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Yen: per gli analisti le pressioni sulla valuta non sono finite

Yen: per gli analisti le pressioni sulla valuta non sono ancora finite

Lo yen si mantiene stabile nei confronti del dollaro americano sotto quota 140, dopo un rally partito dalla scorsa settimana allorché sono stati pubblicati i dati sull’inflazione statunitense. Per il mese di ottobre, il Bureau of Labour Statistics ha riportato un IPC al 7,7% su base annua, inferiore all’8% previsto. Ciò ha dato un chiaro segnale di raffreddamento dell’inflazione, alimentando le attese che la Federal Reserve rallenti il ritmo del rialzo dei tassi d’interesse. Da quel momento gli investitori hanno cominciato a vendere dollari, facendo regredire il cambio USD/JPY, che nei giorni precedenti aveva raggiunto un massimo di 151,94.

Per ora quanto sta accadendo nei mercati valutari è un sospiro di sollievo per l’economia giapponese. La Bank of Japan non intende indietreggiare sulla politica di stimolo monetario, il che implica che difficilmente su quel fronte si potrà avere un supporto per il rafforzamento dello yen. Nel frattempo, il forte calo della valuta nipponica ha determinato un aumento dei costi per le materie prime e i generi alimentari importati, causando una contrazione dell’economia giapponese nel terzo trimestre per la prima volta quest’anno. Al fine di alleviare il peso sulle famiglie, il Governo ha annunciato un piano di spesa da 200 miliardi di dollari, dopo che nei mesi di settembre e ottobre era intervenuto direttamente sui mercati valutari per sostenere la divisa nazionale, in quel momento in caduta libera.

 

Yen: ecco perché potranno esserci altri ribassi

Gli sforzi del Governo per evitare l’indebolimento dello yen – 64 miliardi di dollari finora – non avranno grandi effetti per gli osservatori di mercato, in quanto il percorso della valuta giapponese dipenderà essenzialmente dalle politiche monetarie che attuerà la Fed da qui in avanti e conseguentemente dall’andamento del dollaro USA.

Secondo Takahide Kiuchi, economista esecutivo presso il Nomura Research Institute, è ancora prematuro affermare che il rally del dollaro sia finito, almeno fino a quando la Banca Centrale statunitense non avrà iniziato uno spostamento verso il basso delle strette sui tassi da 0,75 punti percentuali. Tuttavia, l’esperto ritiene che lo yen sia vicino a un punto di svolta. “Penso che stiamo entrando nella fase finale dello storico indebolimento dello yen. Questo è l’inizio della fine dello yen più debole”, ha affermato.

Di opinione simile è Yujiro Goto, chief foreign exchange strategist di Nomura Securities, secondo cui, in vista della prossima riunione della Fed a metà dicembre, è possibile un nuovo scivolone dello yen fino a 145 sul dollaro, ma non nuovamente al livello di 150. “Inoltre, penso che il saldo delle partite correnti si stia riprendendo a causa della riapertura del confine e del ritorno dei turisti, e anche il prezzo del petrolio sembra aver raggiunto il picco. Quindi, pare che la più grande vendita di yen sia probabilmente alle nostre spalle. Se avessimo una svolta da parte della Fed, ciò inviterebbe a vendere dollari a livello globale”, ha detto Goto.

Più aspri sembrano essere i commenti di Shusuke Yamada, stratega dei cambi e dei tassi presso Bank of America. Lo strategist ha affermato che ancora vi sono pressioni di vendita sullo yen e che prima di affermare che il dollaro USA abbia raggiunto il picco occorrono prove ulteriori che l’inflazione si stia raffreddando, in un contesto in cui il mercato del lavoro è ancora teso e gli aumenti salariali sono forti.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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