Titoli di Stato europei: gli investitori preferiscono gli ex-Piigs

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Chi ha vissuto la crisi del debito sovrano del 2011 rimane quasi incredulo oggi di fronte a uno scenario completamente cambiato sul mercato dei titoli di Stato europei. All’epoca vi erano i Piigs, (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) da cui gli investitori fuggivano a causa delle preoccupazioni sul debito. I bond di Germania e Francia, viceversa, erano considerati dei porti sicuri. Giocoforza, lo spread tra il rendimento delle obbligazioni dell’area periferica del Vecchio continente e quelle dei “virtuosi” era salito alle stelle. Oggi la situazione si è capovolta.

 

In questo articolo:

 

  • Titoli di Stato europei: l’Italia nuova regina del continente?
  • Titoli di Stato europei: il grande riscatto della Grecia
  • Cosa aspettarsi in futuro

 

Titoli di Stato europei: l’Italia nuova regina del continente?

Quando nel 2022 la coalizione guidata da Giorgia Meloni vinse le elezioni in Italia, furono in tanti a gridare l’allarme sul rischio di una gestione poco oculata dei conti pubblici, che avrebbe fatto salire lo spread e rivivere lo spettro di quanto accadde nel 2011. Quattordici anni fa il divario tra i Btp decennali e gli equivalenti Bund tedeschi raggiunse la cifra monstre di 570 punti base, riverberandosi sullo scenario politico italiano. L’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, fu costretto a dimettersi, lasciando il posto al governo tecnico guidato da Mario Monti per calmare i mercati attraverso rigorose riforme fiscali. Fu tuttavia il famoso “whatever it takes” del governatore della Banca centrale europea Mario Draghi a riportare la situazione alla normalità.

Oggi, lo spread viaggia intorno ai 100 punti base e sembra tendere verso il minimo di febbraio 2021 a 86,50 punti. Contrariamente alle previsioni, il governo di Giorgia Meloni ha cercato in questi anni di stabilire un dialogo con l’Europa, evitando in ogni circostanza lo scontro frontale. In questo modo ha rassicurato i mercati, anche perché ha avviato un percorso di riduzione del debito considerato credibile dagli investitori.

L’allentamento monetario della Bce a partire dalla fine del 2023, nel contempo, ha contribuito a tenere alta la domanda di Btp italiani, mentre il gigantesco piano di spesa europeo per la difesa ha fatto diminuire la pressione su un Paese che, dopo la Grecia, è il più indebitato della regione. L’Italia quindi non è più l’anello debole dell’Europa, ma anzi è diventato una scelta prioritaria nelle strategie di portafoglio degli investitori. C’è “molta fiducia nell’attuale stabilità economica e politica italiana”, ha affermato Benjamin Moulle, responsabile globale del credito presso Credit Agricole, che ha osservato un maggior numero di clienti effettuare ordini più grandi sulle obbligazioni italiane.

 

Titoli di Stato europei: il grande riscatto della Grecia

La Grecia ha rappresentato l’innesco che ha fatto scoppiare la crisi del debito sovrano nel 2011. Per molti anni Atene è stata tenuta “ostaggio” dalla Troika – il trio composto da Unione europea, Bce e Fondo monetario internazionale – che ha imposto un piano di austerità fiscale lacrime e sangue. Ora la nazione è rinata e lo spread rispetto alla Germania è sceso ai minimi del 2008. A marzo scorso Moody’s ha premiato la Grecia, migliorandone il rating e riportandola saldamente nel territorio investment grade. Il Paese ellenico ha poi un enorme punto di forza, il turismo, che gli permette di guardare al futuro con ancora maggior ottimismo, sulla ritrovata fiducia di investitori e consumatori.

 

Cosa aspettarsi in futuro

I credit default swap italiani a cinque anni sono scivolati ai minimi del 2010. Allo stesso modo, i cds di Grecia, Spagna e Portogallo, tutti in calo. Questi prodotti finanziari rappresentano una sorta di assicurazione contro il rischio di insolvenza e in questo momento indicano una percezione dei rischi molto bassa nell’area euro.

Se gli ex-Piigs sorridono, altri Paesi sono in difficoltà, la Francia su tutti. Parigi preoccupa a causa dell’instabilità politica e delle finanze pubbliche che rischiano di andare fuori controllo. Il mese scorso, in occasione della revisione annuale dell’economia francese, il Fondo monetario internazionale ha detto che la Francia “ha bisogno di avere una nuova e sostenuta spinta per contenere il suo deficit di bilancio e tenere sotto controllo il suo debito in aumento”. Attualmente, lo spread tra i titoli di Stato decennali italiani e francesi si sta quasi per annullare. “Le prospettive per l’Europa meridionale sembrano più rosee di quelle che vediamo nell’Europa centrale”, ha dichiarato Gareth Hill, gestore di fondi di Royal London Asset Management.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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