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Yen: nuovi minimi a 34 anni contro il dollaro, Tokyo interverrà?

Nell'immagine un'immagine dall'alto del Palazzo dove ha sede la Camera dei rappresentanti del Giappone

Lo yen ha aggiornato il minimo degli ultimi 34 anni sul dollaro USA, precipitando a oltre 153 di USD/JPY. I trader hanno venduto la moneta giapponese dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione americana, alimentando le aspettative di un imminente intervento del governo nipponico a sostegno della valuta domestica. L’indice dei prezzi al consumo americano è salito al 3,5%, oltre il 3,4% atteso dal consensus, e ora gli analisti prevedono che la Federal Reserve non taglierà i tassi di interesse prima di settembre. Ciò significa che il dollaro conserverà il vantaggio sullo yen in termini di rendimento ancora a lungo, attirando gli investitori e creando le condizioni per un ulteriore rafforzamento del cambio USD/JPY.

 

Yen: il governo torna alla carica con le minacce di intervento

Oggi è sceso nuovamente in campo il ministro delle Finanze giapponese Shunichi Suzuki, dichiarando che nessuna misura sarà esclusa per frenare le eccessive oscillazioni dell’USD/JPY: “Non stiamo solo guardando i livelli in sé, come 152 o 153, ma anche il loro background. E lo stiamo facendo con un alto senso di urgenza”. Davanti al parlamento, Suzuki ha detto anche che i movimenti valutari eccessivi non sono auspicabili, ma devono rispettare i fondamentali. Tutto ciò genera preoccupazioni per l’impatto sui prezzi.

I commenti sono arrivati dopo le dichiarazioni rilasciate all’inizio della giornata dal vice-ministro delle finanze per gli affari internazionali Masato Kanda, secondo cui le risposte del governo ai recenti movimenti dello yen saranno “appropriate senza escludere alcuna opzione”. Come Suzuki, Kanda non ha dato un punto di riferimento preciso per far scattare l’intervento del governo, ma ha sottolineato come l’eccessiva volatilità presente sui mercati valutari ha “un impatto negativo sull’economia”.

 

Gli analisti poco convinti sull’intervento

Il Giappone era intervenuto direttamente sul Forex a settembre e ottobre del 2022: una prima volta allorché l’USD/JPY era salito sopra 145; una seconda quando il cross aveva superato quota 150. Allora le autorità avevano messo in campo una potenza di fuoco di 9.000 miliardi di yen per acquistare la valuta domestica in caduta libera. Oggi la mole di denaro che dovrebbe essere movimentata rischia di essere ancora più corposa.

Tuttavia gli analisti non sono molto convinti sulla reale volontà di intervento delle autorità giapponesi. Secondo Masafumi Yamamoto, chief FX strategist di Mizuho Securities “rispetto al 2022, le autorità sembrano mancare di determinazione nel difendere lo yen” in quanto “potrebbero ritenere inutile” l’intervento visto che “la forza del dollaro riflette una solida economia statunitense e i differenziali dei tassi di interesse tra Giappone e Stati Uniti sono aperti”.

Dello stesso avviso sono gli analisti di Action Economics. “I funzionari giapponesi hanno avvertito che le mosse speculative stavano avendo un impatto e hanno minacciato l’intervento. Ma il forte balzo dell’USD/JPY suggerisce che la forza del dollaro non sarà combattuta in tal frangente” hanno affermato. A unirsi al coro è anche Benjamin Shatil, analista di cambio presso JP Morgan a Tokyo, che ha osservato come ci sia una “percezione diffusa tra gli investitori macro che l’intervento servirà semplicemente a rallentare, non ad arrestare, il deprezzamento dello yen, data la riduzione dei tagli della Fed quest’anno”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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