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UBS e Credit Suisse: no alla fusione, ecco i motivi

UBS e Credit Suisse: no alla fusione, ecco i motivi

In questi giorni si è vociferato di una possibile alleanza tra le due più grandi banche svizzere, UBS e Credit Suisse, per risolvere il problema del malconcio istituto guidato da Ulrich Koerner. L’ipotesi è maturata a seguito dei colloqui tenuti in questa settimana dai vertici di Credit Suisse e dalle autorità svizzere. Al riguardo JP Morgan ritiene che la fusione sia uno scenario possibile per evitare il default della banca.

Gli ultimi rumor però non vanno in questa direzione, dal momento che sia UBS sia Credit Suisse sono contrarie a una combinazione forzata. In particolare, UBS ha piani strategici che prevedono di rimanere stand-alone, evitando di assumersi i rischi legati al concorrente più piccolo. Credit Suisse preferirebbe scegliere una strada che porti a invertire la tendenza negativa senza dover integrarsi con altre banche, soprattutto ora che ha a disposizione 50 miliardi di franchi di liquidità della Swiss National Bank.

 

UBS e Credit Suisse: tutte le preoccupazioni di una fusione

A esprimere dubbi e preoccupazioni su un potenziale accordo è anche il governo svizzero, per via della possibile perdita di posti di lavoro che ne deriverebbe. Tuttavia, se proprio ci dovesse essere una combinazione, preferirebbe la soluzione domestica piuttosto che una fusione con un partner straniero. In questo modo  verrebbero maggiormente protette le imprese e i depositi locali.

Un altro aspetto da considerare in caso di aggregazione tra UBS e Credit Suisse riguarda il malcontento di molti clienti, soprattutto di quelli di una certa caratura patrimoniale, per via della sovrapposizione dei conti. Inoltre, potrebbero esserci questioni relative all’antitrust in molti segmenti di business. Finora le autorità svizzere hanno cercato di favorire la concorrenza e, se questa dovesse venire meno, potrebbero stringere sui requisiti patrimoniali. Ad ogni modo, una combinazione in piena regola rischierebbe di lanciare un messaggio negativo al mercato, ossia che l’assunto “troppo grande per fallire” non sia del tutto vero.

 

Cosa pensano gli analisti

Oggi alla Borsa di Zurigo le azioni Credit Suisse sono in calo del 3% a 2 franchi, dopo che ieri hanno fatto un balzo del 18,82% a seguito dell’intervento della Banca centrale svizzera per offrire sostegno finanziario all’istituto elvetico. Ciò si è reso necessario per evitare il collasso finanziario della banca dopo che la Banca Nazionale Saudita, che possiede una partecipazione del 9,88%, si è rifiutata di investire più denaro nel Credit Suisse. In questo periodo, le autorità svizzere e le banche coinvolte stanno passando al setaccio tutte le possibili soluzioni oltre il backstop di liquidità.

Gli analisti di JP Morgan ritengono che l’acquisizione sia forse lo scenario migliore per porre fine ai problemi della banca con sede a Zurigo. Gli analisti di Keefe, Bruyette & Woods, invece, hanno affermato in una nota che la soluzione più probabile sia quella di uno spezzatino. In questo caso è stata avanzata l’ipotesi che l’attività di gestione patrimoniale vada a un acquirente che potrebbe essere UBS. Ma c’è anche chi caldeggia lo scioglimento della banca, che secondo Morningstar sarebbe un’alternativa rispetto a un nuovo aumento di capitale dopo quello da 4 miliardi di franchi implementato lo scorso anno.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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