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Wall Street: ecco cosa spiega lo scivolone delle azioni tech

Wall Street: ecco cosa spiega lo scivolone delle azioni tech

I guadagni da inizio anno delle azioni tech a Wall Street si sono ridimensionati nel mese di settembre che si conferma ostico per la Borsa USA. Apple ha perso circa il 7% del suo valore, mentre Amazon è scivolata del 6,4%. L’entusiasmo dei mesi scorsi alimentato dall’esplosione dell’intelligenza artificiale sta svanendo via via che il mercato prende coscienza del fatto che la Federal Reserve manterrà una politica monetaria restrittiva ancora per diverso tempo.  Nella riunione del 19-20 settembre, la Banca centrale americana ha gelato gli investitori annunciando che il prossimo anno i tagli ai tassi d’interesse saranno due e non quattro come in precedenza previsto. Come conseguenza gli operatori si sono posizionati short su gran parte della tecnologia.

 

Wall Street: i rendimenti alti alla base del calo delle azioni tech

A scuotere le azioni tech alla Borsa di New York è l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato americani a 10 anni, un punto di riferimento chiave per ogni tipo di onere finanziario, dai mutui ai prestiti alle imprese. In questi giorni il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto il 4,5%, massimo degli ultimi 16 anni. Contemporaneamente i rendimenti sul 2 anni hanno superato la soglia psicologica del 5%.

Tutto questo per il settore tecnologico a Wall Street è pari a un’iniezione di veleno, in quanto i profitti futuri delle società valgono meno se confrontati con i rendimenti privi di rischio derivanti dai titoli di Stato. Inoltre, il finanziamento delle aziende per sostenere gli investimenti nell’innovazione tecnologica, nella ricerca e sviluppo e nella produttività risulta più oneroso e quindi rischia di frenare l’espansione aziendale. Quest’anno l’S&P 500 è ancora in rialzo di circa il 13%, ma da quando i rendimenti hanno iniziato a salire lo scorso anno l’indice è in calo ancora di 9 punti percentuali.

 

Le previsioni per il futuro

Cosa ci sarà da aspettarsi nei prossimi mesi? Alcuni temono che con i rendimenti elevati ci sia poco spazio per le azioni tecnologiche, con la Fed che difficilmente farà un passo indietro rispetto a quanto affermato la scorsa settimana e tenuto conto che l’economia americana sta dando grande prova di resilienza. “Il mercato si sta convincendo del fatto che per il medio-lungo termine i tassi saranno più alti” ha dichiarato Richard Chambers, responsabile globale del trading pronti contro termine e coresponsabile del trading macro short di Goldman Sachs.

Anche Jason Granet, responsabile degli investimenti di BNY Mellon non vede cambiamenti sul fronte dei rendimenti dei titoli di Stato: “La Fed non è più un acquirente di Treasury, le banche rappresentano una frazione degli acquisti e ora il sistema bancario sta restringendo la sua partecipazione al mercato obbligazionario. Considerando tutte queste cose insieme, la conseguenza è che i rendimenti saranno più elevati”.

Altri osservatori di mercato fanno presente che rendimenti più alti significano che il prezzo per le obbligazioni già quotate sui mercati tende a scendere, liberando spazio per l’azionario. In questo contesto, a giudizio di alcuni analisti, i rendimenti hanno comunque raggiunto il picco. Secondo Subadra Rajappa, responsabile della strategia sui tassi USA di Société Générale, se le previsioni dei funzionari della Fed di un’inflazione al 2% entro il 2026 e di un PIL che scende dal 2% all’1,5% sono corrette, “i rendimenti non possono continuare a salire”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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