Tassi BCE: 5 osservazioni sui bond in vista del primo rialzo
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Tassi BCE: 5 osservazioni sui bond in vista del primo rialzo

Tassi BCE: 5 fattori per investire in bond in vista del primo rialzo dal 2011

La riunione della BCE di domani, 9 giugno, prepara la svolta che arriverà nel meeting di luglio quando, per la prima volta dal 2011, l’Istituto centrale europeo rialzerà i tassi di interesse. Un passaggio importante che segue quelli già decisi da Bank of England, Federal Reserve, Bank of Canada, Reserve Bank of Australia e Bank of India. Ancora più importante considerato il trade-off che la BCE deve affrontare, tra un’inflazione annua all’8,1% (rilevazione di maggio) e le difficoltà dell’economia europea alle prese con lo scenario bellico ai confini orientali. Il mercato sconta un primo rialzo dei tassi di riferimento a luglio, seguito da almeno altri due rialzi di 25 punti base l’uno entro la fine dell’anno. Il tasso BCE di deposito potrebbe quindi passare da -0,50% a +0,25% entro fine 2022. Ma tra gli analisti c’è chi ipotizza che Francoforte potrebbe addirittura accelerare e mettere in campo un rialzo dei tassi dell’1% dai livelli attuali entro la fine dell’anno. In tal senso, più che l’esito della riunione di domani, saranno le stime di inflazione e crescita che verranno rilasciate da Francoforte e le parole della presidente BCE Christine Lagarde durante la conferenza stampa a essere ascoltate con attenzione dagli investitori.  

Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income di Candriam invita a guardare a cinque elementi per decifrare lo scenario per il mercato obbligazionario alla luce della svolta sui tassi.

 

La curva dei tassi si appiattisce

Sarebbe questa la conseguenza di uno scenario di maggiore rigidità della BCE, come spiega Forest:

È probabile che le prospettive di inflazione si preannuncino elevate anche nei prossimi mesi e ciò potrebbe spingere la BCE a rivedere al rialzo le aspettative d’inflazione a giugno. Ciò suggerisce una reazione più rapida e più forte della BCE sul fronte del rialzo dei tassi nel 2022. In questo contesto, i rendimenti a breve termine dovrebbero restare sotto pressione, mentre il movimento al rialzo sulla parte a 10 anni potrebbe essere più limitato”.

 

La capacità di selezionare è premiante

In uno scenario di rialzo dei prezzi e di una accelerazione sull’aumento dei tassi di interesse da parte della BCE, il responsabile Reddito Fisso di Candriam ritiene che alcune imprese, quelle che non hanno la possibilità di trasferire l’incremento dell’inflazione sui prezzi, soffriranno in maggiore misura. Ciò significa che

“aumenterà la dispersione sui mercati del credito. I prossimi risultati trimestrali metteranno in luce queste differenze, e giustificheranno una grande selettività sul mercato del credito”. 

 

Tasso variabile meglio del fisso

Secondo Forest, per difendersi meglio dal rialzo dei tassi di interesse bisogna ricorrere alle obbligazioni a tasso variabile, dotate di un meccanismo di funzionamento protettivo:

“la cui cedola viene azzerata periodicamente sulla base del tasso interbancario a tre mesi più un differenziale di credito determinato dal mercato. Oggi è realistico considerare un premio medio di credito di quasi 120 punti base. Se si considera che i tassi a breve termine superano l’1%, una strategia di questo tipo potrebbe essere proficua. Inoltre, l’andamento delle obbligazioni a tasso variabile è correlato negativamente al rendimento delle obbligazioni sovrane. Offrono quindi una buona diversificazione all’interno di un portafoglio obbligazionario”. 

 

La protezione reale delle cedole indicizzate all’inflazione 

“Poiché i dati sull’inflazione nei prossimi mesi verosimilmente continueranno a sorprendere al rialzo in Europa – riprende Foster – e considerando l’aumento delle pressioni inflazionistiche (prezzi delle materie prime, deglobalizzazione, problemi delle catene di approvvigionamento…), riteniamo che le obbligazioni indicizzate all’inflazione siano uno strumento interessante per proteggersi da sorprese legate al rischio di inflazione. L’inflazione che potrebbe accumularsi nei prossimi mesi offre una protezione significativa contro un aumento dei tassi reali”.

 

Flessibilità e gestione attiva per difendere il portafoglio dal rialzo dei tassi BCE

L’ultima osservazione di Foster è dedicata allo stile di gestione del portafoglio, che dovrà essere attivo, anche in considerazione della maggiore dispersione dei rendimenti di cui si è detto poco sopra. 

“Ci aspettiamo che continuerà a preoccupare i mercati finanziari nei prossimi mesi e potrebbe addirittura aumentare in seguito a un embargo sul petrolio russo e a un probabile taglio delle forniture di gas in Europa. L’impatto della stretta monetaria sulla crescita economica dovrebbe sentirsi in misura maggiore nel secondo semestre. In questo contesto, riteniamo che la soluzione migliore per gli investitori obbligazionari sarà l’adozione di uno stile di gestione attivo e flessibile” conclude.

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