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Azioni europee: per le grandi banche USA sono da vendere

Azioni europee: per le grandi banche USA sono da vendere

Dall’inizio dell’anno le azioni europee hanno attuato un rimbalzo sostanzioso, con l’indice Stoxx Europe 600 che è salito di poco oltre il 10%. A sostenere il rally hanno contribuito due fattori su tutti. In primo luogo la ripresa economica della Cina, dopo un lungo periodo in cui le attività aziendali sono state azzoppate dai blocchi Covid-19. L’Europa è fortemente legata al Dragone dal punto di vista commerciale e qualsiasi notizia positiva che arriva da Pechino sul fronte macroeconomico si riflette sulle Borse del Vecchio Continente. In secondo luogo il contenimento delle turbolenze bancarie dopo il crollo di Credit Suisse, salvato in extremis dall’acquisizione di UBS. Questi aspetti favorevoli sono riusciti a compensare alcuni venti contrari, come il deterioramento dell’attività manifatturiera nella regione e l’inflazione che ancora rimane troppo alta e che probabilmente costringerà la Banca Centrale Europea ad alzare i tassi d’interesse.

 

Azioni europee: gli strategist prevedono vendite

Il buon andamento degli indici europei tuttavia non è stato abbastanza per convincere gli strateghi delle grandi banche internazionali a puntare sulle azioni del Continente. Secondo Milla Savova, strategist di Bank of America, “la politica monetaria è stata inasprita dal ritmo più brusco degli ultimi 40 anni, il che si traduce in un forte deterioramento delle condizioni creditizie e monetarie”. Questo significa che nei prossimi mesi ci saranno “condizioni di crescita recessiva, che a loro volta sarebbero coerenti con un significativo ampliamento dei premi al rischio”.

BofA si aspetta un declassamento delle stime degli utili, in aggiunta agli altri fattori contrarian. Per questo ha tagliato l’obiettivo di fine anno per lo Stoxx 600 a 410 punti, dai 430 del mese di marzo. Alle quotazioni attuali di 468 punti, ciò implica un crollo dell’indice di oltre il 12%. Savova ritiene che il benchmark raggiungerà un minimo di 365 all’inizio del quarto trimestre, poiché il ciclo economico avrà toccato il fondo. A quel punto ci sarà “la prossima grande opportunità di acquisto per gli investitori azionari, in quanto la dinamica della crescita inizia a rimbalzare in risposta a un rallentamento sbiadito da una stretta monetaria aggressiva”, ha detto.

Sulla stessa linea di BofA sono gli strateghi di JP Morgan, secondo cui le sorprese positive arrivate negli utili del primo trimestre non dovrebbero essere interpretati come un segnale di una performance azionaria più forte. A giudizio degli esperti della banca, i dati hanno battuto aspettative di profitto basse, ottenendo anche un vantaggio dall’attività economica migliore del previsto. Tuttavia, “la domanda è se le azioni si rialzeranno ulteriormente dopo un rally già forte”, hanno osservato gli strateghi. “Consigliamo di utilizzare qualsiasi forza sulla scia dei risultati positivi del primo trimestre come un buon livello da cui ridurre”, hanno concluso.

Al coro pessimista si uniscono anche gli strateghi di Citigroup, che in una nota oggi hanno riferito di preferire le azioni USA a quelle europee, quantunque la crescita economica in Europa batterà quella americana. In realtà, gli esperti sostengono che Wall Street tende a performare in modo più difensivo quando avvengono i rallentamenti degli EPS. In definitiva, “le azioni e gli utili europei saranno sotto pressione”, chiosano da Citi.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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