Il crollo di Wall Street all’inizio della scorsa settimana ha lasciato il segno negli investitori, nonostante ci sia stata una ripresa delle quotazioni nei giorni successivi. Secondo quanto riportato da Deutsche Bank, gli operatori di mercato hanno tagliato le allocazioni azionarie nel corso dell’ultima ottava al ritmo più veloce dall’inizio della pandemia a marzo 2020. I fondi sistematici sono stati spaventati dai dati sull’occupazione americana di luglio peggiori del previsto che hanno alimentato le aspettative di una recessione. E ora “dovranno probabilmente affrontare ulteriori pressioni per ridurre l’esposizione se la volatilità rimane elevata, anche se la loro sensibilità alle vendite è diminuita”, hanno affermato gli strategist della banca tedesca.
Il clima al momento sembra più sereno, dopo i dati sulle richiesta settimanali dei sussidi di disoccupazione inferiori alle stime di giovedì scorso, ma è ancora presto per dire che la grande paura sia alle spalle. I mercati saranno attesi da un banco di prova già mercoledì prossimo con la pubblicazione dei dati sull’inflazione USA. Le stime sono per un tutto fermo al 3%, ma un indice dei prezzi al consumo superiore potrebbe agitare i mercati in quanto rappresenterebbe un freno alla politica di allentamento sui tassi di interesse della Federal Reserve già a partire dalla riunione del 17-18 settembre.
La prossima settimana, invece, tutti gli occhi saranno puntati sul governatore della Fed, Jerome Powell, che si esibirà al simposio di Jackson Hole. Dalle sue parole potrebbero uscire indicazioni preziose sulle intenzioni della Banca centrale in tema di politica monetaria considerando il nuovo contesto macroeconomico. Chiuderà il ciclo dei grandi appuntamenti la trimestrale di Nvidia verso la fine del mese, dove verrà fatto un aggiornamento sulla situazione riguardo l’intelligenza artificiale, croce e delizia dei mercati azionari negli ultimi tempi.
Wall Street: Morgan Stanley, prospettive fredde per le azioni
Se ancora forse non c’è nessun allarme a Wall Street perché parlare di recessione è un po’ prematuro, il sentiment degli investitori non è comunque lo stesso di qualche settimana fa, quando gli indici azionari americani aggiornavano costantemente i loro massimi storici. Secondo lo strategist di Morgan Stanley, Michael Wilson, i guadagni delle azioni saranno limitati dall’incertezza economica e dalla previsione di utili societari più deboli. Le due cause sono collegate, ovviamente. Sono proprio i timori per la crescita ad aver offuscato la stagione degli utili più forte dal 2021. La durata dei profitti è messa fortemente in discussione dalle preoccupazioni per il calo dei consumi a causa di un rallentamento dell’economia, oltre al fatto che la quota di aziende che hanno battuto le stime nel secondo trimestre sia la più bassa dal 2019.
Per queste ragioni, Wilson si aspetta che l’S&P 500 scambi in un range di 5.000-5.400 punti. Il benchmark ha chiuso l’ultima ottava a 5.344 punti, il che significa che nell’estremità superiore guadagnerebbe appena circa l’1%, mentre nell’estremità inferiore scivolerebbe di oltre 6 punti percentuali. “I declassamenti degli utili degli analisti supereranno gli aggiornamenti in linea con la debolezza stagionale, che è uno dei motivi per cui il terzo trimestre è in genere il più impegnativo per le azioni”, ha scritto Wilson in una nota. L’esperto continua a preferire i titoli difensivi, di società con bilanci e prospettive di utili solidi. “Sebbene i mercati obbligazionari si siano mossi per prezzare una Fed dietro la curva, le valutazioni azionarie non riflettono ancora pienamente tale rischio”, ha avvertito.









