Tasso neutrale Fed: cos’è e perché è importante - Borsa e Finanza

Tasso neutrale Fed: cos’è e perché è importante

Tasso neutrale Fed: cos’è e perché è importante

In questo periodo storico si sente parlare in maniera insistente del tasso neutrale Fed, nell’ambito della politica monetaria che sta esercitando la Banca Centrale statunitense. L’inflazione stenta a scendere negli Stati Uniti e la Federal Reserve nei prossimi mesi continuerà con ogni probabilità a far salire i tassi d’interesse in maniera aggressiva per cercare di frenare l’aumento dei prezzi al consumo. Nel contempo però dovrà stare attenta agli effetti che mosse troppo estreme possono recare all’economia USA, la quale tecnicamente sarebbe già in recessione. Gli investitori, quindi, sono in attesa di capire nei prossimi incontri ufficiali dell’istituto monetario quali saranno le reali intenzioni e guardano con apprensione soprattutto a quanto si allontanerà dal tasso neutrale. 

 

Tasso neutrale Fed: definizione e significato

Il tasso neutrale Fed può essere definito come il tasso al quale non viene stimolata e nemmeno limitata la crescita economica. Nel 2018 in un discorso pubblico il Vicepresidente Lael Braindard lo ha descritto come il livello che mantiene la produzione in crescita intorno al suo tasso potenziale, in un contesto di piena occupazione e inflazione stabile. Per oltre un decennio gli USA non hanno conosciuto un tasso che è perfettamente equivalso al tasso neutrale Fed, in quanto la politica monetaria della Banca Centrale è stata orientata allo stimolo dell’economia per risollevarla prima dalla grande crisi del 2008 e poi dal cigno nero del Covid-19.

 

Tasso neutrale Fed: quanto è importante e come si misura

Il tasso neutrale Fed è molto importante per l’istituto centrale. In primis perché costituisce un punto di riferimento essenziale per quanto riguarda la sua politica monetaria nel lungo periodo. Inoltre, rappresenta la bussola per i tassi d’interesse nel breve. Più precisamente, se l’economia è debole, la Fed deve assicurarsi che i tassi d’interesse siano al di sotto del tasso neutro in modo che la crescita economica possa essere stimolata per rilanciare l’economia stessa. Viceversa, se l’inflazione è troppo alta, come in questo momento, la Banca Centrale deve assicurarsi che i tassi d’interesse siano mantenuti a un livello superiore del tasso neutrale al fine di raffreddare l’economia e abbassare i prezzi. 

In realtà non vi è un sistema preciso per determinare il tasso che rende neutra la politica monetaria della Fed, ma i funzionari della Banca Centrale USA fanno delle stime prendendo a riferimento alcune tendenze di lungo periodo, come la produttività e i dati demografici. Nel corso del tempo, quindi, il tasso varia. Nel 2012, ad esempio, quando la Fed ha cominciato a pubblicare le stime, il tasso è stato ancorato al 4,25%, mentre negli anni successivi ha subito una riduzione sostanziale, per arrivare al 2,5% di luglio. Questo significa che i tassi d’interesse viaggeranno nei prossimi mesi al di sopra di tale livello perché, per via dell’inflazione, l’economia dovrà essere rallentata. 

Attualmente con il costo del denaro al 2,5%, si è in linea con il tasso neutrale Fed. Tuttavia, vi è un acceso dibattito in corso se realmente a quel livello il tasso neutrale Fed possa essere considerato tale. Alcuni sono scettici, perché le condizioni economiche e geopolitiche sono profondamente mutate quest’anno, pertanto il tasso andrebbe rivisto. Nel meeting della Fed di luglio, alcuni funzionari hanno riferito che il tasso neutrale a breve potrebbe differire da quello a lungo, in quanto riflette l’aggiustamento per effetto della guerra e della pandemia. Nel suo discorso al simposio di Jackson Hole, il Governatore Jerome Powell ha detto: “Nelle circostanze attuali, con l’inflazione che corre ben al di sopra del 2% e il mercato del lavoro estremamente stretto, le stime di neutralità di lungo periodo non sono un posto dove fermarsi”.

 

Il tasso terminale

Il tasso neutrale non va confuso con il tasso terminale. Quest’ultimo esprime il tasso al quale la Fed non effettuerà più alcun aumento del costo del denaro, terminando così il ciclo di restringimento. Attualmente il mercato si aspetta un tasso terminale al 4% ma, dopo l’ultima lettura di un’inflazione che è scesa meno del previsto, le aspettative sono salite almeno al 4,5%, sebbene vi sia chi prevede che il tasso possa raggiungere il 5%.

 

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