Wall Street: per Goldman Sachs S&P 500 a 4.900 punti nel 2022
Cerca
Close this search box.

Wall Street: per Goldman Sachs S&P 500 a 4.900 punti nel 2022

Wall Street: per Goldman Sachs S&P 500 a 4.900 nel 2022

Dopo aver aggiornato per l’ennesima volta il record storico nei giorni scorsi, ieri a Wall Street l’indice S&P 500 ha perso terreno calando dello 0,35%. Il 5 novembre il principale indice di Borsa americano è arrivato a toccare i 4.718,50 punti, nel pieno di un trend rialzista che non tiene conto di alcune variabili impazzite che possono destabilizzare l’economia e le Borse. In particolare la situazione di Evergrande tiene gli operatori con il fiato sospeso, nella paura che un default possa riverberarsi anche su Wall Street. Nel rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria rilasciato a inizio settimana la Fed ha parlato di questo pericolo sollevando parecchie preoccupazioni sul fatto che il contesto generale possa degenerare.

 

Wall Street: per Goldman Sachs nel 2022 indice S&P 500 a 4.900 punti

Gli strateghi di Goldman Sachs però vedono ancora spazio per la crescita di Wall Street nel 2022. La banca d’affari americana ha un obiettivo di prezzo per l’S&P 500 a 4.900 punti, circa il 5% in più rispetto alle quotazioni attuali. Il target era già stato alzato questa estate da 4.600 sulla base di aumenti nelle previsioni degli utili trimestrali delle società quotate in scia alla ripresa economica. Oggi la motivazione consiste nel fatto che gli investitori prediligono allocare le risorse maggiormente in azioni e liquidità rispetto alle obbligazioni, che peraltro soffrono del calo di rendimento reale per effetto dell’inflazione.

Gli analisti tuttavia dipingono un quadro controverso per il prossimo anno, che sarà caratterizzato ancora da una forte domanda e da un’offerta limitata. Gli elementi chiave da valutare con molta attenzione saranno 2 fondamentalmente. il primo riguarda la divergenza delle politiche monetarie delle banche centrali. La Fed ha avviato il tapering e potrebbe stringere sui tassi prima del 2023, mentre la BCE rimane molto più cauta anche perché in Europa le proiezioni inflazionistiche destano meno preoccupazioni che in USA. La BoE sembrava poter iniziare già da quest’anno ad alzare il costo del denaro, ma l’ultimo meeting ufficiale ha invitato tutti quanti alla prudenza di fronte a una situazione economica che ancora latita per via del riacutizzarsi del Covid-19.

Tra i Paesi emergenti si nota invece una totale differenza nel modo di affrontare la crescita dei prezzi, con le Autorità monetarie della Russia e della Turchia agli antipodi. Le prime hanno già piazzato 6 aumenti dei tassi post pandemici ponendosi sul piede di guerra contro l’inflazione, le seconde viceversa trascurano del tutto il fenomeno rifacendosi alla visione totalmente contrarian al comune sentire da parte del Presidente turco Tayyp Erdogan.

Il secondo elemento chiave concerne il rischio sulla crescita della Cina. La seconda economia mondiale nel mese di ottobre ha rilasciato dati sul PIL preoccupanti, con un rialzo di 3 punti percentuali in confronto al mese precedente. È chiaro che la crisi immobiliare che sta vivendo il Paese alla fine risulterà determinante, in quanto il settore costituisce una colonna portante del tessuto produttivo del Dragone. Se la situazione dovesse precipitare senza che il Governo intervenga con qualche forma di salvataggio, i riflessi sulla crescita potrebbero essere molto importanti.

 

Dove investire nel 2022

Goldman Sachs delinea alcune idee di investimento nel mercato azionario e valutario. Riguardo il primo individua delle opportunità nelle azioni messicane e russe in dollari perché i mercati offrono valutazioni interessanti e uno scenario macro relativamente isolato. Anche le azioni egiziane possono essere prese in considerazione per via della relazione che hanno con i prezzi del petrolio.

Quanto al valutario, la banca d’affari punta sulla vendita dell’AUD/CAD, per effetto di una visione rialzista sul petrolio che dovrebbe privilegiare la valuta canadese e una previsione pessimistica su metalli preziosi ed economia cinese su cui l’Australia è maggiormente esposta. Inoltre vi è anche una questione legata ai tassi d’interesse, con la Banca Centrale australiana che dovrebbe iniziare ad aumentare il costo del denaro più lentamente rispetto a quella canadese.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *