analyst di Global X, consiglia di farlo “con un approccio globale e diversificato e con una forte attenzione per le nuove tecnologiche in campo difensivo”.
Settore difesa: centinaia di miliardi sul piatto
L’Unione europea ha annunciato un ambizioso piano da 800 miliardi di euro per rafforzare le proprie capacità militari. Il progetto prevede prestiti per 150 miliardi di euro agli Stati membri e incentivi per attrarre capitali privati nel comparto della difesa.

A livello nazionale, la Germania ha adottato una misura senza precedenti, esentando la spesa militare dalle restrizioni fiscali e creando un fondo straordinario da 500 miliardi di euro per finanziare l’ammodernamento delle infrastrutture militari. Nonostante questi sforzi, l’Europa resta ancora distante dalle principali potenze mondiali in termini di spesa militare in rapporto al Pil. Il trend, dunque, è destinato a continuare con incrementi di spesa nei prossimi anni. “In un contesto di crescenti tensioni politiche, l’Europa si trova in una fase decisiva della sua politica di sicurezza – riprende Caspi -. Da lungo tempo dipendenti dal sostegno militare americano, le nazioni europee si trovano ora di fronte all’urgente necessità di assumersi una maggiore responsabilità per la propria difesa”.
Guardando al recente passato, secondo dati recenti, i membri europei della Nato hanno incrementato la spesa per la difesa di oltre 100 miliardi di dollari tra il 2022 e il 2024, con previsioni di ulteriori aumenti nei prossimi anni, mentre i bilanci militari europei sono cresciuti del 10% nel 2023, raggiungendo i 279 miliardi di euro, segnando il nono anno consecutivo di crescita. Entro il 2025, almeno 20 nazioni europee raggiungeranno o supereranno l’obiettivo del 2% del Pil destinato alla difesa, rispetto ai soli 9 del 2021. “In realtà l’Europa si trovava in una fase storica di riarmo già prima dell’avvento della nuova amministrazione USA” commenta Caspi.

La catena del valore del comparto difesa
Secondo il Council on foreign relations sono attivi 30 conflitti in tutto il mondo. Il trend di riarmo, pertanto, non si limita ai Paesi europei e agli Stati Uniti o alla Cina, che sono comunque i maggiori protagonisti.
Man mano che la spesa si sviluppa lungo la catena del valore, i titoli internazionali del comparto della difesa, soprattutto in Europa, dovrebbero trarne beneficio. Oltre alle armi tradizionali, di questa catena del valore sono entrate a far parte con una crescente importanza anche le ultime innovazioni tecnologiche, la sicurezza cibernetica, le tecnologie spaziali,
“Riteniamo che le aziende della catena di valore della tecnologia della difesa – tra cui software, componenti, hardware, droni, autonomia e sensori – siano posizionate per una crescita sostenuta e potenzialmente più forte di quanto previsto. A nostro avviso, per gli investitori che desiderano trarre vantaggio da questa trasformazione epocale dell’assetto internazionale della difesa, è fondamentale un approccio globale e diversificato, con una forte attenzione per le nuove tecnologia in campo difensivo” conclude l’analista di Global X.
Negli Stati Uniti, per esempio, l’amministrazione Trump ha avviato un ampio processo di modernizzazione dell’apparato militare, con un focus su intelligenza artificiale, droni, armi autonome e robotica. L’obiettivo è ridurre gli sprechi e migliorare l’efficienza del sistema difensivo. Questo trend sta alimentando un ciclo di investimenti che coinvolge anche altre nazioni, spinte a rafforzare le proprie capacità militari per mantenere un adeguato livello di deterrenza.









