Unicredit-Commerzbank: mentre la Germania alza le barricate le Autorità di vigilanza vanno verso il disco verde

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La fusione Unicredit-Commerzbank non ha motivo per essere bloccata dalla Banca centrale europea, secondo alcuni funzionari delle autorità di vigilanza della Germania e di altre giurisdizioni. Sulla base di quanto riportato da Bloomberg, alcuni di questi funzionari – che hanno preferito rimanere anonimi – vedono l’aggregazione tra le due grandi banche europee come un modo per superare la frammentazione finanziaria nel Vecchio continente che da tempo viene denunciata dalla BCE e per aumentare la redditività degli istituti di credito europei.

Tuttavia, banche più grandi significano anche rischi maggiori, hanno sostenuto i funzionari. Uno di essi, inoltre, ha suggerito che un’acquisizione potrebbe avere un impatto negativo sull’economia tedesca, mentre un altro ha mostrato un certo disappunto per come si è sviluppata finora la quota di partecipazione di Unicredit in Commerzbank. Ad ogni modo, tutti concordano sul fatto che la scalata della seconda banca italiana non possa essere evitata.

Queste considerazioni si conciliano con quanto hanno espresso finora i principali esponenti della BCE, in primis la governatrice Christine Lagarde e il vicepresidente Luis de Guindos. Parlando in via generica, senza rilasciare dichiarazioni sul caso particolare Unicredit-Commerzbank, i vertici dell’Eurotower hanno affermato che il consolidamento bancario è salutare per il settore nell’eurozona. All’inizio del mese di ottobre ha preso posizione anche Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo della BCE, secondo cui “le fusioni bancarie transfrontaliere possono essere uno strumento per un’ulteriore integrazione del settore finanziario europeo e aiutare ad affrontare questioni di lunga data come la bassa redditività del settore”. Tuttavia, ha avvertito che “le fusioni comportano sempre dei rischi, che saranno valutati attentamente in qualità di autorità di vigilanza”.

 

Unicredit-Commerzbank: le barricate tedesche destinate a sgretolarsi?

Un aspetto importante dalle dichiarazioni dei funzionari riportate da Bloomberg è il fatto che essi vedono una certa contraddizione tra l’opposizione del governo tedesco a una fusione Unicredit-Commerzbank e il sostegno all’integrazione nell’Unione europea. Berlino sta giocando tutte le sue carte per cercare di rendere più difficile la scalata della banca guidata da Andrea Orcel, per quanto gli sforzi alla fine potrebbero essere inutili.

Dopo aver sospeso la vendita programmata della partecipazione del 12% in Commerzbank e fatto pressione affinché Deutsche Bank entrasse nella partita, il governo tedesco sta valutando di rendere più severi gli obblighi informativi per gli investitori che acquistano quote nelle aziende del Paese, secondo una nota diffusa oggi dal Ministero delle finanze. Unicredit intanto ha potenzialmente il 21% della rivale tedesca. Una parte di questa quota (9%) è stata acquisita in occasione del collocamento della partecipazione del governo (4,5%) e per il rimanente mediante operazioni di mercato. Un’altra parte (12%) risulta da contratti derivati, mentre la banca aspetta l’autorizzazione della BCE a superare la soglia del 10% e a salire fino al 29,9%. Oltre questa soglia scatterebbe l’offerta pubblica di acquisto, secondo la legge tedesca.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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