Spread: ecco perché la BCE deve fare di più per arginarlo - Borsa e Finanza

Spread: ecco perché la BCE deve fare di più per arginarlo

Spread, la BCe deve fare di più per arginarlo

Il balzo dello spread e dei rendimenti sui titoli di Stato italiano registrato all’indomani della riunione di politica monetaria di settimana scorsa ha costretto mercoledì il Consiglio Direttivo della BCE a una riunione di emergenza, con l’intento di formulare una strategia volta a proteggere la solidità dell’Eurozona dall’attacco speculativo contro i titoli di Stato dei Paesi periferici, Italia in particolare. L’esito della riunione è stata la decisione di avviare il programma di reinvestimento dei titoli acquistati nell’ambito del PEPP adottando una linea di flessibilità, ossia non rispettando la capital key, in maniera da intervenire per:

preservare il funzionamento dei meccanismi di trasmissione della politica monetaria

come affermato dalla stessa Banca centrale.

La decisione fa seguito alla reazione dei mercati conseguente alla riunione di politica monetaria del Consiglio direttivo dell’Istituto di Francoforte della scorsa settimana: il rendimento del BTP decennale è arrivato a toccare quota 4,279%, mentre lo spread tra il tasso sul Bund e quello sul BTP è salito ai massimi da oltre due anni, sfiorando i 240 punti base. 

 

Crisi del debito, il reinvestimento non basta

“L’annuncio di mercoledì rappresenta un passo nella giusta direzione, ma non ha risposto alle aspettative di un’immediata implementazione di uno strumento anti-frammentazione”

chiarisce James Ringer, Fixed Income Portfolio Manager di Schroders. Quello che il mercato si aspetta è che la Banca Centrale Europea arrivi a definire un nuovo strumento “politico” anti-spread. Su questo tema, quasi ignorato nella riunione di politica monetaria di settimana scorsa, la BCE vuole accelerare.

 

BCE: lo scudo anti-spread amplia le divergenze tra falchi e colombe

Non bastano più quindi rattoppi temporanei, ma sono necessarie armi permanenti. Il dibattito tra falchi e colombe si è di conseguenza inasprito, dal momento che i membri del Consiglio divergono nella valutazione del premio di rischio sovrano dei singoli Stati nell’area dell’euro. La BCE dovrà scontrarsi  con le resistenze all’interno del suo stesso Comitato di politica monetaria. Infatti, spiega Azad Zangana, Senior European Economist e Strategist di Schroders:

“Il PEPP (reinvestimento dei titoli in scadenza ndr) è uno strumento troppo limitato per arginare la perdita di fiducia del mercato. Sarebbe necessario un nuovo strumento politico, che era già stato promesso, possibilmente sotto forma di un nuovo fondo di grandi dimensioni, ma è probabile che, per la sua implementazione, la BCE debba affrontare notevoli sfide legali. La BCE non dovrebbe partecipare al finanziamento monetario che consiste nell’utilizzare la politica monetaria per sovvenzionare in modo efficace la spesa pubblica”.

In altre parole, in base alle leggi vigenti la BCE non dovrebbe utilizzare gli strumenti a propria disposizione né per sovvenzionare i governi che hanno visto peggiorare la propria percezione sui mercati del credito per una cattiva gestione delle finanze pubbliche e delle economie, né per punire chi invece ha adottato politiche più prudenti ed efficaci nella spesa pubblica.

Lo scontro è quindi a livello politico europeo e da lì dovrà arrivare una scelta da parte di tutti i governi. Trovare l’accordo non sarà semplice anche perché la giustificazione data dall’emergenza sanitaria e dalla presenza di deflazione, oggi non vale più. Per questo motivo James Ringer si aspetta nuove tensioni sul mercato obbligazionario europeo:

“Ci aspettiamo che le notizie di ieri forniscano un sollievo temporaneo e che, in ultima analisi, limitino il livello degli spread BTP-Bund, ma pensiamo che il mercato continuerà a sfidare la BCE e a spingere gli spread verso i recenti massimi”.

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