Wall Street: per i gestori i mercati stanno sottovalutando l'inflazione USA - Borsa&Finanza

Wall Street: per i gestori i mercati stanno sottovalutando l’inflazione USA

Wall Street: per i gestori i mercati stanno sottovalutando l'inflazione USA

Gli investitori hanno ritrovato sprazzi di entusiasmo negli ultimi mesi a Wall Street, contando sul fatto che l’inflazione USA sia ormai destinata alla discesa e non rappresenti un problema determinante per l’economia e i mercati come lo era prima. In effetti, gli ultimi dati rilasciati dal Bureau of Labour Statistics hanno riportato un indice dei prezzi al consumo per il mese di novembre al 7,1%, dal 7,7% di ottobre. E giovedì 12 gennaio l’attenzione sarà massima per l’IPC di dicembre, che dovrebbe calare fino al 6,5%, in base al consensus. Se ci sarà una conferma in tale direzione del raffreddamento dell’inflazione, allora sono possibili ulteriori sortite rialziste alla Borsa americana.

Il dato sull’inflazione USA è estremamente importante, perché da questo si determina quella che sarà la politica sui tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. Proprio l’alto livello dei prezzi che ha caratterizzato tutto il 2022 è stata la causa principale della serie di strette sui tassi da parte della Banca Centrale statunitense che hanno mandato a picco i listini azionari. Se il carovita dovesse rallentare ancora, allora è pensabile che l’istituto guidato da Jerome Powell possa allentare la presa e svoltare in senso più accomodante.

 

Wall Street: l’inflazione USA è ancora un pericolo

I gestori patrimoniali stanno però cercando di spegnere l’entusiasmo, riportando gli investitori alla ragione. A loro avviso, il mercato sta sottovalutando l’inflazione esattamente come ha fatto durante lo scorso anno e questo potrebbe essere molto pericoloso. I maggiori asset manager del mondo ritengono che gli operatori stiano scommettendo che l’inflazione sarà di nuovo contenuta verso il target della Fed del 2% e che la Banca Centrale tornerà a tagliare i tassi nel 2023. La realtà però è molto diversa, sostengono i gestori.

“L’inflazione è qui per restare”, ha affermato Frederic Leroux, membro del comitato per gli investimenti di Carmignac. “Dobbiamo vivere in un ambiente molto diverso da prima, perché il mondo sta entrando in un ciclo macroeconomico paragonabile a quello tra il 1966 e il 1980”, ha aggiunto. In quel lasso di tempo l’economia globale è stata sconvolta da due shock energetici che spinsero l’inflazione USA a due cifre.

Anche gli analisti di BlackRock sono convinti di una persistenza dell’inflazione a livelli alti. A loro giudizio, la Fed non taglierà i tassi, nonostante una recessione, mentre dovrebbe ridurre gli aumenti del costo del denaro man mano che il rallentamento economico diventa evidente. Questo anche se il costo della vita dovesse mantenersi oltre il target del 2%. “I tassi ufficiali potrebbero rimanere alti più a lungo di quanto il mercato si aspetti”, ha scritto Jean Boivin capo del team degli analisti di BlackRock.

Jurrien Timmer, direttore macro globale di Fidelity Investments, ha affermato che l’inflazione rimane un rischio chiave per i mercati. “La Fed ha ripetutamente chiarito che vuole vedere la misura scendere fino all’obiettivo del 2%, non solo un rallentamento della crescita dei prezzi”, ha dichiarato l’esperto. I mercati invece per il momento non riescono a recepire questo messaggio.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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