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USD/JPY sotto il livello chiave di 140: dove potrà arrivare?

USD/JPY sotto il livello chiave di 140: dove potrà arrivare?

L’USD/JPY ha chiuso la scorsa settimana con una perdita di oltre il 5%, segnando il più grande rialzo settimanale dello yen rispetto al dollaro USA dal 2008. Sembra difficile da credere come tutto sia cambiato in modo così repentino dopo che la valuta giapponese sembrava destinata a un calo senza fine, con il governo nipponico pronto a intervenire nuovamente sui mercati valutari.

A far cambiare il sentiment degli investitori sono stati i dati sull’inflazione americana pubblicati giovedì 10 novembre. L’indice dei prezzi al consumo USA relativo al mese di ottobre è scivolato al 7,7%, molto al di sotto dell’8% atteso dagli analisti. Questo è il primo segnale forte di un raffreddamento dell’inflazione che potrebbe spingere la Federal Reserve a rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi d’interesse a partire dal mese di dicembre. In buona sostanza, è venuto meno il motivo principale per cui gli investitori continuavano a scaricare yen e a comprare dollari. Per contro alcuni analisti ora si aspettano che sia la Bank of Japan a stringere sulla politica dei tassi d’interesse o quantomeno che sia meno accomodante.

 

USD/JPY: è iniziata l’inversione del trend?

Dove potrà arrivare ora il cambio USD/JPY? La scorsa settimana è terminata con le quotazioni ben al di sotto della soglia psicologica di 140. Una volta rotto di slancio questo supporto ci sono possibilità che il cross acquisisca forza al ribasso, soprattutto se dovessero arrivare conferme che l’inasprimento della Fed ha i giorni contati. Secondo Lee Hardman, analista valutario di MUFG, l’USD/JPY è stato uno dei cambi più acquistati quest’anno, proprio per la totale asimmetria delle politiche monetarie delle Banche centrali statunitense e giapponese. “Ora nel breve termine c’è il rischio che la correzione sia più profonda al ribasso perché il posizionamento è compresso”, sottolinea l’esperto.

Infatti, nel mese di ottobre lo yen è sceso al minimo di 32 anni rispetto al biglietto verde poiché gli investitori trovavano conveniente prendere a prestito in yen sostenendo oneri di finanziamento molto bassi e acquistare asset in dollari ottenendo rendimenti alti. Tutto questo ha spinto il Giappone a intervenire sul mercato delle valute a settembre per la prima volta dal 1998 e poi a ottobre, spendendo complessivamente circa 9.000 miliardi di yen, pari a 64,4 miliardi di dollari. Il prossimo banco di prova per USD/JPY potrebbe essere l’area intorno a 130 e poi verso quota 126. La tenuta o meno di questi supporti potrà far capire se si tratti di un’ampia correzione per scaricare posizioni accumulate in acquisto oppure se la svolta preannunciata da Hardman sia l’inizio di una vera inversione di trend.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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