Titoli di Stato britannici: rally nelle scadenze lunghe, ecco perché

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I rendimenti dei titoli di Stato britannici con scadenze lunghe sono scesi nel corso della seduta odierna, segnando una svolta rispetto alle vendite causate dal crollo dei Treasury americani. Il ritorno dei Gilt a 30 anni era arrivato fino al 5,66%, evocando il drammatico scenario del 2022 durante il breve governo di Liz Truss, prima di indietreggiare a 5,31% oggi. La discesa ha determinato un appiattimento della curva, con il premio a 30 anni che è scivolato di 12 punti base rispetto al rendimento dei titoli quinquennali.

A determinare l’aumento dei prezzi è l’intenzione, dichiarata dal Debt management office, di ridurre le vendite di Gilt con scadenze lunghe a 29,8 miliardi di sterline da 40 miliardi di sterline precedenti. Nel computo delle emissioni totali, la quota di questa tipologia di obbligazioni risulta appena del 10%, la più bassa nella storia dell’istituto. Un anno si attestava al 18%, mentre lo scorso mese era al 13,4%.

Riducendo l’offerta non si creano eccessi rispetto alla domanda, tenendo i prezzi alti e facendo scendere i rendimenti, placando le preoccupazioni degli investitori sulla domanda di debito e riducendo potenzialmente i costi di finanziamento della nazione. “La storica riduzione delle vendite di Gilt che abbiamo visto a marzo è diventata più pronunciata”, ha dichiarato Megum Muhic, strategist di Royal Bank of Canada. “Data la mancanza di margine fiscale, credo che il fattore principale delle decisioni politiche sia attualmente la riduzione del costo del finanziamento”. Le decisioni del Dmo si aggiungono alla scelta della Bank of England di interrompere temporaneamente le vendite dei titoli di Stato britannici nell’ambito del suo programma di inasprimento quantitativo, in modo da dare un po’ di ossigeno al mercato.

 

Titoli di Stato britannici: le preoccupazioni degli investitori

La riduzione delle emissioni del governo britannico giunge in un contesto in cui il debito pubblico aumenta, così come il fabbisogno finanziario della nazione. Ormai il debito/Pil della Gran Bretagna flirta con quota 100% e solleva preoccupazioni sulla sua sostenibilità nel lungo periodo. Secondo quanto comunicato dall’Ufficio nazionale di statistica britannico, l’indebitamento finanziario per l’anno 2024/25 del Regno Unito è stato di 151,9 miliardi di sterline. Il governo ha preso in prestito quasi 15 miliardi di sterline in più rispetto a quanto stimato dalle previsioni ufficiali di bilancio. A marzo, l’Office for budget responsibility aveva previsto un deficit per l’anno che si concluderà a marzo di 137,3 miliardi di sterline.

La situazione per i titoli di Stato britannici rimane quindi incerta. I mercati sono a disagio a causa di vari fattori, quali una crescita anemica dell’economia, l’inflazione persistente e gli alti costi di finanziamento del debito pubblico. Il vice ministro delle Finanze, Darren Jones, ha però dichiarato che “le regole fiscali non sono negoziabili”, riferendosi alle modalità rigorose con cui il governo gestisce le finanze pubbliche in questo momento. Secondo Alison Ring, direttore del settore pubblico e della tassazione presso l’organismo professionale Icaew per i dottori commercialisti, gli aumenti delle tasse sulle imprese implementate questo mese dovrebbero aiutare le finanze pubbliche entro la fine dell’anno.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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