Wall Street: Goldman Sachs punta sulle mid-cap, ecco perché

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Le azioni a Wall Street fanno fatica a carburare quest’anno. Sembra che gli investitori siano in una posizione di attesa, evitando di compiere scelte nette di portafoglio prima che il nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, salga ufficialmente alla Casa Bianca nella cerimonia di inaugurazione del 20 gennaio. Il mercato, seppur mantenga un certo ottimismo di fondo, non ha ben chiaro quali potrebbero essere gli effetti delle politiche di Trump relativamente ai dazi, al taglio delle tasse e alla deregolamentazione finanziaria. Il rischio è che molti aspetti positivi potrebbero essere già completamente scontati e, con una Federal Reserve probabilmente meno accomodante, gli investitori preferiscano prendere profitto quest’anno.

La chiave di tutto sarà l’andamento dell’inflazione negli Stati Uniti. Se i dazi saranno così aspri come il leader repubblicano ha minacciato, c’è il pericolo reale che si rimetta in moto la macchina del carovita e la Fed sia costretta a intervenire. Questo per Wall Street non sarebbe il migliore degli scenari. Oggi comunque verranno rilasciati i dati sull’indice dei prezzi al consumo di dicembre, con il consensus che si aspetta un incremento dal 2,7% al 2,9% su base annuale. Si tratta di un livello ancora lontano dal target di lungo periodo della Fed al 2%. Ciò implica che dati peggiori del previsto potrebbero mettere in preallarme il mercato sulle reazioni della Banca centrale statunitense.

 

Wall Street: ecco perché scegliere le mid-cap

Con tutti i rischi che imperversano a Wall Street, in molti cercano punti di riferimento per orientarsi nella costruzione del proprio portafoglio di investimento. David Kostin, strategist azionario di Goldman Sachs, suggerisce di puntare sulle aziende a media capitalizzazione. Il motivo? “Vengono scambiati a multipli molto più bassi rispetto al resto del mercato”, ha detto in un’intervista. “Questo è un rischio-rendimento migliore secondo me”. Il rally degli ultimi anni alla Borsa americana è stato guidato dai titoli tecnologici a grande capitalizzazione, le cui quotazioni hanno macinato record su record. Le Mid Cap invece sono state relegate ai margini. In sette degli ultimi otto anni, l’indice S&P Midcap 400 ha sottoperformato l’S&P 500. Questo significa che le azioni mediamente capitalizzate sono più economiche rispetto alla media dei titoli sul mercato. Infatti, il benchmark MidCap 400 è scambiato a 16,4 volte gli utili attesi, a fronte di 21,5 volte dell’S&P 500.

I dazi trumpiani inoltre inducono Kostin a preferire i titoli delle società orientate al mercato interno, piuttosto che quelli di aziende come i Magnifici Sette esposte ai mercati internazionali. Ad ogni modo, lo strategist è generalmente ottimista sull’andamento di Wall Street per il 2025, nonostante i rendimenti del Tesoro stiano salendo in maniera preoccupante. A suo avviso, l’inflazione sta scendendo, anche se lentamente, e i rendimenti faranno lo stesso nel tempo. In definitiva, la sua previsione per il principale benchmark americano è di 6.500 punti entro fine anno, il che implica un incremento di circa 11 punti percentuali rispetto all’ultima chiusura.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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