Azioni giapponesi: chi vince e chi perde dopo l’accordo sui dazi

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L’accordo commerciale sui dazi tra Stati Uniti e Giappone ha dato una scossa alle azioni giapponesi, che nelle ultime due sedute hanno recuperato le perdite di inizio mese portandosi in territorio positivo. L’indice Nikkei 225 della Borsa di Tokyo è avanzato di oltre 5 punti percentuali tra ieri e oggi, e ora nel mese di luglio è in attivo del 3,38%. I due Paesi hanno concordato tariffe del 15% (dal 25% che avrebbe dovuto entrare in vigore dal 1° agosto) sui beni giapponesi importati dalle aziende statunitensi. In cambio, la seconda economia asiatica accetterà auto e camion costruiti secondo gli standard di sicurezza dei veicoli a motore statunitensi, senza requisiti aggiuntivi. Inoltre, è stata concordata la creazione di un fondo da 550 miliardi di dollari per effettuare investimenti negli Usa. L’intesa raggiunta tra Washington e Tokyo comunque avvantaggerà alcune aziende e, anche se indirettamente, ne penalizzerà altre. In questo articolo:
  • Azioni giapponesi: i vincitori dall’accordo commerciale Usa-Giappone
  • I perdenti

Azioni giapponesi: i vincitori dall’accordo commerciale Usa-Giappone

A giudizio degli osservatori finanziari, alcune azioni saranno particolarmente privilegiate dopo l’accordo sui dazi:
  • Case automobilistiche: Le case automobilistiche sono considerate le più grandi beneficiarie. Molti analisti si aspettavano che i prelievi per la categoria sarebbero rimasti invariati al 25%, ma il presidente Usa Donald Trump ha sorpreso tutti. “È probabile che l’abbassamento delle tariffe riduca l’impatto sui profitti operativi delle sette principali case automobilistiche giapponesi in questo anno fiscale a 1.890 miliardi di yen (12,9 miliardi di dollari) dai 3.470 miliardi di yen previsti in precedenza”, hanno scritto in una nota gli analisti di Goldman Sachs Japan Co. Le azioni del più grande produttore di auto giapponese Toyota sono salite del 14,34% nella seduta di martedì, dopo l’annuncio dell’accordo commerciale.
  • Robotica e automazione industriale: Alcune aziende specializzate nella robotica e nell’automazione industriale sono balzate in Borsa sull’aspettativa che i costruttori aumenteranno gli investimenti. Tra le azioni del settore che hanno guadagnato di più in questi ultimi giorni spiccano Fanuc Corp. e Yaskawa Electric.
  • Banche: Il mercato si aspetta che con l’accordo commerciale, la Bank of Japan avrà davanti meno ostacoli per alzare i tassi di interesse, in quanto diminuiranno le preoccupazioni circa gli effetti deleteri delle tariffe sull’economia giapponese. Questo avvantaggia le banche, che vedrebbero migliorare il loro core business determinato dalla redditività netta da interessi.

I perdenti

Il compromesso nippo-americano probabilmente non farà contenti tutti. Alcune società avrebbero magari tratto vantaggio dallo status quo precedente. Tra queste:
  • Appaltatori della difesa: Gli investitori hanno venduto azioni legate alla difesa, come quelle dell’appaltatore IHI Corp. Finora il settore è stato considerato una zona franca, in quanto al riparo da rischi tariffari. Per questo i titoli hanno guadagnato posizioni. Con l’accordo raggiunto, però, viene a mancare un vantaggio competitivo e gli operatori di mercato potrebbero preferire monetizzare i guadagni fin qui ottenuti con le azioni.
  • Rivenditori: Le azioni delle società che basano il proprio business sulla domanda interna sono state vendute. Quest’anno, aziende come il rivenditore al dettaglio Ryohin Keikaku Co. e la catena di ristoranti di sushi Food & Life Co. hanno intrapreso un rally in Borsa in quanto percepite dagli investitori come in grado di evitare le tariffe internazionali. Come accaduto per i titoli della difesa, è venuto meno il vantaggio competitivo e quindi “potrebbero invertire la loro tendenza”, ha detto Naoki Fujiwara, senior fund manager di Shinkin Asset Management.
  • Società immobiliari: Se il possibile aumento dei tassi di interesse conseguente all’accordo favorisce le banche, allo stesso tempo potrebbe penalizzare le società immobiliari, giacché aumenta il costo dei finanziamenti a sostegno degli investimenti. Ciò è ancora più vero per le aziende che hanno un livello di indebitamento elevato.
Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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