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Titoli di Stato USA: rendimenti mai così alti dal 2016

Titoli di Stato USA: rendimenti mai così alti dal 2016

I titoli di Stato USA stanno vivendo il loro momento peggiore dal 2016, a causa del calo dei prezzi sul mercato e di un rendimento arrivato al 2,35% per i T-Note decennali. Nel mese di marzo l’aumento per i Treasury Bond a 10 anni è stato dello 0,53% e bisogna tornare indietro a quando Donald Trump fu eletto Presidente degli Stati Uniti per trovare un balzo simile. In genere un aumento così elevato dei rendimenti potrebbe essere un indice di forza dettata da aspettative di crescita economica, per cui tassi alti accompagnano un’economia in salute. Oggi invece la situazione è diversa. I rendimenti salgono perché l’inflazione sta andando fuori controllo e la Federal Reserve darà luogo a 7 strette sul costo del denaro fino alla fine dell’anno. Nell’ultimo meeting del 15-16 marzo il ciclo è stato avviato con il primo aumento di 25 punti base e il FOMC ha tracciato una griglia nel suo dot plot che comprendeva appunto altri 6 ritocchi. Gli investitori ormai hanno chiaro il quadro davanti. L’inflazione è arrivata al 7,9% negli Stati Uniti e la Federal Reserve darà priorità alla lotta al carovita rispetto alla crescita, sempre che la guerra Russia-Ucraina non abbia ripercussioni troppo profonde sull’economia e a quel punto occorrerà correggere il tiro. Quella della Banca Centrale comunque sarà un’impronta aggressiva, il punto semmai è fino a dove l’istituto monetario si spingerà per non impattare pericolosamente a livello macroeconomico.

 

Inflazione: basta l’inasprimento della Fed?

Un messaggio importante che sta fornendo il mercato riguarda i tassi di pareggio, ossia le misure delle aspettative di inflazione derivate dai rendimenti dei titoli di Stato USA. I tassi di pareggio sono aumentati dall’ultima riunione della Fed, il che non significa che gli investitori mettano in dubbio la tenacia con cui la Banca guidata da Jerome Powell porterà fino in fondo la sua politica di inasprimento. Suggerisce invece che gli operatori pensano che alcuni elementi che determinano l’inflazione, come il rally delle materie prime alimentato dalla guerra Russia-Ucraina, siano fuori dal controllo dell’istituto centrale. Secondo Ian Lyngen, capo di Strategia sui tassi statunitensi presso BMO Capital Markets, la credibilità della Fed anzi è migliorata perché la Banca Centrale ha chiarito senza indugi che risponderà in maniera aggressiva all’inflazione ancora di più rispetto a quanto ha fatto in passato. E questa è una cosa che il mercato ha già prezzato. Alan McKnight, Chief Iinvestment Officer di Regions Bank, sottolinea come ci sia molto disagio nel mercato dei titoli di Stato USA per via della grave tendenza inflazionistica.

 

 

Titoli di Stato USA: curva dei rendimenti piatta

La svolta da falco della Fed si è riflessa comunque molto sul rendimento dei titoli di Stato USA a 2 anni, il cui rendimento si muove di solito in maniera molto stretta con le aspettative dei tassi d’interesse. In questo mese tale rendimento è oscillato in maniera violenta e ha visto il più grande aumento mensile degli ultimi 18 anni. L’incremento più elevato dei rendimenti alle scadenze più brevi ha portato a un appiattimento della curva dei tassi, misurata dallo spread tra i rendimenti a 10 e a 2 anni. Quando questo si restringe significa che gli investitori sono preoccupati per ciò che potrebbe avvenire nel breve termine sotto il profilo del rallentamento dell’economia. Da marzo 2020, ovvero dall’inizio della pandemia, non si vede un appiattimento così pronunciato. Il rischio invece è che la curva possa invertirsi, perché ogni volta che è successo si è sconfinati nella recessione.

 

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