Yen: il governo giapponese lancia il più forte avvertimento fino ad oggi - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Yen: il governo giapponese lancia il più forte avvertimento fino ad oggi

Yen: il governo giapponese lancia il più forte avvertimento fino ad oggi

L’incontro trilaterale della scorsa settimana tra i ministri delle Finanze giapponese, americano e sudcoreano ha gettato le basi per un duro intervento sui mercati valutari del Giappone contro l’eccessiva debolezza dello yen. È quanto ha riferito Shunichi Suzuki, ministro delle Finanze del Sol Levante, che ha lanciato il più forte avvertimento verbale fino a ora, davanti al parlamento nazionale. L’alto esponente del governo ha espresso grande preoccupazione per l’impatto che le vendite sulla valuta nipponica stanno avendo sui costi delle importazioni del Paese. Ci sarebbero tutte le condizioni affinché venga intrapresa “un’azione appropriata nel mercato valutario“, ha asserito. Una moneta debole, infatti, se da un lato stimola le esportazioni della nazione, dall’altro irrigidisce i prezzi dell’import alimentando l’aumento del costo della vita per le famiglie.

I tre Paesi che si sono riuniti alcuni giorni fa hanno concordato di “consultarsi” sui mercati dei cambi, manifestando congiuntamente le preoccupazioni per l’andamento di yen e won coreano nei confronti del dollaro USA. Satsuki Katayama, esponente del partito liberaldemocratico, al governo in Giappone, ha sottolineato che le autorità potrebbero intervenire in qualsiasi momento in quanto i movimenti dello yen non sono allineati ai fondamentali.

 

Yen: come sarà l’intervento del governo?

L’intervento governativo sui mercati valutari avviene normalmente dopo una serie di “minacce” verbali da parte degli esponenti di spicco delle autorità finanziarie e monetarie. L’ultima presa di posizione è avvenuta nei mesi di settembre e ottobre 2022, allorché lo yen era prima sceso a 145 per dollaro e poi a 150 (cambi USD/JPY). I due interventi, i primi dal 1998, hanno messo in campo oltre 9.000 miliardi di yen. Tuttavia alla lunga non hanno sortito l’effetto sperato perché la valuta giapponese ha continuato a indebolirsi nei confronti del biglietto verde arrivando attualmente alle soglie di quota 155.

I movimenti più recenti sono osservati “con un alto senso di urgenza” ha spiegato Suzuki, aggiungendo che Tokyo potrebbe agire “senza escludere alcuna opzione”. In sostanza, il Giappone è pronto ad agire con una potenza di fuoco ben maggiore di quella di un anno e mezzo fa. Secondo Hideo Kumano, capo economista del Dai-ichi Life Research Institute, gli avvertimenti verbali potrebbero intensificarsi in vista delle vacanze della Golden Week giapponese la prossima settimana per tenere in allerta i trader sull’imminenza di una mossa.

 

La BoJ avverte di un altro possibile rialzo dei tassi

Il problema di fondo comunque non è risolto. È difficile immaginare che cambi realmente qualcosa senza cambiamenti a livello di politica monetaria. Il sell-off sullo yen si spiega con la divergenza dei tassi di interesse tra Bank of Japan e Federal Reserve. La Banca centrale giapponese ha alzato il mese scorso il costo del denaro portandolo nell’intervallo 0%-0,1% e soprattutto facendolo uscire dal regime dei tassi negativi che perdurava da otto anni. Tuttavia, la politica monetaria rimane accomodante e non è escluso che per la prossima stretta bisognerà aspettare a lungo. Al contrario la Federal Reserve sembra aver abbandonato l’idea di tagliare i tassi di interesse a breve, poiché la forza dell’economia americana e il riemergere dell’inflazione suggeriscono cautela. Addirittura qualcuno ipotizza la possibilità di un ulteriore aumento dei tassi entro la fine del 2024. In definitiva, tra i costi di finanziamento statunitensi e quelli giapponesi c’è uno spread superiore a 5 punti percentuali. Come si potrebbe quindi pensare che i trader non comprino dollari e vendano yen?

Oggi il governatore della BoJ, Kazuo Ueda, ha cercato di placare le vendite sulla valuta domestica affermando davanti al Parlamento che l’istituto centrale è intenzionato ad aumentare il tasso di riferimento se l’inflazione sottostante salirà verso l’obiettivo di lungo periodo del 2%. Tuttavia non ha dato input sulla tempistica e sull’entità di eventuali cambiamenti, limitandosi a dire che la Banca centrale al riguardo “non ha preconcetti”. Venerdì ci sarà la riunione della BoJ in cui saranno prese le decisioni di politica monetaria, ma gli analisti non si aspettano alcuna novità almeno fino a ottobre.

AUTORE

Picture of Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *