Titoli di Stato USA: si allarga inversione curva dei tassi, cosa significa?
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Titoli di Stato USA: si allarga inversione curva dei tassi, cosa significa?

Titoli di Stato USA: si allarga inversione curva dei tassi, cosa significa?

Il mercato dei titoli di Stato USA ha lanciato un segnale molto chiaro negli ultimi giorni attraverso la curva dei tassi invertita. I rendimenti a breve termine hanno aumentato ulteriormente il divario rispetto a quelli a lungo termine. La scorsa settimana i Tresury bond a 10 anni rendevano lo 0,78% in meno rispetto a quelli a due anni. Per trovare una differenza così marcata bisogna tornare indietro nel tempo di 41 anni, quando stava per arrivare una recessione terribile negli Stati Uniti che spinse il tasso di disoccupazione a livelli che non si sono più riscontrati, nemmeno durante la grande crisi del 2008.

Questo significa che gli investitori si aspettano che la Federal Reserve continuerà ad alzare il costo del denaro nel breve periodo, innescando una recessione che porterà nel lungo termine ad abbassare nuovamente i tassi. La curva dei tassi invertita non è solitamente un segno positivo per i mercati. In genere, infatti, i rendimenti dei titoli di Stato a più lunga scadenza sono superiori rispetto a quelli a breve perché gli operatori di mercato desiderano proteggersi dalle incertezze future derivanti da un’inflazione improvvisa e dal conseguente aumento dei tassi.

 

Curva dei tassi invertita: gli investitori vedono messaggi positivi

Gli investitori comunque non sono troppo preoccupati dell’estensione dell’inversione della curva dei tassi. Anzi, riescono a vedere il lato positivo. Secondo Gene Tannuzzo, responsabile globale del reddito fisso presso la società di gestione patrimoniale Columbia Threadneedle, il mercato interpreta tale dinamica come aspettativa che l’inflazione alla lunga cederà il passo. “Alla fine la Fed vincerà questa lotta contro l’inflazione e nel frattempo dobbiamo sopportare tassi di interesse a breve termine più alti”, ha aggiunto.

Un altro aspetto positivo potrebbe derivare dal fatto che i rendimenti a più lungo termine sono quelli che incidono maggiormente sulla valutazione delle azioni come flusso attualizzato di guadagni futuri. Quanto più i tassi a scadenza lontana crescono, tanto meno preziose sono le quotazioni azionarie e quindi tanto più gli investitori chiedono prezzi più interessanti per riflettere migliori rendimenti, che del resto possono ottenere tenendo i titoli di Stato USA fino alla scadenza. Viceversa, quando i tassi a lungo termine scendono, come in questo caso, le azioni potrebbero trarre vantaggio perché diventano più interessanti, soprattutto se dovesse venire meno il pericolo che possa arrivare una recessione.

 

La Fed arbitro della gara

La vera incognita è sempre rappresentata dalla Fed, che è quella che regge il gioco in questo momento. Nella conferenza stampa del 2 novembre, al termine della riunione periodica dell’istituto centrale, il Governatore Jerome Powell non ha lasciato molta speranza, affermando che i tassi d’interesse sarebbero rimasti alti più a lungo di quanto si aspettasse il mercato.

Tuttavia, non erano ancora usciti i dati dell’inflazione di ottobre, che hanno riportato un rallentamento inatteso. In seguito, i funzionari hanno cercato di spegnere l’entusiasmo degli investitori, parlando di una lotta all’inflazione non ancora terminata. Le attese del mercato sono però che la Fed entro il 2023 inizi ad abbassare i tassi d’interesse e questo rende più chiara la versione positiva della curva dei tassi invertita.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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