Azioni cinesi: per Morgan Stanley è il momento di comprare
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Azioni cinesi: per Morgan Stanley è il momento di comprare

Azioni cinesi: per Morgan Stanley è il momento di comprare

Questo è il momento di comprare le azioni cinesi, secondo gli strateghi di Morgan Stanley. Lo rileva l’algoritmo quantitativo utilizzato dalla banca d’affari americana, che dà i segnali giusti di entrata a mercato quando ricorrono alcune condizioni. In questo momento sono tre i fattori che mostrano come potrebbe iniziare un rally dei titoli delle aziende cinesi. Il primo riguarda la domanda di copertura con i futures sugli indici CSI 300 e CSI 500, arrivata ai minimi da ottobre dello scorso anno. Il secondo concerne il mercato delle opzioni, dove la quantità delle call sta soverchiando quella delle put. Il terzo fa riferimento alla volatilità implicita, che si è abbassata. Per questo, l’istituto finanziario raccomanda ai clienti di tenersi pronti per “cavalcare l’onda” nel caso il mercato cominci a posizionarsi massicciamente in acquisto.

Morgan Stanley osserva come gli investitori stiano rimuovendo le loro coperture azionarie a ritmo sostenuto, facendo leva sulle attese di una rimozione di tutti i blocchi Covid-19 in Cina e sulle politiche di Pechino per la stabilizzazione dello yuan. In base ai dati forniti da diversi fondi internazionali, nell’ultima seduta della scorsa settimana, vi sono stati afflussi netti verso le azioni cinesi di oltre 2 miliardi di dollari, altro segnale interessante sul sentiment attuale degli operatori di mercato. Nell’ultima ottava, infatti, l’indice CSI 300 è cresciuto dell’1,7%, registrando il miglior risultato da tre mesi a questa parte. Tuttavia, ancora da inizio anno la performance è negativa, con un calo delle quotazioni di quasi il 17%.

 

Azioni cinesi: le riserve degli investitori

Gli investitori comunque ancora hanno delle riserve sulle azioni cinesi e si stanno domandando se davvero questo è il timing corretto per entrare a mercato. A frenare gli acquisti sono le preoccupazioni sulla reale forza dell’economia del Dragone, per via di una crisi immobiliare che dà scarsi segni di miglioramento, oltre alle minacce di continue strette sul Covid nelle principali città che rischiano di bloccare l’attività produttiva.

Sullo sfondo, vi è il Congresso a ottobre del Partito Comunista cinese che dovrebbe assegnare il terzo mandato consecutivo a Xi Jinping. Dopo l’incarico, vi è ancora incertezza su come sarà condotta la politica economica del Paese, ovvero se si continuerà a procedere con una certa repressione normativa sulle aziende che ha contraddistinto l’ultimo anno e mezzo di gestione oppure se si procederà a una nuova era dove l’economia verrà stimolata dal punto di vista fiscale e monetario come un tempo.

Le attese intanto crescono per i dati di venerdì 16 settembre, dove si conoscerà l’entità delle vendite al dettaglio e della produzione industriale. Si tratta di risultati molto importanti, perché si avrà una misura più nitida del percorso del Paese verso l’obiettivo di crescita annuale del 5,5% delineato dal Governo. Gli economisti prevedono che il rilascio mostri una continua debolezza, il che non sarebbe ben augurante per l’ex Impero Celeste.

A tutto ciò si uniscono le tensioni molto alte che sussistono tra USA e Cina, dove la Casa Bianca sta cercando di adottare delle misure per bloccare l’approvvigionamento dei chip dalle aziende cinesi. In parallelo corrono le questioni non ancora risolte sul possibile delisting delle società cinesi quotate a Wall Street se non si adeguano agli standard contabili statunitensi, oltre alla mina vagante rappresentata da Taiwan, la cui invasione cinese darebbe luogo a una catastrofe di dimensioni immani in questo momento, sotto ogni profilo.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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