Wall Street ancora da record, gli strategist alzano gli obiettivi

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Wall Street continua a macinare record su record. L’indice S&P 500 ha raggiunto una nuova vetta ieri a 6.518 punti, mentre il Nasdaq Composite ha toccato quota 21.891. Sembrava impossibile che la Borsa americana tenesse questo ritmo dopo il “Giorno della Liberazione” del 2 aprile scorso, così battezzato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump per celebrare l’introduzione di dazi reciproci nei confronti dei partner commerciali. Gli investitori invece hanno continuato a comprare le azioni e ora l’S&P 500 è sulla buona strada per realizzare una performance a doppia cifra per il terzo anno consecutivo. In questo articolo:

 

  • Wall Street: cosa spinge il mercato a posizionarsi long
  • Gli strategist aumentano i target sulle azioni

 

Wall Street: cosa spinge il mercato a posizionarsi long

Negli ultimi tempi, da più parti sono arrivati segnali eloquenti sul fatto che il rally a Wall Street potrebbe essere prossimo alla fine. Tra i campanelli di allarme vanno evidenziati: le valutazioni troppo elevate delle azioni, il rallentamento dei flussi monetari dei fondi nell’azionariato e alcuni dati macroeconomici preoccupanti come il crollo del mercato del lavoro americano. Tuttavia, gli investitori se ne sono curati poco e hanno proseguito ad acquistare.

L’aspettativa che la Federal Reserve tagli i tassi di interesse è uno dei principali motivi per cui il rally rimane sostenuto. Ormai nessuno ha più dubbi sul fatto che la Banca centrale Usa abbassi il costo del denaro quantomeno di un quarto di punto nella prossima riunione del 16/17 settembre. Dopo i pessimi dati occupazionali di settimana scorsa, il mercato sconta l’apertura di un ciclo di tagli da qui ad almeno la metà del prossimo anno.

Le azioni Usa sono in crescita anche perché le stime sugli utili delle società americane stanno salendo. Gli analisti in media prevedono che i profitti dell’S&P 500 aumenteranno di quasi il 10% nel 2025 e di un altro 13% nel 2026. Questo in virtù degli accordi commerciale tra Trump e altri Paesi come Gran Bretagna, Europa, Cina e Giappone sui dazi, che a questo punto peserebbero di meno sui bilanci aziendali.

Wall Street sta anche beneficiando del boom dell’intelligenza artificiale. Le trimestrali delle grandi aziende tecnologiche hanno riportato che le spese sulla nuova tecnologia rimangono sostenute, ma soprattutto che gli investimenti ora si stanno tramutando in maggiori ricavi e utili.

 

Gli strategist aumentano i target sulle azioni

Alla luce dei nuovi record di Wall Street, gli osservatori finanziari hanno aumentato l’obiettivo di prezzo per l’S&P 500. Secondo Binky Chadha, strategist di Deutsche Bank AG, il benchmark statunitense arriverà a 7.000 punti entro fine anno, il che implica guadagni di oltre il 7% rispetto ai livelli attuali. A suo avviso, “la metà dell’impatto diretto stimato dei dazi si è già ripercosso sull’inflazione”, mentre il sostegno per le azioni deriverà “dal posizionamento degli investitori, da una crescita economica migliore del previsto e da un dollaro più debole”. 

Anche gli strateghi di di Wells Fargo Securities LLC hanno fatto lo stesso prevedendo guadagni dell’11% entro la fine del prossimo anno. “Finché il capex dell’AI (Artificial Intelligence, n.d.r.) rimane intatto, il mercato rialzista dovrebbe continuare”, ha affermato Ohsung Kwon, top equity strategist della big bank statunitense.

Venus Krishna, strategist di Barclays ha portato il target sull’S&P 500 da 6.050 a 6.450 entro fine anno, anche se il nuovo livello è più basso rispetto alle quotazioni attuali dell’indice. L’esperto spiega la stima con “il miglioramento degli utili e la stabilizzazione della crescita globale”. Per l’anno prossimo, invece, Krishna è convinto che il benchmark raggiungerà quota 7.000 punti nonostante le pressioni macro.

Lo stesso obiettivo 2026 è tracciato da Dubravko Lakos-Bujas, stratega di JPMorgan Chase, che ha avvertito dei rischi a breve termine derivanti dall’inflazione e dalla scarsa stagionalità, ma è fiducioso in un periodo più lungo per “l’allentamento dei venti contrari della politica, i tassi di interesse più bassi e i pagamenti record per gli azionisti”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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