Strategia 60/40: ecco perché oggi non funziona più - Borsa e Finanza

Strategia 60/40: ecco perché oggi non funziona più

Strategia 60/40: ecco perché oggi non funziona più

La strategia 60/40 ha rappresentato per decenni un caposaldo del modello di gestione dei portafogli di investimento. Impiegare le proprie risorse nel 60% di azioni e nel 40% di obbligazioni ha permesso di ottenere rendimenti interessanti soprattutto nel periodo recente in cui le Banche centrali hanno tenuto i tassi d’interesse schiacciati verso lo zero e le quotazioni azionarie sono salite in linea retta. La presenza delle obbligazioni ha fatto da argine per frenare le turbolenze nei rari momenti in cui i mercati hanno vissuto momenti di tensione. 

In base ai dati rilasciati da Goldman Sachs Asset Management, dal 2011 al 2021 un portafoglio così costruito ha generato in media un rendimento annuo dell’11,1%, che diventa del 9,1% se si tiene conto dell’inflazione. Oggi la situazione sembra non essere più la stessa, perché il quadro generale ha subito profondi mutamenti sia sotto il profilo macroeconomico che dal punto di vista geopolitico e dei rapporti di forza. 

Le azioni viaggiano in prossimità dei massimi storici, con valutazioni che cominciano a risentire dell’altitudine in rapporto agli utili attesi. Allo stesso tempo le obbligazioni sono messe sotto pressione dai rendimenti bassi, resi ancora più sconvenienti dall’inflazione andata quasi fuori controllo e da una prospettiva di rialzo dei tassi da parte delle Banche centrali. Il modello 60/40 quindi dovrebbe essere rivisto, non si sa se temporaneamente o in via definitiva.

 

Strategia 60/40: 2 ragioni per cui non è più conveniente

Una delle ragioni per cui la strategia 60/40 potrebbe non essere più adeguata ai tempi dipende soprattutto dal tasso di inflazione. Secondo Michael Hartnett, Chief Investment Strategist di Bank of America, la crescita del carovita comporta attese di un grande mercato orso per le obbligazioni americane. La banca d’affari stima che nel lungo termine il rendimento dei bond aumenterà di oltre il 4% nel 2024 e l’adeguamento dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve in risposta all’inflazione spingerà in basso le quotazioni delle azioni statunitensi. Questo significa per BofA un calo dell’S&P 500 di oltre il 15% rispetto al massimo di dicembre 2021 a meno di 4.000 punti.

Un’altra ragione è da attribuire alla guerra Russia-Ucraina. A giudizio di Duncan MacInnes, direttore degli investimenti di Ruffer, gestore patrimoniale da 25,3 miliardi di sterline, il conflitto nell’Est Europa ha peggiorato una situazione economica già molto difficile, esacerbando l’inflazione in quanto ha richiesto maggiori spese per la difesa e accentuato la crisi dell’offerta delle materie prime. Giocoforza questo si è riflesso sugli asset di portafoglio, che sono diventati molto più correlati di prima e dove vi è l’illusione di una diversificazione settoriale.

 

Strategia 60/40: come comportarsi ora?

In questo contesto, i gestori dei fondi consigliano una diversificazione di portafoglio, ma soprattutto di mitigare le loro aspettative di rendimento. Il fondo LifeStrategy Moderato Growth di Vanguard, finora fedele alla strategia 60/40, ha avvertito che nel prossimo decennio i rendimenti di portafoglio saranno dimezzati, anche prima di considerare il tasso d’inflazione. 

Peter Van Dooijeweert, responsabile delle soluzioni multi-asset presso il gestore patrimoniale Man Group, suggerisce di inserire maggiormente in portafoglio valute, materie prime e investimenti alternativi come infrastrutture e immobili. Tuttavia, l’esperto ha puntualizzato che la diversificazione è necessaria ma non facile da mettere in pratica. Basta considerare l’andamento del prezzo del petrolio, che è stato impressionante negli ultimi 2 anni, ma i cui futures durante lo shock della primavera 2020 erano finiti in territorio negativo.

Kristina Hooper, Chief global market strategist di Invesco, sostiene come concentrarsi solo su azioni e obbligazioni non regga a lungo termine, per cui sarebbe auspicabile suddividere il portafoglio in 50% di azioni, 30% di obbligazioni e 20% di investimenti alternativi.

 

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