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UBS: in arrivo spin-off e IPO attività svizzere di Credit Suisse

UBS: in arrivo lo spin-off e l'IPO delle attività svizzere di Credit Suisse

UBS sta studiando la possibilità di effettuare uno spin-off delle attività svizzere di Credit Suisse, con successiva IPO. È quanto ha riferito il blog finanziario di Zurigo Inside Paradeplatz oggi, che ha aggiunto che la prima banca elvetica ha assunto JPMorgan per esplorare questa possibilità e preparare un eventuale sbarco in Borsa. Questo comporterebbe la sopravvivenza di Credit Suisse come banca indipendente, mentre UBS non avrebbe bisogno di consolidare l’unità svizzera potendo gestire la sua partecipazione. In tal caso, l’IPO implica una diluzione della quota, sebbene verrebbe mantenuta la maggioranza.

Se venisse attuata, questa sarebbe una delle principali mosse del nuovo amministratore delegato di UBS Sergio Ermotti, che ha preso il comando della banca per dirigerla nella delicata fusione da 3 miliardi di franchi con l’istituto di credito finito in default. La scorsa settimana il vicepresidente di UBS, Lukas Gähwiler, aveva detto in occasione dell’assemblea generale che bisognava prima completare l’acquisizione e poi prendere le decisioni strategiche sulle attività svizzere. In linea di massima, il vicepresidente del Consiglio di Amministrazione aveva precisato che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. La reazione alla Borsa di Zurigo da parte delle azioni delle due banche svizzere è stata fiacca. Sia UBS che Credit Suisse viaggiano sulla parità oggi alla piazza finanziaria di Zurigo.

 

UBS: cosa comporta la separazione delle attività svizzere di Credit Suisse

Qualora si dovesse arrivare a una separazione delle attività svizzere di Credit Suisse con successiva entrata in Borsa, si eviterebbero problemi relativi all’esercizio di posizioni anti-concorrenziali criticate da molti. Tra l’altro, tale scenario potrebbe anche far venir meno l’ipotesi di uno sterminio di posti di lavoro paventato dagli osservatori di mercato. In uno studio recente, gli analisti di JP Morgan hanno stimato in almeno 10 miliardi di dollari il valore delle attività domestiche di Credit Suisse, che “costituiscono una sorta di copertura per UBS tenuto conto di varie imponderabilità della complessa integrazione” con la banca un tempo rivale.

 

Una fusione odiata dagli svizzeri

La possibilità per Credit Suisse di operare con il vecchio marchio potrebbe essere un obiettivo gradito, in un clima comunque molto tumultuoso. La fusione voluta dal governo svizzero e dalla Swiss National Bank per salvaguardare la stabilità del sistema finanziario del Paese e che ha avuto il prezzo di una garanzia di 200 miliardi di franchi, non è andata giù a molti. Un recente sondaggio da parte della società di ricerca politica gfs.bern ha riportato come la maggioranza degli svizzeri si sia espressa in maniera sfavorevole all’accordo. Uno dei punti critici è ad esempio il fatto che l’istituzione finanziaria che verrebbe fuori dall’integrazione avrebbe un patrimonio doppio rispetto alla produzione economica annuale della Svizzera.

Oltre alle preoccupazioni per la concorrenza e per la perdita dei posti di lavoro espresse da diverse fonti, vi è anche la rabbia degli azionisti per essere stati tenuti all’oscuro di tutte le manovre dei vertici societari, nonché per i ricchi bonus e pacchetti retributivi dei dirigenti. A quest’ultimo riguardo, le remunerazioni elargite a Ralph Hamers l’hanno reso l’amministratore delegato più pagato in Svizzera nel 2022. Il disappunto è arrivato fino in Parlamento, dove nella notte tra l’11 e il 12 aprile il Consiglio Nazionale ha bocciato la quantità enorme di denaro che la Confederazione svizzera ha messo a disposizione per rendere possibile l’accordo di fusione.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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