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Trussnomics vs Reaganomics: ecco 5 aspetti che le accomunano

Trussnomics vs Reaganomics: ecco 5 aspetti che li accomunano

In queste ultime settimane si è arrivati a paragonare la Trussnomics, ovvero il piano ideato dal premier britannico Liz Truss per rilanciare l’economia del Regno Uniti in crisi, con la Reaganomics, ossia il grande programma basato fondamentalmente sulla defiscalizzazione del sistema americano che il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan lanciò all’inizio degli anni ’80 per risollevare il Paese. L’ideologia di Truss in effetti ha una certa assonanza con quella di Reagan, così come il modus operandi. Infatti, il successore di Boris Johnson è un grande sostenitore dei temi più importanti della Reaganomics, al punto che insieme ad altri esponenti del Partito conservatore ha scritto un libro esaltando gli aspetti centrali del Reagan-pensiero, ossia la riduzione della regolamentazione e soprattutto delle tasse, con l’aumento degli investimenti e della spesa pubblica. Vediamo quindi quali sono i 5 principali aspetti che accomunano la Trussnomics con la Reaganomics.

 

Tagli fiscali

Liz Truss è dello stesso parere di Ronald Reagan riguardo la curva di Laffer, che esprime il concetto che tagliare le tasse può portare a maggiori entrate fiscali. Il piano di riduzione delle imposte realizzato insieme al cancelliere Kwasi Kwarteng rientra in quest’ottica e ha lo scopo di stimolare la crescita economica del Regno Unito, alleggerendo il peso su famiglie e imprese, stramazzate dal caro bollette. Allo stesso modo la Reaganomics cercò di rilanciare il PIL statunitense invertendo l’aliquota fiscale massima dal 72% al 27%.

 

Tassi d’interesse in rialzo

Quando Reagan prestò il giuramento era il 20 gennaio 1981 e allora l’inflazione in USA era arrivata all’11,83%. La Federal Reserve guidata da Paul Volcker aveva imposto da due anni un ritmo aggressivo di rialzo dei tassi d’interesse per abbattere il carovita. Oggi il Regno Unito vive un’inflazione al 9,9% e la Bank of England è nel pieno di un ciclo di rincari del costo del denaro iniziato alla fine dell’anno scorso, mentre Liz Truss è entrata da poco a Downing Street.

 

Rapidità nelle politiche attuative

Reagan e Truss hanno in comune la rapidità d’azione. Nell’agosto del 1981 il Presidente americano firmò l’Economic Recovery Tax Act, tagliando una serie di imposte oltre a quella sul reddito, come la tassa su plusvalenze, successioni e società. Il premier britannico dopo appena un mese al comando della Nazione ha annunciato il più grande programma di decurtazioni fiscali che il Regno Unito ha conosciuto negli ultimi 50 anni. Anche la comunicazione è stata simile dopo i provvedimenti. Reagan dichiarò che lo scopo era quello di incentivare le persone e le imprese per incoraggiare la produzione, assumere lavoratori e liberare denaro per gli investimenti. Truss ha affermato che le sue politiche aiuteranno le persone, sia nella veste di dipendenti che nell’ottica di avviare un’attività in proprio, in modo da far crescere l’economia.

 

Reazioni del mercato

Allora come oggi il mercato inizialmente ha reagito male ai provvedimenti estremi presi in ambito fiscale. Nel 1981 vi fu un calo immediato delle quotazioni di azioni e obbligazioni, mentre montavano le preoccupazioni su debito pubblico e inflazione. Dopo l’annuncio del piano Truss, sui mercati si è scatenato parimenti il panico, con la sterlina che ha raggiunto il minimo storico nei confronti del dollaro e il rendimento dei titoli di Stato britannici che sono volati ai massimi dalla grande crisi del 2008.

 

La presenza della Banca centrale a sostegno

La Reaganomics si è potuta realizzare anche e soprattutto perché vi è stata la collaborazione della Federal Reserve. Dopo aver stretto duramente sulla politica monetaria per distruggere l’inflazione alzando i tassi d’interesse fino al 20%, nel 1982 l’istituto centrale cominciò un ciclo di accomodamento monetario. Questo rese possibili i vantaggi fiscali proposti da Reagan, in quanto gli stimoli monetari fecero risalire le quotazioni, stimolarono la crescita e gli utili aziendali. La BoE si è posta al fianco del Governo di Liz Truss, intervenendo sul mercato per acquistare titoli del debito pubblico, in moda da frenare la speculazione e dare il chiaro messaggio di essere pronta a sostenere i piani dell’esecutivo qualora si rendesse necessario.

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