Ci risiamo, lo yen è nuovamente in caduta libera. Dai minimi di aprile scorso la valuta giapponese ha perso circa 9 punti percentuali rispetto al dollaro Usa e si è indebolita di circa il 3,6% solo questa settimana. Le quotazioni del cambio Usd/Jpy si aggirano intorno a 153, il livello più alto degli ultimi otto mesi. Le dinamiche valutarie hanno fatto scattare il livello di allarme nel Ministero delle Finanze giapponese, che ora minaccia l’ennesimo intervento. Nel frattempo, la situazione politica in Giappone è ancora in corso di definizione e potrebbe influenzare l’andamento dello yen. In questo articolo:
- Yen: cosa sta mettendo pressione alla valuta
- Nuovo intervento in vista?
Yen: cosa sta mettendo pressione alla valuta
L’Usd/Jpy si sta rinforzando nonostante la Federal Reserve abbia ripreso il piano di riduzione dei tassi di interesse negli Stati Uniti e la Bank of Japan sia in procinto di riprendere quello di aumento del costo del denaro. Il divario tra i due tassi è ancora molto elevato – 4,25% in Usa e 0,5% in Giappone – il che incoraggia le strategie di carry trade. Tuttavia, la situazione in prospettiva è molto diversa rispetto a qualche tempo fa, quando la BoJ continuava con la sua politica ultra-accomodante e la Fed effettuava strette per frenare un’inflazione galoppante.
Gli investitori sono confusi dopo che Sanae Takaichi è stata eletta presidente del Partito liberal-democratico in Giappone e si appresta a sostituire il dimissionario Shigeru Ishiba alla guida del Paese. L’ascesa di Takaichi ha instillato il dubbio al mercato che il futuro premier contrasterà la politica monetaria restrittiva della BoJ. Questo per via della sua cultura economica ligia alla dottrina espansionistia del defunto ex-premier Shinzo Abe. Solo un anno fa, la 64enne di Nara definiva gli aumenti dei tassi “stupidi”, il che lascia intravedere che non sia per nulla favorevole al loro incremento.
Una Banca centrale più condizionata dalla politica potrebbe rallentare il percorso di aumento dei tassi, rendendo lo yen una moneta di nuovo poco redditizia. L’istituto guidato da Kazuo Ueda si riunirà il 30 ottobre e i mercati stanno valutando una nuova stretta con una probabilità appena del 21%. Ieri, comunque, Takaichi ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di incoraggiare uno yen eccessivamente debole e di non essere in grado di commentare i rialzi della BoJ. I mercati potrebbero essere rassicurati che il suo programma politico pro-crescita non entrerà in rotta di collisione con gli sforzi della Banca centrale di inasprire la politica monetaria.
Tuttavia, molto dipenderà anche dal panorama politico che si delineerà in Giappone. Takaichi ha incontrato gli esponenti di Komeito, alleato del Pld dal 1999. I due partiti sono ai ferri corti ed è possibile una separazione. Takaichi cerca di ricucire lo strappo, ma non è ancora chiaro se raggiungeranno un accordo. Il punto è che, anche se Pdl e Komeito dovessero restare insieme, non avrebbero la maggioranza in entrambe le camere del parlamento. Giocoforza, occorrerà scendere a patti con i partiti di opposizione. Questo clima di incertezza rischia di mettere ulteriore pressione allo yen.
Nuovo intervento in vista?
Fino a che punto le autorità giapponesi tollereranno la debolezza dello yen? Oggi il ministro delle Finanze Katsunobu Kato ha mostrato i muscoli, minacciando un intervento in caso di vendite speculative sulla divisa. “Attualmente stiamo assistendo a movimenti unilaterali e rapidi nel mercato”, ha detto. “Il governo valuterà attentamente eventuali movimenti eccessivi o disordinati”. Dal 2022, il Ministero delle Finanze ha speso circa 24.500 miliardi di yen (160 miliardi di dollari) per sostenere la valuta nazionale. Lo scorso anno, dopo varie minacce, era intervenuto quando l’Usd/Jpy aveva raggiunto i livelli di 157,99, 159,45, 160,17 e 161,76. Quale può essere ora la soglia chiave?
Secondo Atsushi Takeuchi, un ex funzionario della Banca centrale che è stato coinvolto nelle incursioni sul mercato di Tokyo un decennio fa, le autorità giapponesi potrebbero tollerare un moderato calo dello yen, ma sarebbero pronte a intervenire se la valuta si deprezzasse bruscamente verso 160 per dollaro. “Alle autorità non dispiacerà finché i cali dello yen saranno moderati. I loro campanelli d’allarme inizieranno a suonare se gli operatori di mercato cominceranno a parlare della possibilità di un forte calo dello yen verso 160 o 170 per dollaro”, ha detto Takeuchi in un’intervista rilasciata a Reuters. A suo avviso, l’intervento non cambierà l’andamento generale del mercato, ma quantomeno “può mettere in pausa i bruschi cali dello yen”.









