SALVINI SFIDA L'EUROPA: SCONTRO FRONTALE - Borsa e Finanza

SALVINI SFIDA L’EUROPA: SCONTRO FRONTALE

Otto anni dopo, torna lo spettro della “letterina” dall’Europa. Ma questa volta non si tratta di una serie di provvedimenti da attuare con urgenza, come quelli che la Bce inviò a Silvio Berlusconi nel 2011 per uscire da una crisi che stava paralizzando la crescita dell’Italia: eravamo ad agosto, e lo spread aveva appena superato quota 400 punti base. Fu una sorta di tirata di orecchie all’immobilità dell’esecutivo del Cavaliere, una nota sul registro che poi risultò decisiva per la “bocciatura” definitiva di novembre, quando il governo, con lo spread al livello record di 575 punti, perse la maggioranza e Berlusconi dovette rimettere il mandato in mano a Mario Monti.

MAXI STANGATA?
Stavolta no. Stavolta la lettera in arrivo dalla Commissione Europea sarebbe, condizionale d’obbligo, una multa. Nessun richiamo ufficiale né monito ad attuare misure straordinarie, ma una maxi stangata da tre miliardi di euro. Qualcosa era già trapelato le settimane precedenti alle elezioni. In particolare il Commissario Europeo per gli affari economici e monetari Pierre Moscovici, a margine dei lavori al Fondo Monetario Internazionale, aveva detto: “La fase di stagnazione, se non di recessione, che sta vivendo l’Italia è fonte di incertezza per tutta l’Eurozona. Per questo, dovranno tornare i conti sulla base delle nostre indicazioni e se necessario, prenderemo le nostre decisioni”. Se questa lettera arrivasse per davvero, vorrebbe dire una cosa sola. E cioè che sulla base degli accordi pregressi, per un debito pubblico da stabilizzare al 130%, i conti non sono tornati.

“ABBIAMO VIOLATO LE REGOLE? CAMBIEREMO LE REGOLE”
Matteo Salvini
parla di “multa per debito accumulato nel passato”. E che la Lega, assieme ai sovranisti che hanno ottenuto il consenso maggiore alle ultime elezioni europee (Le Pen in Francia, Orban in Ungheria, Kacsinski in Polonia e Farage nel Regno Unito) ha intenzione di cambiare le regole dell’Unione, a partire dal bund tedesco come punto di riferimento per lo spread, che stamattina si è riportato vicino ai 290 punti base. “Non ho voglia di sfidare nessuno, ma non sto a impiccarmi a un parametro, un numero o una regoletta” ha ribadito il leader della Lega, il partito che più di ogni altro, in quest’ultimo periodo, ha sostenuto la ferma intenzione di violare i parametri europei, nel caso ci fosse il bisogno, alludendo anche a misure estreme “come quelle di Donald Trump“.


Secondo il grafico pubblicato sul Wall Street Journal, il governo Salvini ha contribuito, più della Brexit,
a un crollo della fiducia nell’Ue non solo in Italia, ma anche negli altri principali paesi dell’Unione

 

ALLE EUROPEE DEL 2014 LEGA AL 6%
E la differenza sostanziale sta proprio qui. Berlusconi accettò la lettera della Bce quasi in maniera remissiva, inizialmente cercando di minimizzare, poi trovandosi costretto a rassicurare le istituzioni (alla Bce si aggiunse il Fmi) che l’Italia avrebbe fatto i compiti a casa, quasi come se avesse già capito, da uomo politico navigato qual è, che quel documento avrebbe avviato l’iter della caduta del suo governo, già indebolito dai processi e le inchieste che avevano coinvolto diversi esponenti della maggioranza e una coalizione, quella con il Carroccio, che iniziava a mostrare le prime crepe. Ben diversa è la posizione di potere di Matteo Salvini. Che ha appena vinto a mani basse le elezioni europee ed è la figura politica più forte che c’è in Italia, con un consenso in continua ed irresistibile ascesa (nel 2014 la Lega raccolse appena il 6% dei voti). Insomma, l’Ue sta alzando la voce e Salvini si è già dimostrato pronto in più di un’occasione a rispondere a tono. La domanda è: cosa succederà se la Commissione Ue dovesse passare dalle parole ai fatti? E soprattutto, cosa succederà se il il vicepremier decidesse di infrangere altri parametri dell’Unione, o di non pagare l’eventuale sanzione in arrivo (come la Lega ha già fatto con i famosi 49 milioni di euro) limitandosi a rispondere con slogan del tipo: “Per me abbassare le tasse agli italiani conta più di ogni altro parametro” ?

“CON LA FLAT TAX SPREAD DI NUOVO SU”
Intanto, piazza Affari stamattina è stata l’unica ad aprire negativa, mentre il differenziale di rendimento btp/bund, come già accennato, ha ripreso a salire, sfiorando i 290 punti base e affossando a Piazza Affari il comparto del settore bancario. D’altronde l’economista Jean Fitoussi, docente di Economia alla Luiss di Roma, lo aveva già anticipato nei giorni scorsi: “La flat tax potrebbe riportare l’Italia nell’incubo dello spread”. In aggiunta, anche il rendimento del decennale italiano è salito al 2,7%. Lo spread, va ricordato, indica l’affidabilità di un paese indebitato e la Germania è il paese a cui fare riferimento poiché considerata la più solida in Europa. Più è alto lo spread, più i tassi di interesse sono alti, maggiore è la quantità di denaro da restituire ai paesi creditori. Denaro che, con uno spread più basso, potrebbe essere impiegato altrove.

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