In un contesto internazionale ancora incerto, segnato dalle tensioni geopolitiche e dalla volatilità dei prezzi energetici, a partire dal gas, A2A ha chiuso il 2025 con risultati che riflettono la complessità dello scenario in cui il gruppo si è trovato a operare. Il venir meno di condizioni particolarmente favorevoli sul fronte idroelettrico ha inciso sulla redditività rispetto all’esercizio precedente, ma il bilancio conferma al tempo stesso la capacità della società di mantenere una traiettoria industriale solida, sostenuta da investimenti in crescita, da una generazione di cassa robusta e da una struttura finanziaria che continua a mostrare tenuta.
In Borsa il mercato premia i conti. Il titolo, già impostato al rialzo insieme all’intero comparto delle utility, ha toccato un massimo di seduta a 2,536 euro e viaggia ora in progresso del 1,53% a 2,462 euro.
In questo articolo:
- A2A chiude il 2025 con ricavi in rialzo e utili sotto pressione
- Più investimenti nel 2025 e guidance prudente per il 2026
- Tra guerre e volatilità energetica, A2A conferma la sua strategia
A2A chiude il 2025 con ricavi in rialzo e utili sotto pressione
A2A ha chiuso il 2025 con ricavi adjusted pari a 14,014 miliardi di euro, in aumento del 9% rispetto ai 12,857 miliardi dell’esercizio precedente, sostenuti soprattutto dal consolidamento di Duereti e dalla crescita dei volumi venduti, in particolare nell’energia elettrica. La dinamica dei ricavi, però, non si è tradotta in un miglioramento della redditività. Il margine operativo lordo adjusted si è attestato a 2,243 miliardi, in calo del 4%, mentre l’utile netto adjusted è sceso a 686 milioni, il 16% in meno rispetto agli 816 milioni del 2024. A pesare sui risultati è stata anzitutto la normalizzazione della produzione idroelettrica dopo un anno, il 2024, particolarmente favorevole.
La produzione netta complessiva di energia elettrica è diminuita del 6%, attestandosi a 11.518 GWh, con un calo del 26% dell’idroelettrico e del 23% delle rinnovabili, mentre il termoelettrico ha segnato una crescita dell’11%. È in questo quadro che si spiega soprattutto la contrazione della business unit Generazione & Trading, il cui ebitda è sceso a 728 milioni, in flessione del 26%, risentendo anche di minori opportunità di hedging e trading sulle commodity energetiche.
La riduzione dell’utile netto adjusted a 686 milioni, rispetto agli 864 del 2024, è riconducibile non solo al calo dell’ebitda, ma anche all’aumento degli ammortamenti, legato sia al maggior livello di investimenti sia al completamento della purchase price allocation di Duereti. A questo si è aggiunta la crescita degli oneri finanziari netti, saliti a 169 milioni per effetto delle emissioni obbligazionarie realizzate nel corso dell’anno e del finanziamento ponte connesso all’acquisizione di Duereti.
Sul fronte patrimoniale e finanziario, invece, il gruppo ha mostrato un miglioramento. L’indebitamento netto è sceso a 5,474 miliardi dai 5,835 miliardi di fine 2024, con un rapporto pfn/ebitda adjusted pari a 2,4 volte. In questo contesto, il consiglio di amministrazione ha proposto un dividendo di 0,104 euro per azione, in aumento del 4% rispetto all’anno precedente.
Più investimenti nel 2025 e guidance prudente per il 2026
Il secondo elemento centrale dei conti è il ritmo degli investimenti, saliti a 1,681 miliardi di euro, l’11% in più rispetto al 2024. Oltre il 60% delle risorse è stato destinato a interventi di sviluppo, in particolare al potenziamento e all’efficientamento delle reti di distribuzione, soprattutto elettriche, all’aumento della flessibilità degli impianti di generazione, alla realizzazione di nuovi asset eolici, alla crescita delle attività legate alla circular economy e alla digitalizzazione del gruppo. Il rafforzamento infrastrutturale emerge anche da alcuni indicatori operativi, come la capacità installata della rete elettrica, salita a 8.788 MVA, e i Point of Delivery della distribuzione elettrica, cresciuti a 2,086 milioni, anche grazie al contributo di Duereti.
Per il 2026, il gruppo indica una guidance con un Ebitda adjusted compreso tra 2,21 e 2,25 miliardi di euro e un utile netto adjusted tra 630 e 660 milioni, in una cornice che riflette un approccio prudente ma coerente con il contesto di mercato e con la prosecuzione del piano di crescita.
Tra guerre e volatilità energetica, A2A conferma la sua strategia
A2A collega apertamente i risultati del 2025 a uno scenario energetico definito “complesso e volatile”, ancora condizionato dalle tensioni internazionali e da dinamiche di mercato meno lineari rispetto al passato. Nella nota diffusa dal gruppo si legge che la crescita dei ricavi di vendita è stata sostenuta anche dall’aumento dei prezzi sui mercati all’ingrosso, sia per l’elettricità sia per il gas. Per avere in chiaro qualche cifra, il PUN Index, benchmark del mercato elettrico italiano gestito dal Gestore dei Mercati Energetici, è passato da una media di 114,41 euro/MWh a febbraio a 141,89 euro/MWh a marzo. Nello stesso periodo anche il PSV, parametro di riferimento per il gas, è salito da 0,377 euro/Smc a circa 0,5 euro/Smc. Parallelamente, il gruppo sottolinea che il 2025 è stato segnato da minori opportunità di hedging sulle commodity energetiche rispetto al 2024, in un contesto di prezzi di copertura mediamente più bassi.
Su questo sfondo si inseriscono le parole dell’amministratore delegato Renato Mazzoncini (in foto), che richiama “uno scenario energetico complesso e volatile” e sottolinea che, “nonostante le tensioni internazionali a cui stiamo assistendo con preoccupazione”, A2A continuerà a investire in capacità e flessibilità del sistema energetico, innovazione e digitalizzazione, con l’obiettivo di contribuire alla transizione energetica e allo sviluppo dell’economia circolare del Paese.









