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Wall Street: niente bolla, ma ecco perché è possibile una correzione

Wall Street: niente bolla, ma ecco perché è possibile una correzione

Il rally delle azioni USA a Wall Street  sembra inarrestabile. Nell’ultima seduta l’indice S&P 500 ha messo a segno un guadagno dell’1,12% a 5.175 punti, viaggiando nei paraggi dei massimi di sempre a 5.189 punti, raggiunti la scorsa settimana. La corsa delle azioni americane non è stata frenata nemmeno dai dati sull’inflazione pubblicati ieri che hanno mostrato un indice dei prezzi al consumo più forte delle aspettative, il che probabilmente indurrà la Federal Reserve a essere più prudente nella manovra di riduzione dei tassi di interesse.

Gli investitori sono entusiasti dai fondamentali delle aziende americane che nella stagione delle trimestrali hanno sfoderato numeri impressionanti. Soprattutto mostrano una grande fiducia nel boom dell’intelligenza artificiale che non si sta solo riflettendo positivamente sugli utili delle società, ma ha posto anche  le basi per una grande crescita futura. Negli ultimi cinque mesi l’S&P 500 è salito di oltre il 25% grazie al supporto delle grandi aziende tecnologiche che hanno investito nell’intelligenza artificiale, un fatto che si è verificato solo 10 volte dagli anni ’30, stando ai dati forniti da BofA Global Research.

 

Wall Street: continueranno a salire le azioni?

La storia insegna che l’eccesso di ottimismo in Borsa può essere il preludio di fragorose cadute. Alcuni sostengono che il mercato stia vivendo una bolla come quella di inizio millennio con le dot-com. La differenza è che i fondamentali delle aziende oggi sono completamente differenti da quelli delle società di allora. Colossi come Nvidia, Meta Platforms e Microsoft, che hanno trainato l’S&P 500 nell’ultimo anno e mezzo, sfornano utili a profusione, producono cash flow e sono leader nel mercato in cui operano. All’epoca della bolla il rally di Wall Street era guidato da una serie di aziende tecnologiche promettenti ma che bruciavano denaro anziché crearlo.

Inoltre ci sono alcuni dati statistici  incoraggianti. Keith Lerner, co-chief investment officer di Truist, ha osservato che la sovraperformance triennale del settore tecnologico dell’S&P 500 rispetto al più ampio S&P 500 si attesta a circa il 30%, in linea con la media degli ultimi 30 anni. Nel marzo del 2000 il rapporto era al 250%. Nicholas Colas, co-fondatore di DataTrek Research, sottolinea come la febbre delle IPO negli ultimi anni sia fortemente calata. Nel 2023 si sono avute solo 54 offerte pubbliche iniziali, a fronte delle 311 del 2021. Ciò fa pensare che non ci sia propriamente un’euforia da bolla.

Secondo Savita Subramanian, strategist di BofA, “il sentiment sulle azioni si è riscaldato dalla metà del 2023 ma non è neanche lontanamente vicino ai livelli rialzisti dei precedenti picchi di mercato, per cui questo mercato rialzista ha ancora gambe”. Recentemente Bank of America ha alzato il target price per l’S&P 500 da 5.100 a 5.400 punti.

Tuttavia, in un contesto ottimistico caratterizzato da un trend azionario rialzista, è lecito attendersi quantomeno una correzione. È quanto sostengono gli strategist di JPMorgan, che fanno riferimento alla relazione positiva tra la performance dell’S&P 500 e il rally di Nvidia. “Avvertiamo gli investitori che è probabile un funzionamento al contrario di questa relazione quando l’euforia dell’intelligenza artificiale raggiungerà il picco”, hanno affermato. A giudizio di Michael Arone, chief investment strategist di State Street Global Advisors, “molte buone notizie sono prezzate dal mercato e questo suggerisce  che i rischi possano essere inclinati al ribasso”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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