Termovalorizzatori: cosa sono e perché sono importanti

Termovalorizzatori: cosa sono e perché sono importanti

Termovalorizzatori: cosa sono e perché sono importanti

Da diverso tempo si discute in Italia dell’utilizzo dei termovalorizzatori, in concomitanza con la grave crisi energetica che sta attraversando il nostro Paese insieme a tutto il resto dell’Europa. Questo è stato un terreno di scontro molto accesso all’interno della classe politica italiana, al punto che proprio sul tema dell’introduzione di un termovalorizzatore a Roma, presente nell’agenda del Governo Draghi, il partito dei 5 Stelle ha levato la fiducia dando seguito alla caduta dell’Esecutivo. Ma perché è importante la questione e quindi cosa comporta l’uso dei termovalorizzatori? Vediamo una guida di cosa questi siano, del loro funzionamento e degli effetti che producono sull’ambiente.

 

Termovalorizzatori: cosa sono e come funzionano

I termovalorizzatori sono degli impianti che bruciano alcune tipologie di rifiuti come la plastica monouso, la carta sporca e imballi di piccole dimensioni, con lo scopo di produrre elettricità e acqua calda sanitaria. Proprio l’obiettivo marca la differenza con gli inceneritori. Entrambi servono per smaltire i rifiuti, ma gli inceneritori non generano alcun tipo di energia. Per fare questo, nei termovalorizzatori avviene il processo della combustione, nel rispetto di alcuni limiti stabiliti della normativa europea per l’emissione di polveri sottili nell’atmosfera. 

Al riguardo, vi sono 4 fasi attraverso cui si sviluppa la termovalorizzazione dei rifiuti. La prima consiste nello stoccaggio e nella raccolta. In questa fase, i rifiuti sono racimolati e collocati in forni ad altissima temperatura, che non è inferiore a 1.000 gradi centigradi. La seconda consiste nella combustione, dove i rifiuti vengono bruciati per la generazione di vapore. Le alte temperature servono per evitare la formazione di diossina che si sprigionerebbe con gradazioni inferiori. Il calore che viene fuori serve per azionare dei radiatori dove l’ebollizione dell’acqua muove delle turbine, le quali girando producono elettricità e acqua calda per il riscaldamento delle abitazioni vicine. 

La terza fase riguarda la raccolta dei fumi, attraverso attrezzature che consentono il trattamento prima dell’immissione nell’atmosfera. La quarta fase concerne la riduzione delle sostanze inquinanti per mezzo del trattamento dei fumi. In questo caso il ruolo chiave viene esercitato dal filtro elettrostatico, composto da una sezione ionizzante all’interno della quale passa l’aria. Qui gli elettrodi caricano le particelle in microrganismi, le quali vengono catturate da un impianto elettrico. La raccolta delle ceneri generate dalla combustione viene poi portata in una discarica. 

 

Termovalorizzatori: un problema ecologico ed energetico

La pressione nelle discariche viene ridotta attraverso l’uso dei termovalorizzatori. Tuttavia, questi non sono ancora soluzioni del tutto ecologiche. Nonostante gli impianti più avanzati riescono a filtrare diverse volte gli scarti della combustione, solo una quota pari al 10-15% dei rifiuti risulta alla fine non inquinante. Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, è estremamente importante prestare la massima attenzione al trattamento dei materiali di scarto, perché questi contengono sostanze nocive per la salute e l’ecosistema. In particolare, i termovalorizzatori possono essere responsabili dell’emissione di alcune sostanze come anidride carbonica, diossine e particolati, che producono effetto serra e piogge acide. Quindi, il monitoraggio delle diverse fasi negli impianti, inclusi il controllo dello stato dei filtri e la selezione dei materiali da bruciare risultato fondamentali. 

Una selezione molto attenta alla fine è determinante, perché da questo dipende quante materie si possono riciclare e riutilizzare evitando di essere bruciate e di mettere pressioni alle discariche. In definitiva, il riciclo e il riuso dei materiali definiscono quanto dovrà essere utilizzato un termovalorizzatore e per questo è molto importante la collaborazione di cittadini e imprese, sfruttando ad esempio il digitale per evitare di produrre carta, oppure utilizzando imballaggi biodegradabili, ecologici e compostabili. In sostanza, più si creano le condizioni per evitare l’uso dei termovalorizzatori, maggiore sarà il rispetto dell’ambiente. 

Questo si scontra però con un tema attualmente molto caldo, ossia quello della produzione di energia. La guerra Russia-Ucraina ha messo in primo piano la questione energetica, visto che l’Europa nei prossimi anni si ritroverà davanti a forti carenze di forniture di gas e petrolio provenienti da Mosca. I termovalorizzatori possono essere un’alternativa ai combustibili fossili, sebbene non migliorino di molto la questione riguardo il cambiamento climatico. 

 

Termovalorizzatori: la situazione in Italia

In tutto il mondo sono attivi oltre 2.450 termovalorizzatori, di cui più di 40 presenti solo in Italia, che è uno dei primi Paesi europei per la produzione di rifiuti. Attualmente, le principali città dove sono collocati gli impianti di termovalorizzazione sono Milano, Torino, Brescia, Pavia e Modena. Come accennato, si è discusso animatamente di aggiungere Roma tra le città dove collocare un termovalorizzatore, essendo che la capitale si porta dietro da anni il problema della gestione dei rifiuti. Il sindaco Roberto Gualtieri ha promesso un termovalorizzatore entro il 2025 inserendolo nel suo Piano rifiuti per la città. 

I romani però sono molto divisi. Il fronte dei no, guidato dai partiti di M5S, Verdi e Sinistra italiana, nonché da CGIL e Legambiente, ritiene che ciò sia contro le direttive dall’Unione Europea che non considera la combustione dei rifiuti tra le attività ritenute sostenibili. I favorevoli al termovalorizzatore invece riportano le indicazioni date dalla stessa UE, secondo cui l’obiettivo è quello di riciclare il 65% dei rifiuti e gettare in discarica non più del 10%. Per logica deduzione, il restante 25% dovrebbe necessariamente finire nei termovalorizzatori.

 

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