Wall Street: nel 2023 azioni USA come nel 1989, ecco cosa succederà - Borsa&Finanza

Wall Street: nel 2023 azioni USA come nel 1989, ecco cosa succederà

Wall Street: nel 2023 azioni USA come nel 1989, ecco cosa succederà

Con la fine del mese di febbraio si può tracciare un primo bilancio sull’andamento di Wall Street nella prima parte del 2023. Le azioni americane hanno registrato una partenza positiva. L’indice S&P500 ha registrato un guadagno del 6,18% nel mese di gennaio, grazie all’entusiasmo ritrovato degli investitori a seguito di un’inflazione che sembrava in rallentamento. Il mercato ha iniziato così a scontare un atteggiamento più morbido sui tassi di interesse da parte della Federal Reserve, cosa che ha trovato conferma nella stretta limitata a 25 punti base  nella riunione di febbraio. L’incantesimo si è però rotto due settimane fa, quando i dati sul costo della vita relativi al mese di gennaio hanno mostrato che l’inflazione è ancora un osso duro da sconfiggere. Ciò ha avvalorato gli avvertimenti lanciati costantemente dai banchieri centrali della Fed, puntualmente ignorati dal mercato, circa la necessità di tenere i tassi alti più a lungo perché vincere la guerra contro l’inflazione.

A gettare benzina sul fuoco sono stati in particolare due esponenti di spicco della Banca centrale americana, Loretta Mester e James Bullard, i quali hanno sostenuto l’ipotesi che il costo del denaro potrebbe tornare a crescere di 0,50 punti percentuali nella prossima riunione della Federal Reserve. Si è riacceso così il dibattito interno tra falchi e colombe su quelle che saranno le prossime mosse dell’istituto guidato da Jerome Powell e gli investitori sono tornati a vendere le azioni facendo arretrare l’S&P 500 del 2,31% nel mese di febbraio.

 

Wall Street: ecco cosa successe nel 1989

La dinamica del mercato azionario statunitense è molto simile a quanto accaduto nel 1989, con un forte inizio di anno e poi la svolta negativa nel mese di febbraio. Anche allora i tassi d’interesse della Fed erano in aumento. Ma cosa successe dopo? Le azioni tornarono a crescere di oltre il 16% tra marzo e la fine dell’anno, spinte dall’ottimismo sull’economia globale a seguito del crollo del muro di Berlino.

Anche adesso vi è un fattore internazionale che potrebbe fare la differenza, ovvero la guerra Russia-Ucraina. La fine del conflitto potrebbe trasmettere un senso di fiducia agli investitori. Solo che all’orizzonte purtroppo non si vedono al momento schiarite su questo versante e nulla che fa pensare a una vera svolta. La differenza a questo punto potrebbero farla altri fattori, come un calo sostenuto dell’inflazione a fronte di un’economia USA particolarmente resiliente tanto da evitare una contrazione degli utili aziendali. Finora a livello macroeconomico non vi sono segnali che una recessione sia in arrivo e la speranza è che alla fine possa essere effettivamente evitata.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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