L’Europarlamento e il Consiglio europeo hanno raggiunto un accordo sulle proposte di introduzione in Ue del concetto di small mid cap (Smc), le piccole imprese a media capitalizzazione che si collocano tra le Pmi e le grandi multinazionali. L’obiettivo dichiarato di Strasburgo è “evitare situazioni in cui gli obblighi di un’azienda aumentino drasticamente quando questa supera la soglia delle Pmi, e sostenere le imprese nella loro crescita”.
Il Parlamento europeo ha accolto la riforma della Commissione per evitare che le Smc “si trovino improvvisamente di fronte a un drastico aumento degli oneri burocratici, il cosiddetto effetto cliff-edge”. Grazie all’adeguamento, presente tra le raccomandazioni del piano Draghi sulla competitività europea e del rapporto Letta sul futuro del mercato unico, le small mid cap europee saranno accompagnate nella loro crescita oltre lo status di Pmi con una serie di misure mirate.
In questo articolo:
- L’Ue accoglie le small mid cap nel quadro normativo
- La definizione e i requisiti che devono possedere le Smc
- Le misure fiscali, operative e regolatorie per queste aziende
- I prossimi passi e le implicazioni dirette
L’Ue accoglie le small mid cap nel quadro normativo
Per rafforzare il mercato unico con una particolare attenzione alla semplificazione normativa e alla competitività delle imprese, la Commissione europea ha introdotto il riconoscimento ufficiale della categoria di small mid cap nel pacchetto di riforme Omnibus elaborato nel maggio 2025. Fino ad oggi, questa tipologia di imprese non era esplicitamente prevista nella normativa europea con una netta distinzione dal segmento tradizionale delle Pmi.
“Abbiamo salvaguardato i fondi destinati alle Pmi, che costituiscono circa il 92% delle imprese europee, garantendo al tempo stesso la libertà d’impresa”, ha dichiarato l’eurodeputata Mariateresa Vivaldini, parlamentare di Fratelli d’Italia che aderisce al gruppo Ecr dei conservatori e riformisti europei. “L’Europa torna a fare ciò che serve davvero: creare le condizioni affinché le imprese possano investire, innovare e crescere”, ha aggiunto la relatrice del Parlamento europeo per la revisione del regolamento.
La definizione e i requisiti che devono possedere le Smc
Le piccole e medie società europee sono arrivate ad un punto di svolta strutturale. Ma quali sono i presupposti che le Smc devono soddisfare nel rinnovato panorama normativo dell’Unione? Nell’accordo provvisorio raggiunto dai negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio, vengono definite small mid cap tutte quelle società che soddisfano due requisiti:
- un numero massimo di 1.000 dipendenti;
- un fatturato annuo fino a 200 milioni di euro o un totale di bilancio fino a 172 milioni.
Le condizioni suggerite dal Parlamento e accolte dal Consiglio rappresentano una definizione diversa rispetto a quella avanzata dalla Commissione. Nel quarto pacchetto Omnibus, Bruxelles aveva proposto come soglie 750 dipendenti (le Pmi si fermano a 249), 150 milioni di euro di fatturato e 129 milioni di euro di totale attivo di bilancio.
Le misure fiscali, operative e regolatorie per queste aziende
La nuova categoria Smc viene introdotta ufficialmente nell’intero quadro normativo europeo: adesso le small mid cap godono di semplificazioni ed esenzioni finora destinate esclusivamente alle Pmi. Oltre ad un percorso agevolato per la partecipazione a bandi e a strumenti finanziari europei e all’estensione di deroghe e agevolazioni previste in normativa settoriale, l’elenco include:
- regole di trasparenza meno stringenti per i prospetti informativi;
- l’accesso facilitato ai mercati;
- l’obbligo di tenuta dei registri ai sensi del Gdpr (il regolamento europeo che disciplina la protezione dei dati personali);
- obblighi di registrazione semplificati per il trattamento dei dati che non presentano rischi elevati.
All’interno del nuovo regolamento sulle batterie e i rifiuti di batterie, la soglia di fatturato per le esenzioni sulla due diligence è portata da 150 a 200 milioni di euro e viene ridotta la frequenza delle comunicazioni pubbliche. Nel regolamento di riferimento per i gas fluorurati (F-Gas), vengono introdotte semplificazioni procedurali specifiche per le small mid cap e un accesso agevolato a sportelli di assistenza in caso di indagini antidumping o anti-sovvenzioni.
L’adeguamento si allarga al Mifid, la direttiva dell’Ue che disciplina i mercati finanziari e la prestazione dei servizi di investimento, e alla direttiva Cer (Critical Entities Resilience), la normativa che stabilisce regole comuni per rafforzare la cybersecurity, la resilienza e la continuità dei servizi essenziali e delle infrastrutture critiche europee contro minacce ibride e sistemiche.
I prossimi passi e le implicazioni dirette
Per diventare legge, l’accordo deve essere adottato formalmente dal Parlamento e dal Consiglio europei. Una volta che verrà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue, il regolamento entrerà in vigore dopo venti giorni. A quel punto, gli Stati membri avranno quindici mesi di tempo per recepire la direttiva nelle legislazioni nazionali.
La Commissione europea si è impegnata a stilare una relazione sull’impatto di queste soglie entro cinque anni dalla loro entrata in vigore, con la possibilità di una futura revisione. Non solo: sempre entro cinque anni dall’entrata in vigore delle leggi, Palazzo Berlaymont redigerà un rapporto sull’effetto che le Smc avranno sull’onere amministrativo per le imprese.









