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Titoli di Stato USA: inversione curva rendimenti in arrivo, cosa significa per la Fed?

Titoli di Stato USA: inversione curva rendimenti in arrivo, cosa significa per la Fed?

Il mercato dei titoli di Stato USA lancia segnali inquietanti con l’inversione in corso della curva dei tassi d’interesse. I rendimenti dei T-Note a breve scadenza superano quelli dei bond a lunga scadenza. In particolare, le metriche osservate riguardano i rendimenti a 2 anni rispetto a quelli a 10 anni e, ancora di più, quelli a 3 mesi rispetto a quelli decennali. Questa seconda misura è quella a cui guarda in maggiore misura il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, in quanto viene ritenuta più efficace nel descrivere le aspettative degli investitori del mercato monetario sull’andamento dell’economia.

L’inversione della curva dei rendimenti à sempre un cattivo presagio in quanto storicamente precede le fasi economiche recessive. Ciò significa anche che nel lungo periodo la Fed dovrà abbassare i tassi d’interesse. In sostanza, il mercato si aspetta nel breve termine una politica aggressiva di tassi alti. Successivamente,  con l’economia che scivola verso una contrazione, la politica monetaria si spingerà verso posizioni più accomodanti.

 

Titoli di Stato USA: come reagirà la Fed all’inversione 

L’inversione della curva dei rendimenti dei titoli di Stato USA non passerà inosservata alla Fed. L’istituto guidato da Jerome Powell nei prossimi mesi ne terrà conto e già nelle proiezioni economiche che renderà pubbliche questa sera durante la riunione ufficiale ci potrebbe essere qualche indicazione in merito. Oggi la Banca centrale statunitense quasi sicuramente annuncerà il quarto rialzo consecutivo di 75 punti base dei tassi di interesse, ma cosa farà dalla prossima riunione di dicembre?

Molto dipenderà dall’inflazione. L’ultima rilevazione effettuata dal Bureau of Labour Statistics ha riportato un indice dei prezzi al consumo dell’8,2% per il mese di settembre, in lieve calo dall’8,3% di agosto, ma al di sopra dell’8,1% atteso dagli analisti. Ciò significa che l’inflazione è lenta nella sua discesa. Powell finora non ha lasciato speranze su eventuali manovre di accomodamento e ha ribadito che le strette sui tassi saranno ampie e dureranno fino a quando il costo della vita non si avvierà verso il target del 2%. Tuttavia, il pericolo di una recessione insito nell’inversione della curva dei rendimenti verrà monitorato e, se qualche indicazione positiva dovesse avvenire sul fronte dei prezzi, a dicembre il costo del denaro potrebbe essere aumentato di “soli” 0,5 punti percentuali. Trovare un equilibrio nel trade-off tra alta inflazione e recessione è il compito più difficile e delicato che ha oggi Powell.

Alcuni osservatori ritengono che il ritmo del rialzo dei tassi dovrà essere per forza rallentato per non far sprofondare l’economia statunitense nella depressione. Altri, come gli strateghi di FHN Financial, sostengono che i tassi potranno arrivare anche al 6% senza bisogno per forza di effettuare un aumento di 0,75 punti percentuali ogni volta. Chi avrà ragione? Stasera forse se ne saprà di più.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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