Titoli di Stato USA: aumento degli spread rischio per mercati finanziari
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Titoli di Stato USA: aumento degli spread rischio per mercati finanziari

Titoli di Stato USA: l'aumento degli spread un rischio per i mercati finanziari

I titoli di Stato USA sono particolarmente sotto tensione in questo periodo, sulle attese che la Federal Reserve restringerà ulteriormente la sua politica monetaria nei prossimi mesi. La mazzata arrivata dai dati dell’inflazione nella giornata di ieri, che hanno rilevato un rallentamento inferiore rispetto alle previsioni, contribuirà con ogni probabilità ad aggravare la situazione perché la Banca Centrale USA sarà ancora più aggressiva.

Gli operatori di mercato concludono le transazioni nel mercato dei Treasury con molta più difficoltà rispetto a prima, con gli spread tra i prezzi denaro e lettera che si sono allargati denotando una liquidità carente e una volatilità in aumento. Secondo una misura della profondità del mercato calcolata da JP Morgan, dove viene effettuata una disamina dei titoli di Stato USA a 2, 5, 10 e 30 anni, dalla primavera del 2020 si registra il peggior livello di liquidità del mercato. Allo stesso tempo, l’indice Ice-BofA Move della volatilità implicita dei T-Note americani è superiore alla media di lungo termine, avvicinandosi ai livelli altissimi del periodo pandemico.

 

Titoli di Stato USA: gli effetti delle strette della Fed

Il quantitative tightning della Fed potrebbe esacerbare di molto la situazione, secondo gli esperti di mercato. L’istituto guidato da Jerome Powell sta procedendo a ritmo sostenuto nella riduzione del suo bilancio da 9.000 miliardi di dollari, togliendo dal mercato attualmente circa 95 miliardi di dollari al mese, ovvero circa il doppio di quanto faceva nel mese di agosto. In sostanza, una volta che le obbligazioni detenute dalla Fed giungono a maturazione, la Banca non reinveste come faceva prima ma restituisce il denaro al mercato. Questo significa che il sistema sarà sempre più sprovvisto di denaro in eccesso e quindi di liquidità per sostenere le operazioni sui titoli, con la conseguenza che gli spread si allargano e le oscillazioni dei prezzi sono più violente.

Viral Acharya, economista della New York University ha affermato che “potrebbe esserci un problema di stress di liquidità nel sistema bancario”. L’evento potrebbe essere preoccupante perché “ogni volta che le banche sono stressate, il contagio si diffonde ai mercati non bancari, del Tesoro e di altri mercati”, ha aggiunto. Anche Bank of America lancia l’allarme, sostenendo che le tensioni che si stanno registrando nei titoli di Stato USA rappresentano “una della più grandi minacce alla stabilità finanziaria globale in questo momento, anche peggiore rispetto alla bolla immobiliare del 2004-2007”.

 

Due precedenti che fanno riflettere sulle mosse della Fed

Un documento presentato da Acharya, insieme ad altri studiosi, al simposio di Jackson Hole che si è svolto alla fine del mese scorso, illustra l’impatto del quantitative tightning della Fed sul mercato dei titoli di Stato USA richiamando due episodi recenti. Uno riguarda la crisi del 2019 nel mercato dei prestiti a breve termine. In quel caso, si è avuto un autentico congelamento dei prestiti overnight, ossia di denaro che le banche si finanziano ponendo come garanzia i Treasury. Un altro fa riferimento al mese di marzo 2020, quando scoppiò la pandemia. Nell’occasione, il mercato del Tesoro si era gonfiato mentre le aziende cercavano liquidità anche vendendo i titoli di Stato in portafoglio. Il quantitative tightning “è stata la probabile causa più profonda che ha lasciato il sistema vulnerabile e in entrambi i casi fu necessario l’intervento della Fed per stabilizzare la situazione”, riporta il documento.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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