Azioni cinesi: le ragioni della sovraperformance nel 2025

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Gli investitori hanno spostato capitali dalle azioni americane a quelle cinesi. Da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2025, l’indice Hang Seng della Borsa di Hong Kong ha guadagnato il 22,34%, a fronte di un calo del 7,92% dell’S&P 500 a Wall Street. Inoltre, secondo i dati di Morgan Stanley, i fondi esteri hanno investito 3,8 miliardi di dollari in azioni cinesi a febbraio, dopo tre mesi consecutivi di prelievi. Tutto questo nonostante la Cina sia stata colpita da un raddoppio dei dazi americani dal 10% al 20% a partire dal 4 marzo scorso.

Il mercato vende le azioni USA dopo aver dato loro la priorità nel post crisi 2008 in quanto teme che la guerra commerciale innescata dai dazi porti a una recessione negli Stati Uniti. I dati sui consumi, sull’attività manifatturiera e sull’occupazione negli Stati Uniti non offrono segnali confortanti, mente l’inflazione sta tornando ad alzare la testa. Ancora più che da una recessione, gli investitori sono spaventati dall’idea che possa arrivare una stagflazione, con l’economia in contrazione e l’aumento dei prezzi al consumo. “Si è passati da ‘TINA’ (there is no alternative) a ‘TIARA’ (there is a real alternative)” ha detto Andy Wong, dirigente senior di Pictet Asset Management, basato a Hong Kong.

 

Azioni cinesi: 3 fattori che spiegano gli acquisti

Il passaggio alle azioni cinesi non ha una sola motivazione, secondo gli osservatori finanziari, ma un concorso di ragioni che hanno trasmesso fiducia agli investitori. Innanzitutto, c’è stato il risveglio delle società tech della Repubblica Popolare. Le megacap come Alibaba e Tencent hanno vissuto un rally importante quest’anno, sulla scia di un feeling ritrovato con le autorità di Pechino dopo tre anni di repressione. Il mese scorso il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato alcuni leader del settore promettendo supporto e incoraggiandoli a proseguire nello sviluppo tecnologico del Paese.

In secondo luogo, è scoppiata la bomba DeepSeek che ha letteralmente destabilizzato (in meglio per la Cina) il settore dell’intelligenza artificiale. Il 27 gennaio scorso la startup cinese è piombata sul mercato rilasciando il modello R1, che garantisce le stesse performance delle più sofisticate piattaforme americane ma a una frazione del costo. Tanto è bastato per mettere in subbuglio le Big tech USA che spendono fior di miliardi per l’intelligenza artificiale e incoraggiare le aziende cinesi operative nel settore come  Alibaba e Baidu.

In terzo luogo, le azioni cinesi sono economiche dopo vendite durate tre anni, a differenza di quelle statunitensi che hanno aggiornato costantemente i loro massimi storici e che ora sono sopravvalutate. In termini numerici, l’indice Hang Seng vale 7 volte gli utili previsti a 12 mesi, contro le 20 volte dell’S&P 500.

 

Quanto durerà il rally?

In passato le azioni cinesi hanno abbozzato altri rally in Borsa che sono dissolti nell’arco di qualche settimana perché l’economia in difficoltà e la crisi immobiliare hanno preso il sopravvento come venti contrari. Il paragone con quanto accaduto prima potrebbe mettere in guardia gli investitori in attesa di ulteriori conferme e dell’evolversi in  positivo delle questioni di natura economica e geopolitica attualmente aperte.

“Le persone hanno un’esperienza traumatica con le azioni cinesi”, ha osservato Dong Chen, chief Asia strategist di Pictet Wealth Management. “La Cina era definita non investibile e questo tipo di narrativa non è ancora stata completamente dissipata”. Secondo Kamal Bhatia, amministratore delegato di Principal Asset Management, gli investitori a lungo termine apprezzano la prevedibilità. Anche quelli molto grandi e sofisticati “non vogliono che la loro tesi di investimento cambi nell’arco di tre anni”, ha detto. Tuttavia, il manager ha precisato che i suoi clienti chiedono anche strategie di investimento a breve termine, che traggono vantaggio dalle tendenze e dai cambiamenti economici.

A giudizio di Lilian Haag, senior portfolio manager di DWS, “gli ultimi dieci giorni hanno reso molto chiaro che vale la pena avere una strategia di allocazione diversificata a livello regionale”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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