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Yen: la BoJ accomodante consolida il carry trade

Yen: la politica accomodante della BoJ consolida il carry trade

Chi si aspettava un governatore della Bank of Japan estremamente rigoroso nella politica monetaria e un balzo dello yen nei mercati valutari, finora è rimasto deluso. Non solo Kazuo Ueda non ha invertito l’approccio estremamente accomodante del suo predecessore Haruhiko Kuroda, ma sotto certi aspetti ha continuato a perseguire la stessa linea.

Venerdì ci sarà l’annuncio sui tassi d’interesse nell’ambito della riunione periodica della Banca centrale giapponese. Oltre il 50% degli economisti intervistati da Bloomberg si aspetta che la BoJ a questo punto tenga il costo del denaro fermo a -0,1% per tutto il 2023.

 

Yen: ecco come guadagnare con il carry trade

Il Giappone è rimasto l’unico Paese al mondo a tenere i tassi negativi, il che consolida lo yen come valuta privilegiata per effettuare le operazioni di carry trade. Queste consistono nel fatto che gli operatori di mercato prendono in prestito denaro denominato nella valuta che rende di meno (in tal caso lo yen) – pagando in questo modo oneri di finanziamento bassi o nulli – per acquistare monete con rendimenti più alti e magari più stabili come il dollaro o l’euro.

Tali operazioni non sono a rischio zero, perché la profittabilità dipende da quello che sarà l’andamento delle valute sul mercato. Più precisamente, se la valuta acquistata si indebolisce rispetto a quella in cui ci si finanzia a un tasso maggiore rispetto alla differenza di rendimento generata dal carry trade, il risultato dell’operazione risulta alla fine negativa. Ad esempio, supponendo che si abbia la possibilità di finanziarsi in yen a tasso nullo e di comprare dollari al tasso del 5%, questa transazione di carry trade rende il 5% netto all’anno.

Ma se nel frattempo il cambio USD/JPY si è indebolito per il 6%, il profitto finale sarà negativo dell’1%. In sostanza, è molto importante che lo yen si mantenga debole, con Ueda che presti fede all’impegno di tenere i tassi negativi. Se si considerano i guadagni realizzati dal carry trade che vende lo yen dalla fine del 2021 – quando sono cominciate a emergere le divergenze di politica monetaria tra la BoJ e le altre Banche centrali – si può vedere come in media ci sarebbe stato un guadagno del 19% acquistando un paniere equamente ponderato di dollari USA, canadesi, australiani e neozelandesi.

Secondo Tsuyoshi Ueno, economista senior presso l’NLI Research Institute di Tokyo, i bassi rendimenti in Giappone rendono lo yen una fonte di finanziamento preferita. “Insieme ai deficit commerciali del Giappone, la domanda di carry trade limiterà qualsiasi forza dello yen”, ha affermato. Il rischio di un cambiamento a sorpresa della politica monetaria della BoJ è sempre presente, in quanto comporterebbe un balzo della volatilità e quindi delle quotazioni dello yen. Tuttavia, un indicatore di Deutsche Bank delle fluttuazioni valutarie previste è sceso ai minimi da febbraio 2022 questa settimana, suggerendo che tale rischio per il momento è limitato. “C’è un buon potenziale per il carry trade soprattutto quando la volatilità diminuisce”, ha dichiarato Shusuke Yamada, responsabile della strategia valutaria e dei tassi giapponesi presso Bank of America. “Gli operatori di mercato sono abbastanza convinti che il basso rendimento continuerà in Giappone per un lungo periodo”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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