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Wall Street: un VIX da record spaventa gli investitori

Nell'immagine un semaforo rosso davanti al cartello della strada di Wall Street a New York

L’indice VIX, l’indicatore che misura la volatilità di Wall Street, ha raggiunto il livello più alto dal 20 ottobre. Il cosiddetto “indice della paura” si è attestato al picco di 19,6, con i trader che scontano l’esacerbarsi delle tensioni in Medio Oriente e Ucraina, nonché le aspettative che la Federal Reserve rimandi il primo taglio dei tassi di interesse.

Secondo quanto affermato da Mandy Xu, responsabile dell’intelligence sul mercato dei derivati presso il Cboe Global Markets, i volumi delle opzioni VIX hanno toccato il massimo a sei anni alla fine della scorsa settimana, con un’impennata della domanda di opzioni put che proteggono dal calo del mercato. Un’inversione di tendenza rispetto a qualche tempo fa, quando gli investitori erano per lo più preoccupati di perdere potenziali guadagni piuttosto che di proteggere il loro portafoglio da un sell-off.

 

Wall Street: ecco cosa sta facendo salire il VIX

Le ultime quattro sedute a Wall Street si sono chiuse con il segno negativo, registrando una perdita complessiva di 3,4 punti percentuali. Questo ha contribuito a far salire la tensione sul mercato e a mettere il VIX sotto pressione. Gli investitori temono soprattutto la possibile escalation tra Israele e Iran con il rischio che il conflitto si allarghi a tutto il Medio Oriente. Il mondo intero rimane con il fiato sospeso in attesa di vedere quali saranno le reazioni israeliane all’attacco iraniano di pochi giorni fa con droni e missili. Il presidente Netanyahu ha promesso una rappresaglia, ma gli Stati Uniti stanno cercando di spegnere l’incendio scoraggiando azioni dimostrativa.

Le vendite in Borsa incorporano anche le paure che provengono dall’Ucraina, dove la guerra con la Russia non sembra avere via d’uscita. A preoccupare sono le minacce di Mosca di un conflitto esteso alla NATO, il che si tramuterebbe nella terza guerra mondiale. Uno scenario tanto angosciante quanto catastrofico sotto ogni profilo, compreso quello finanziario. “Gli investitori stanno acquistando protezione dai ribassi alla luce delle tensioni geopolitiche” ha affermato Solita Marcelli, direttrice degli investimenti Americas di UBS Global Wealth Management.

L’indicatore della paura sta risentendo altresì delle aspettative in riduzione di abbassamento del costo del denaro da parte della Fed. Tra i mercati e la Banca centrale sembra che sia stata raggiunta una certa sintonia: i tagli saranno pochi e procrastinati nel tempo. Tuttavia, fino a qualche settimana fa, i mercati non davano ascolto ai messaggi da falco degli esponenti della Fed, che predicavano prudenza a causa dell’inflazione ancora minacciosa. Alla fine i mercati finanziari si sono allineati, scommettendo su due tagli dei tassi rispetto ai tre indicati dall’istituto monetario durante la riunione di marzo.

Tra le ultime dichiarazioni di membri del FOMC ci sono quelle di Loretta Mester, presidente della Federal Reserve Bank di Cleveland, che ieri ha affermato di aspettarsi un’inflazione in rallentamento quest’anno che consenta alla Fed di allentare la politica monetaria, ma ha suggerito di “non avere fretta” nel tagliare i tassi. Questa, insieme ad altre dichiarazioni, indica la presenza di una certa uniformità di vedute all’interno della Fed sulla necessità di spostare più in là nel tempo il primo taglio dei tassi di interesse e sul numero dei tagli da attuare. Del resto lo stesso governatore Jerome Powell ha disilluso i pochi rimasti a sperare in tre sforbiciate quest’anno, con la prima già a giugno. Martedì, infatti, il presidente ha dichiarato che probabilmente “ci vorrà più tempo del previsto prima che l’inflazione scenda al livello obiettivo della Banca centrale del 2% e renda appropriato operare i tagli dei tassi”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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