La proposta di Kamala Harris di aumentare la tassazione sulle società dal 21% al 28%, in caso di vittoria alle elezioni USA di novembre, rischia di far diminuire gli utili delle aziende dell’S&P 500 di circa 5 punti percentuali. È quanto affermano gli analisti di Goldman Sachs. Il mese scorso, la candidata democratica alla Casa Bianca che ha preso il posto di Joe Biden dopo il suo ritiro, ha avanzato l’idea di usare il pugno duro nei confronti delle grandi aziende affinché “paghino la giusta quota”, anche con l’innalzamento della tassazione in USA dei redditi esteri e dell’aliquota minima alternativa dal 15% al 21%. In quest’ultimo caso, Goldman Sachs ritiene che gli utili potrebbero ridursi fino all’8%.
Al contrario, una riduzione dal 21% al 15% dell’aliquota nazionale sulle società, proposta dal candidato repubblicano Donald Trump, comporterebbe un incremento degli utili delle aziende che compongono l’S&P 500 di circa il 4%, sostiene la banca americana. In sostanza, Goldman Sachs considera una variazione dei profitti di poco inferiore a un punto percentuale per ogni aumento o riduzione di 100 punti base dell’aliquota fiscale nazionale sulle società.
USA: la tassazione delle plusvalenze salirà al 28%?
L’argomento tasse è sempre stato cruciale nelle campagne elettorali per la corsa alla presidenza negli Stati Uniti. Per gli americani è un tema spinoso, ma le discussioni sulle grandi aziende che non pagano le imposte in rapporto ai guadagni realizzati, ha sempre tenuto banco nei dibattiti tra gli economisti. I democratici tendono a inasprire la pressione fiscale, mentre i repubblicani reputano che ciò finisca per strozzare la produttività e la crescita del Paese. La questione fiscale è però da considerare ad ampio raggio e non riguarda solo le società.
In un comizio elettorale nel New Hampshire di mercoledì, Harris ha affrontato anche il tema delle plusvalenze finanziarie, proponendo una tassazione per gli americani più ricchi del 28%. Attualmente, l’imposizione è al 20% e sale al 23,8% per via della sovrattassa sui redditi da investimento per i redditi maggiori. Questo vale per le attività detenute per un periodo superiore ai 12 mesi, mentre per ciò che attiene alle plusvalenze realizzate a breve termine si applica la tassazione ordinaria. “Tasseremo le plusvalenze con un’aliquota che premia gli investimenti negli innovatori, nei venditori e nelle piccole imprese americane. Sappiamo che quando il governo incoraggia gli investimenti, porta a una crescita economica su larga scala e crea posti di lavoro, il che rende la nostra economia più forte”, ha affermato Harris.
La sua posizione tuttavia è decisamente più morbida rispetto a quella di Biden, che aveva come obiettivo quello di imporre un’aliquota massima sulle plusvalenze del 39,6%, trattandole come reddito ordinario. Considerando la sovrattassa sui redditi da investimento, l’imposizione sarebbe potuta arrivare addirittura al 44,6%. Tra l’altro, l’81enne della Pennsylvania mirava a tassare altresì le plusvalenze non realizzate dei multimilionari, scatenando una forte opposizione da parte dei grandi ricchi d’America.
Sulla sovrattassa e sull’aliquota sulle plusvalenze non realizzate, Harris non si è ancora espressa. Tuttavia ha ribadito di voler aumentare l’imposta sulle società, quadruplicare le tasse sui riacquisti di azioni proprie e introdurre un’aliquota fiscale minima per i paperoni di Wall Street. Infine, durante il comizio non ha risparmiato attacchi al suo rivale, Donald Trump, accusandolo di voler “dare ai miliardari massicci tagli alle tasse per oltre 1.000 miliardi di dollari, anche se ottengono profitti record”. Chiaramente la realizzazione del programma fiscale di Harris dovrebbe passare al vaglio del Parlamento.
Il governo bloccherà l’acquisizione di U.S. Steel
La corsa alle elezioni presidenziali rischia di essere condizionata in questi ultimi mesi anche da vicende che afferiscono alla geopolitica. La Casa Bianca si sta opponendo all’acquisizione del leader dell’acciaio U.S. Steel da parte della rivale giapponese Nippon Steel, il che potrebbe compromettere gli ottimi rapporti diplomatici tra gli Stati Uniti e il Giappone. Le rassicurazioni fornite in questi giorni da parte del colosso siderurgico del Sol Levante riguardo la gestione dell’azienda – “sarà gestita da americani” – non sono stati sufficienti ad ammorbidire la posizione delle autorità USA. Secondo le ultime indiscrezioni, Biden starebbe per annunciare il blocco dell’accordo citando ragioni di sicurezza nazionale.
Dura la reazione di Tokyo, con il ministro per il Digitale nonché candidato a sostituire Fumio Kishida a capo del governo, Taro Kono, che ha affermato la sua contrarietà a interventi governativi che considera arbitrari. “Ci sono momenti in cui il libero mercato è controbilanciato dalle questioni di sicurezza nazionale, ambiente e diritti dei lavoratori, ma non sono sicuro che l’acquisizione di U.S. Steel sia paragonabile a questo”, ha dichiarato.









