Sostenibilità: dove cercarla negli investimenti ESG - Borsa&Finanza

Sostenibilità: dove cercarla negli investimenti ESG

Cartello su una spiaggia con la scritta Leave only your footprints

Dopo l’invasione di fondi sostenibili, ESG, socialmente responsabili e quant’altro lanciati dagli asset manager sui mercati, è arrivata la doccia fredda della crisi energetica e del conflitto tra Russia e Ucraina. Molti di questi prodotti hanno perso più di quelli “tradizionali”. È stato uno smacco per il trend della sostenibilità vedere l’indice Msci World Sustainable sottoperformare, dal 24 febbraio data di invasione dell’Ucraina, l’Msci World. Come conseguenza si sono registrati deflussi dagli investimenti ESG con gli investitori che hanno abbandonato la visione di lungo termine che caratterizza l’asset class sostenibile per focalizzarsi sui timori di breve periodo. Il trend della sostenibilità non è tuttavia defunto. Al contrario, come testimonia l’attenzione indirizzata in questi giorni alla conferenza COP 27 le urgenze imposte dal cambiamento climatico lo rendono più centrale.

 

La sostenibilità rimane al centro dell’attenzione

Se i leader delle nazioni riuniti a Sharm El-Sheikh per la COP 27 stentano a trovare accordi condivisi e ancora di più a mantenerli, la finanza globale continua a mantenere la rotta “al di là della tempesta perfetta che si è abbattuta sui fondi ESG” ha commentato Craig Cameron, gestore di Franklin Templeton, intervistato da Borsa&Finanza.
Secondo Cameron si è esagerato arrivando in alcuni casi a un vero e proprio autolesionismo. La notizia positiva è che ci sono alcuni settori dove sono tornate le opportunità, come quello delle energie rinnovabili. “Molte delle società di questo settore – ha proseguito Cameron – hanno visto le valutazioni spiccare il volo nel 2020-2021 ma ora sono ritornate a livelli più ragionevoli”. Inoltre, al trend della transizione energetica se ne è affiancato un secondo per l’Europa e per gli Stati Uniti, quello dell’indipendenza energetica “con nuovi sostanziali incentivi fiscali per la loro adozione e il loro sviluppo. I prodotti di molte delle società attive su questi temi, che sono state vendute nel corso del sell-off di quest’anno, saranno necessari più che mai secondo il gestore di Franklin Templeton.

 

Materie prime e industriali alla base della transizione energetica

Nella ricerca delle opportunità legate alla sostenibilità i due settori più ricchi appaiono l’industriale e le materie prime che rappresentano la metà del portafoglio del Templeton Global Climate Change Fund. Come spiega Cameron “decarbonizzare l’economia significa cambiare i materiali che utilizziamo per essere più sostenibili, che si tratti di imballaggi, batterie per i veicoli elettrici o rame utilizzato per il cablaggio elettrico. Inoltre, molte aziende produttrici di energie rinnovabili vengono annoverate nel comparto industriali. Ci sono molti titoli nel portafoglio del fondo che riteniamo stiano avendo un impatto climatico significativo, ma sono sottovalutati. Vestas, per esempio, è il principale produttore mondiale di turbine eoliche e le azioni quest’anno hanno registrato un calo significativo, nonostante la nuova legislazione negli Stati Uniti fornisca incentivi fiscali per gli impianti eolici.

Il fondo investe in azioni di società che stanno revisionando i modelli di business per diventare più “green” e offrendo materiali, prodotti ed equipaggiamenti necessari a decarbonizzare l’economia globale. All’interno di un portafoglio diversificato nessun titolo supera il 5% sul peso complessivo. Tra i titoli con la maggiore presenza al 30 settembre 2022 anche Prysmian con un peso di poco inferiore al 4%. “Ci sono molte opportunità in Europa – è il commento di Cameron -. Ciò ha senso se pensiamo all’attenzione alle questioni ambientali che c’è nel Vecchio continente. L’Unione europea si trova in una posizione più avanzata rispetto agli Stati Uniti o all’Asia nel suo percorso verso la decarbonizzazione”.

 

Scenario migliore per le Borse nel 2023

Più in generale Cameron si aspetta un miglioramento dello scenario per i mercati azionari nel 2023: “L’inflazione potrebbe dare i primi segnali di rallentamento e consentire ai tassi di interesse di stabilizzarsi o addirittura arretrare. Allo stesso modo i progressi geopolitici come un cessate il fuoco in Ucraina risolverebbero anche alcune delle sfide legate all’aumento dei prezzi alimentari ed energetici”. Per il gestore di Franlklin Templeton ci sono parti del mercato azionario che sono su valutazioni minime “dalle quali è difficile prevedere ulteriori ribassi. Siamo quindi costruttivi sulle valutazioni attuali delle società che abbiamo inserito nel nostro portafoglio”. Tra queste, oltre a Prysmian, Crown Holdings, Ing Group, Sealed Air, First Solar, Signify, Alphabet, Owens Corning, Cie de Saint-Gobain ed Nhpc rappresentano le prime dieci posizioni detenute al 30 settembre 2022.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia, dal giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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