Dopo aver toccato quota 100 dollari a inizio anno, le quotazioni dell’uranio hanno invertito la rotta, tornando sotto quota 80. Il minerale utilizzato per l’alimentazione delle centrali nucleari non è riuscito a beneficiare nemmeno delle buone notizie emerse nel mese di ottobre, quando big come Amazon e Alphabet hanno dichiarato di voler utilizzare l’energia atomica per alimentare i loro data center a elevato consumo energetico. Il contesto rimane positivo, considerate le proiezioni di domanda e offerta rilasciate dalla World nuclear association fino al 2030. Borsa&Finanza ha rivolto alcune domande sull’uranio a Roberta Caselli, commodities investment strategist di Global X.

Come si spiega il calo registrato dall’uranio nel 2024?
“Il calo del prezzo spot rispetto ai massimi di febbraio è stato probabilmente innescato da una pausa negli acquisti, dalle prese di profitto degli hedge fund, dalle potenziali sfide nel costruire nuove centrali nucleari e da una rivalutazione di alcuni rischi, come il divieto degli Stati Uniti sull’uranio russo. Nel corso dell’estate, il contesto risk-off ha amplificato il disinteresse per i mercati spot e azionari legati all’uranio. Inoltre, l’aumento della produzione ha messo in dubbio la sostenibilità dei prezzi elevati della materia prima nel lungo periodo. Tuttavia, è bene sottolineare che i profitti derivanti dalle vendite di uranio alle utility non sono direttamente

collegati ai prezzi spot. Infatti, nonostante il prezzo spot abbia perso terreno quest’anno, i prezzi dei contratti di uranio a lungo termine sono saliti ai massimi degli ultimi 16 anni, portando a condizioni migliori per i minatori di uranio. In effetti, la maggior parte degli scambi avviene tramite contratti a termine di 3-15 anni, con i produttori che vendono direttamente alle utility”.
Quali sono le sue attese per il 2025?
“Sul fronte dell’offerta, la produzione di uranio dovrebbe continuare a crescere nel 2025, con una produzione statunitense già triplicata nel 2024 rispetto al 2023. Nel frattempo, si prevede che gli impianti nucleari continueranno a espandersi a livello globale: solo per citare uno degli ultimi annunci, il Kenya prevede di avviare la costruzione della sua prima centrale entro il 2027, destinando risorse al rafforzamento del quadro normativo e alla messa in sicurezza dei materiali radioattivi”.
Cosa guiderà le quotazioni nei prossimi 5 anni?
“Nei prossimi 5 anni, i piani a lungo termine per l’espansione della capacità nucleare diventeranno probabilmente più evidenti in diversi Paesi. A livello globale, i piani di espansione comprendono 65 reattori in costruzione e altri 90 reattori previsti. La Cina è in testa a questa crescita, con piani di espansione significativa della sua capacità nucleare come parte del suo obiettivo di neutralità di carbonio per il 2060. Per quella data, la flotta nucleare cinese potrebbe raggiungere un totale di 400 gigawatt, pari a circa il 18% della produzione nazionale, superando di gran lunga l’attuale capacità globale. In Europa le politiche energetiche rimangono frammentate, ma nonostante le differenze tra gli Stati membri, c’è una spinta comune per rilanciare i programmi di energia nucleare come parte degli obiettivi europei di energia pulita. La presidente della Commissione europea ha riconosciuto la diversità di opinioni sull’energia nucleare, ma ha sottolineato la necessità di valutarne i benefici prima di abbandonare questa fonte di energia a basse emissioni”.
Quali sono le posizioni sul nucleare in Europa?
“Francia e Regno Unito sono i leader indiscussi nell’espansione dell’energia nucleare europea. La Francia prevede di aggiungere almeno sei nuovi reattori, mentre il Regno Unito sta esplorando il suo più grande progetto nucleare in oltre 70 anni. Nel febbraio 2024, la Commissione europea ha costituito l’Alleanza industriale europea sui reattori modulari di piccole dimensioni (SMR), con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo degli SMR in Europa entro i primi anni 2030. Il giudizio sul nucleare sta cambiando dunque in tutta Europa. La Svizzera, che ha vietato la costruzione di nuove centrali nucleari dal 2018, sta ora riconsiderando questa politica, spinta dal suo obiettivo di zero emissioni al 2050. Anche l’Italia sta pensando a un rilancio del nucleare, in particolare attraverso gli SMR, con l’intenzione di ricavare l’11% dell’elettricità dal nucleare entro il 2050”.
Quali sono i fattori che guidano la domanda di uranio?
“L’energia nucleare offre l’opportunità di avere energia affidabile, pulita e scalabile, ovviamente insieme alle fonti rinnovabili, a sostegno della sicurezza energetica globale. Per raggiungere gli obiettivi energetici al 2050, le proiezioni indicano che potrebbero essere necessari circa 800 gigawatt di nuova capacità nucleare, pari a circa il 20% del potenziale consumo globale di elettricità. L’uranio, il combustibile che alimenta l’energia nucleare, ha una densità energetica notevole: un solo pellet contiene tanta energia quanto tre barili di petrolio. Questa densità consente all’energia nucleare di produrre energia stabile e su larga scala con emissioni minime di gas serra, rendendola un efficace complemento alle fonti rinnovabili come l’eolico e il solare. A differenza di queste energie rinnovabili variabili, il nucleare funziona in modo continuo, fornendo energia indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. L’energia nucleare presenta poi dei vantaggi in termini di costi: grazie alla quantità minima di uranio richiesta, spesso è più conveniente anche della biomassa e dell’eolico offshore”.
Nonostante la riduzione nelle quotazioni, gli ETF sull’uranio hanno registrato afflussi di capitali. Quali sono le ragioni di questo interesse?
“Uno dei fattori è che i data center e l’intelligenza artificiale potrebbero far crescere ulteriormente la domanda di uranio. L’energia nucleare sta rapidamente sostituendo i combustibili fossili come fonte energetica preferita per l’alimentazione dei grandi data center, che si prevede aumenteranno molto la domanda di energia elettrica. Ad esempio, questo è uno dei motivi per cui il Giappone ha dichiarato che dovrà sfruttare al massimo i suoi attuali reattori nucleari”.
Investire su un ETF significa investire su azioni societarie, il cui andamento non deriva solo dalle quotazioni della materia prima. Che tipologia di società ci sono in un portafoglio come quello del vostro ETF?
“Aziende per le quali una parte significativa delle operazioni commerciali è legata all’industria dell’uranio: in particolare l’estrazione dell’uranio, l’esplorazione dei giacimenti, le tecnologie legate all’industria dell’uranio e le aziende produttrici di componenti nucleari”.
L’arrivo di Trump alla Casa Bianca è positivo o negativo per l’adozione dell’energia atomica e quindi per l’uranio?
“Gli Stati Uniti puntano a triplicare la capacità di energia nucleare nazionale entro il 2050: il 12 novembre hanno annunciato l’intenzione di aggiungere 200 gigawatt di capacità di energia nucleare entro la metà del secolo attraverso nuovi reattori, riavvii di impianti e miglioramenti delle strutture, e 35 gigawatt di nuova capacità online in un decennio. Con la retorica della sua campagna elettorale a favore di nuovi reattori nucleari per contribuire all’alimentazione dei data center e dell’industria manifatturiera ad alto consumo energetico, il piano ha buone possibilità di mantenere il sostegno del presidente neoeletto Trump. A Capitol Hill c’è comunque un sostegno bipartisan per l’industria nucleare e la sua possibile rinascita. A luglio è stata promulgata una legge che conferisce alla Commissione di regolamentazione nucleare degli Stati Uniti nuovi poteri per la supervisione dei reattori avanzati, la concessione di licenze per nuovi combustibili e la valutazione di innovazioni produttive che potrebbero portare a installazioni più rapide ed economiche”.









