Swift: 4 motivi per cui USA e UE tentennano a tagliare fuori la Russia
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Swift: 4 motivi per cui USA e UE tentennano a tagliare fuori la Russia

Swift: 4 motivi per cui USA e UE tentennano per tagliare fuori la Russia dalla rete

Un grande dilemma che in questo momento viene affrontato da parte degli Alleati nell’ambito delle sanzioni da comminare alla Russia è se escludere o meno Mosca da Swift, l’infrastruttura finanziaria che collega le banche di tutto il mondo. A far pressione affinché si adotti il pugno di ferro vi è la Gran Bretagna di Boris Johnson, che in una riunione virtuale dei leader del G7 ha ribadito a gran voce la necessità del provvedimento unendosi al coro di Ucraina, Estonia, Lettonia e Lituania.

Gli Stati Uniti, insieme a Germania e Italia, invece vorrebbero procedere con maggiore cautela, viste le ripercussioni che una decisione del genere potrà avere sul sistema finanziario internazionale. Il Presidente USA Joe Biden ritiene che le misure lanciate contro le banche russe abbiano messo a soqquadro il settore in Russia e tale azione risulta equivalente a Swift. Tuttavia, questa mossa potrebbe essere attuata come extrema ratio.

Allo stesso tempo l’Unione Europea ha deciso di tagliare il 70% del sistema bancario russo fuori dai mercati finanziari internazionali e i Paesi della Comunità sembrano concordi nell’utilizzare un provvedimento così estremo solo come ultima istanza, per evitare increspature a livello politico che poi è difficile sanare. Per il momento quindi la linea prevalente degli alleati sembra essere quella di rafforzare la diplomazia, usando Swift come un’arma di dissuasione.

 

Swift: i rischi che comporta l’applicazione della sanzione alla Russia

Ma quali sono le preoccupazioni reali in seno all’Alleanza atlantica nello scollegare le banche russe da tale infrastruttura? In primis vi è un contraccolpo economico per tutta l’economia globale. La Russia rappresenta la 12esima economia mondiale con un PIL di 1.700 miliardi di dollari e, vietare le transazioni finanziarie a livello internazionale in un mondo globalizzato, potrebbe portare a una perdita del PIL mondiale fino al 2%, secondo alcune stime. Ancor più che si indebolirebbe uno dei più grandi esportatori al mondo di petrolio. In particolare gli Stati Uniti temono che estromettere Mosca da Swift significherebbe danneggiare gli interessi commerciali dell’Occidente e allo stesso tempo incoraggiare l’allontanamento dalle transazioni in dollari e dai mercati finanziari occidentali.

La più grande preoccupazione è che probabilmente tutto questo finirebbe per fare il gioco della Cina. Di questa opinione è Eswar Prasad, professore di politica commerciale ala Cornell University ed ex esponente di spicco dell’FMI. L’esperto ritiene che una decisione di questa portata faciliterebbe il commercio tra la Russia e la Cina, erodendo il sistema finanziario globale basato sul Dollaro USA.

Il sistema Swift quindi verrebbe aggirato da Mosca e Pechino che già hanno cercato di stabilire propri sistemi di pagamento come alternativa. In questo caso sarebbe lo Yuan la moneta attraverso cui verrebbero regolate le transazioni, con la valuta cinese che da quando è scoppiata la guerra ha dato prova di una certa stabilità al punto da far ipotizzare che possa diventare la nuova moneta rifugio.

Un’altra ragione per evitare di ricorrere all’esclusione della Russia da Swift è che le sanzioni applicate alle maggiori banche russe finora consentono attraverso la selezione di avere un maggiore controllo del flusso della finanza internazionale, senza perdere il controllo derivante dalle soluzioni estreme.

Infine vi sarebbero limiti di carattere legale, in quanto Swift opera secondo la legge europea in Europa, quindi disconnettere le banche russe implicherebbe un passaggio politico più impegnativo rispetto a come viene presentata la cosa.

 

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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