Il rimbalzo di Wall Street è stato molto flebile nella seduta di ieri, dopo la catastrofe della giornata precedente a seguito dei dati sull’inflazione USA. Gli indici hanno chiuso la sessione con modesti rialzi: 0,34% l’S&P 500, 0,74% il NASDAQ e appena lo 0,10% il Dow Jones. Questo è un segnale eloquente che l’umore degli investitori è ancora scosso e con ogni probabilità le scelte da qui alla prossima riunione della Federal Reserve sconteranno un atteggiamento dell’istituto monetario ancora più aggressivo.
I prezzi al consumo negli USA faticano a scendere e ciò implica che i maxi-rialzi dei tassi degli ultimi incontri della Banca Centrale americana non siano stati sufficienti. Alcuni stanno avanzando l’ipotesi che il FOMC decida per una stretta dell’1% già dal meeting del 20/21 settembre, il che fomenterebbe la paura che una recessione negli Stati Uniti sia più vicina. In teoria gli USA potrebbero essere dichiarati ufficialmente in recessione tecnica, dal momento che per due trimestri consecutivi hanno registrato una crescita negativa.
L’arbitro ufficiale però è il National Bureau of Economic Research, il cui giudizio è previsto nei prossimi mesi. In verità, l’istituto sta temporeggiando perché, per sancire una contrazione economica vera e propria, tiene conto di un ventaglio di fattori che vanno al di là del PIL, a cominciare dall’occupazione. I dati macroeconomici degli Stati Uniti in tal senso non destano affatto grandi preoccupazioni, per tale motivo le risultanze sulla crescita entrano in rotta di collisione con altri parametri altrettanto importanti.
Wall Street: le previsioni di Ray Dalio
La confusione che regna però nei mercati è evidente e riflette un’incertezza generale che è poco gradita. A fare una proiezione cupa è stato il grande investitore Ray Dalio, che prevede un affondo del 20% delle azioni a Wall Street, se la Fed dovesse portare il tasso terminale nella fascia compresa tra il 4,5% e il 6%. Un’azione del genere rischia di “portare la crescita del credito del settore privato verso il basso e quindi la spesa dei consumatori e l’economia”, ha dichiarato il miliardario fondatore di Bridgewater Associates.
Attualmente gli investitori si aspettano che i tassi raggiungano il picco del 4,4% nel 2023, il che implica ancora altri 2 punti percentuali di aumento. Tuttavia, Dalio afferma che il mercato potrebbe essere ancora eccessivamente ottimista sull’inflazione a lungo termine in quanto prevede un livello del 2,6% nel prossimo decennio, mentre a suo giudizio l’inflazione potrà collocarsi tra il 4,5% e il 5%. Di conseguenza, Dalio stima che la curva dei rendimenti USA rimarrà relativamente piatta fino a quando “non ci sarà un effetto negativo inaccettabile sull’economia”.
L’inversione della curva che si è avuta in questi mesi storicamente è il preludio per una recessione, ormai considerata inevitabile l’anno prossimo. Questo ha rafforzato la visione negativa dell’attività economica degli investitori, che potrebbe inasprirsi ancora di più nel momento in cui la Fed si dovesse mostrare più intransigente, a partire proprio dal prossimo incontro ufficiale.









