Nell’ultimo mese sembra essere tornato il buon umore tra gli investitori a Wall Street, ma ancora non tutti sono convinti che le turbolenze siano dietro le spalle. La notizia che Stati Uniti e Cina potrebbero iniziare a discutere sui dazi ha portato maggiore ottimismo, probabilmente già in buona parte prezzato dal mercato.
Intanto, gli operatori si sintonizzeranno questa sera sulla Federal Reserve, che comunicherà la sia decisione sui tassi di interesse. In verità, su questo fronte non sono attese novità. L’attenzione massima sarà invece concentrata sulla conferenza stampa del governatore Jerome Powell per riuscire a raccogliere qualche segnale sulle intenzioni di politica monetaria per i prossimi mesi. I trader sui mercati monetari hanno ridotto le scommesse sui tagli ai tassi, il che non è un buon segnale per le azioni a Wall Street. La partita però potrebbe giocarsi sui prossimi dati economici, nella speranza che l’ansia per una recessione negli Stati Uniti venga completamente eliminata da letture più incoraggianti.
Wall Street: cosa bisogna fare con le azioni?
Entrare a mercato per acquistare le azioni americane in questo momento potrebbe essere un rischio, secondo una buona parte degli osservatori finanziari. Se prima non si definiscono alcune questioni, in primis quella in materia di dazi, difficilmente ci si troverà al riparo da inversioni di tendenza sfavorevoli alla Borsa americana.
Josh Schiffrin, chief strategy officer di Goldman Sachs, ha affermato di avere una posizione neutrale, rispetto a una precedente rialzista, prevedendo un periodo di trading laterale. “I prezzi si sono adeguati in modo significativo per riflettere più ottimismo sul quadro commerciale”, ha scritto in una nota ai clienti. Dello stesso avviso è il suo collega Shawn Tuteja, secondo cui “gran parte di questo ottimismo è già nei prezzi”. L’esperto ha avvertito che se ci fosse un accordo sui dazi per una riduzione tariffaria al 70%, probabilmente sarebbe una delusione per il mercato azionario, che a quel punto “venderebbe dai livelli attuali”.
Anche Delphine Arnaud, portfolio manager di Edmond de Rothschild, sta riducendo l’esposizione agli Stati Uniti. “Ne stiamo approfittando per prendere profitto”, ha dichiarato descrivendo il rally attuale “guidato più dal posizionamento e dal sentiment che dai fondamentali”. Tra i motivi per evitare le azioni statunitensi, Arnaud ha citato “le deboli aspettative sugli utili e i crescenti rischi di recessione”, sottolineando di non voler comprare titoli di aziende “che saranno colpite dalle tensioni commerciali”. Al contrario, vede bene le small cap europee: “Sono più concentrate sull’economia domestica, hanno valutazioni più basse e potrebbero beneficiare dei prossimi tassi d’interesse più bassi e dei piani di stimolo tedeschi”.
Di diverso avviso è invece il Market Intelligence desk di JPMorgan Chase, secondo cui è più probabile nel breve termine un rally dell’S&P500 verso 6.000 punti (l’ultima chiusura è stata a 5.607) che una battuta d’arresto. Gli esperti individuano tra i catalizzatori una stagione degli utili migliore del previsto, notizie positive sul fronte commerciale, riacquisti di azioni proprie e la verve rialzista degli investitori retail. Tuttavia, nel medio periodo, sono più cauti: “Siamo all’inizio del rallentamento economico, nonostante probabilmente abbiamo visto un picco di retorica negativa sulla guerra commerciale”.









