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Wall Street: ecco 3 banche USA che sfrutteranno il maggiore rialzo dei tassi Fed

La sede della Federal Reserve

Tra i pochi che a Wall Street hanno potuto esultare per l’aumento dei tassi d’interesse della Federal Reserve a partire da marzo 2022 figurano sicuramente le banche USA. Il motivo è che tale incremento si è tradotto in un aumento del reddito netto da interessi, che rappresenta la principale fonte di ricavo per gli istituti di credito. Infatti, questi trasferiscono il maggior costo del denaro nei tassi che applicano sui prestiti a famiglie e imprese in maniera molto più rapida di quanto facciano con i depositi dei clienti. Ciò ha comportato quindi una crescita di redditività da intermediazione creditizia in grado di compensare un calo in altre aree di business come quella relativa alle operazioni di M&A, di IPO e di trading a causa del calo dei mercati azionari.

L’aumento dei tassi d’interesse rischia però di rivelarsi un’arma a doppio taglio per le banche, poiché l’attività di finanziamento tende a subire una contrazione dal momento che l’accesso al credito si riduce. Non solo, i mutui esistenti a tasso variabile si rivelano essere più onerosi; di conseguenza, tendono a crescere i crediti in sofferenza mettendo in difficoltà l’attivo delle banche.

A conti fatti, gli aspetti negativi delle strette della Fed sono stati poco rilevanti, grazie anche alla solida struttura patrimoniale che le aziende di credito USA hanno costruito a partire dalla grande crisi del 2008. Struttura patrimoniale che le ha rese resilienti di fronte alle turbolenze di mercato che non sono mancate soprattutto negli ultimi anni, prima con la pandemia e poi con l’inflazione che ha costretto la Fed, come detto, a stringere sulla politica monetaria.

 

Banche USA: ecco dove investire nel 2023 a Wall Street

Nelle prime settimane del 2023 il rallentamento delle strette della Banca centrale americana ha fatto pensare che il reddito netto da interessi delle banche fosse vicino al picco. Da quando ha iniziato lo scorso anno ad alzare i tassi, l’istituto monetario guidato da Jerome Powell ha portato il costo del denaro da quasi zero al 4,75%. Le attese erano, fino a poco tempo fa, che un altro aumento di 25 punti base potesse far arrivare il tasso terminale al 5%. Ma l’inflazione ha rialzato la testa e l’occupazione statunitense si mantiene forte. Così la Fed potrebbe tornare all’aggressività precedente e incrementare i tassi di interesse di 50 punti base già a partire dalla riunione di questo mese.

Questa potrebbe essere una buona notizia per le banche USA, secondo gli analisti di UBS. In particolare, la banca svizzera vede tre istituti di credito sfruttare tale vantaggio: Bank of New York Mellon, State Street e Northern Trust. A suo giudizio, Bank of New York Mellon vedrebbe crescere il reddito netto da interessi quest’anno dell’8%, State Street del 4% e Northern Trust del 2%. Ciò si tradurrebbe in un incremento dell’utile per azione rispettivamente del 7%, del 3% e del 3%.

Il team di UBS ritiene anche che l’incertezza dei tassi finisca per rallentare il ritmo del riacquisto delle azioni proprie da parte delle banche USA, quantunque queste abbiano il capitale da utilizzare per i buyback. “Stimiamo che le banche fiduciarie abbiano combinato 12 miliardi di dollari di capitale in eccesso e, se utilizzate per riacquistare azioni, sarebbero ancora accresciute del 5% e del 7% rispetto alle stime del 2024 per Bank of New York Mellon e State Street e si tradurrebbero in un riacquisto rispettivamente del 15% e del 18% dell’attuale capitalizzazione di mercato”, ha scritto l’analista di UBS Brennan Hawken.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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