Sterlina: BofA e Citi vedono prospettive cupe per il futuro - Borsa e Finanza

Sterlina: BofA e Citi vedono prospettive cupe per il futuro

Sterlina: BofA e Citi vedono prospettive cupe per il futuro

Il 2022 non sarà certamente un anno da ricordare per la sterlina britannica. La valuta di Sua Maestà è arretrata nei confronti della maggior parte delle principali divise, sebbene la Bank of England abbia aumentato i tassi d’interesse per ben 4 volte da gennaio. Soprattutto nell’ultimo mese e mezzo gli investitori hanno trasferito sul mercato valutario tutte le preoccupazioni derivanti da una possibile recessione nel Regno Unito, determinata da un’inflazione che nell’ultima rilevazione ha raggiunto un tasso annuale del 9% per il mese di aprile.

La parabola discendente della sterlina è preoccupante se si considera che rispetto al dollaro USA era arrivata a 1,42 nel dicembre del 2020, a seguito dell’accordo commerciale con l’UE riguardo Brexit. Da allora si è messo in atto un trend ribassista che l’ha confinata verso un minimo di 1,215 qualche settimana fa. Solo ultimamente il GBP/USD ha ripreso un po’ fiato, proiettandosi verso quota 1,26 con la stabilizzazione del biglietto verde.

 

Sterlina: perché si potrebbe arrivare alla parità con il dollaro USA

Per il futuro le prospettive della sterlina non sono delle migliori, a giudizio di 2 grandi banche d’affari americane. Bank of America rileva il calo di sentiment più forte da almeno 10 anni nei confronti della valuta. Lo stratega valutario dell’istituto finanziario Kamal Sharma, mette in luce come la caduta in disgrazia della sterlina sia stata sorprendente vista l’euforia dello scorso anno.

L’esperto ritiene che l’aumento dei tassi della Banca d’Inghilterra abbia inciso notevolmente sulla debolezza della moneta, in quanto alzare il costo del denaro quando un’economia è in forte rallentamento non è mai una buona cosa per una valuta. Sharma vede prospettive cupe perché il danno è stato fatto, nonostante la pausa del rafforzamento del dollaro e il pacchetto del Governo britanico di 15 miliardi di sterline per sostenere le famiglie colpite dalla crisi energetica potrebbero fornire un po’ di sollievo alla sterlina.

Anche Citi non è molto ottimista. Il capo della strategia valutaria, Vasileios Gkionakis, ritiene che il vantaggio sui rendimenti obbligazionari espressi in sterline rispetto a quelle in euro stia per svanire, in quanto la Banca Centrale Europea ha compiuto un notevole cambiamento da falco, mentre la BoE sarà stretta tra un’inflazione elevata e un’economia in forte rallentamento. A suo avviso, l’EUR/GBP entro la fine dell’anno arriverà a 0,90 da 0,85 attuali, a meno che il Regno Unito non riuscisse a strappare un accordo per l’Irlanda del Nord con l’Europa. Per quel che riguarda il cambio GBP/USD, Gkionakis sostiene che si potrebbe addirittura arrivare alla parità se la disputa con Bruxelles per l’Irlanda dovesse degenerare e gli Stati Uniti si schierassero a favore dell’Unione Europea.

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