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Azioni green: negli ultimi 10 anni solo i tech hanno fatto meglio

Azioni green: negli ultimi 10 anni superate solamente dalla tecnologia

I rendimenti delle azioni green negli ultimi 10 anni sono stati inferiori solamente a quelli della tecnologia. È quanto risulta da un rapporto del London Stock Exchange Group (LSEG), che ha messo insieme tutte le società che nei loro prodotti e servizi in qualche modo contribuiscono a ridurre le emissioni di carbonio.

Considerando le aziende come un unico gruppo industriale, le loro azioni hanno all’incirca triplicato il valore grazie a un tasso di crescita annuo composto del 14%, raggiungendo una capitalizzazione di 7.200 miliardi di dollari. All’interno del complesso, le aziende specializzate nella gestione e nell’efficienza energetica sono state le più performanti con un tasso annuo composto di crescita del 17% negli ultimi cinque anni. Indietro invece sono rimaste le società che producono energia rinnovabile, ha sottolineato LSEG.

La Borsa londinese ha riportato che ad aprile di quest’anno le azioni green rappresentavano circa l’8,6% dei mercati azionari globali. Per la precisione, LSEG considera società esposte alla green economy tutte quelle che generano entrate da prodotti e servizi verdi, tipo la generazione di energia rinnovabile, l’estrazione e la lavorazione dei minerali critici per le batterie, lo sviluppo dei materiali riciclabili e molti altri che favoriscono la tutela dell’ambiente.

 

Azioni green: quali prospettive?

Visto l’andamento ormai di lungo temine delle azioni green, le aspettative per i prossimi anni sembrerebbero rosee, con la transizione energetica in corso e gli sforzi a livello globale per migliorare il clima. Ciò potrebbe muoversi in linea con il boom tecnologico alimentato dall’intelligenza artificiale che, “sebbene sia attualmente al centro dell’attenzione degli investitori”, non dovrebbe oscurare l’interesse verso l’economia verde, sostengono gli analisti di LSEG. “A lungo temine la transizione verde è una mega forza da non sottovalutare”, si legge nel rapporto.

Anzi, proprio la crescita esplosiva dell’AI (Artificial Intelligence) e dei data center potrebbe rappresentare un nuovo motore per l’espansione della green economy, osserva la Borsa londinese. “Non solo sono necessari chip, server e sistemi di raffreddamento più efficienti dal punto di vista energetico per alimentare la marcia in avanti dell’AI, ma le Big Tech sono anche sempre più preoccupate per l’impatto ambientale della tecnologia e cercano di procurarsi più energia pulita”. Per questo “si tratta di un’opportunità di investimento unica nel suo genere sia in termini di dimensioni che di prestazioni” ha rimarcato separatamente in un’intervista Jaakko Kooroshy, responsabile globale della ricerca sugli investimenti sostenibili presso LSEG.

 

I rischi

Non sarà tutto rosa e fiori, secondo LSEG. Ci sono alcuni venti contrari che rischiano di ostacolare le prospettive positive. Tra questi la capacità produttiva in eccesso di settori come quello dell’energia solare e i dazi imposti da Stati Uniti e Unione europea sulle auto elettriche cinesi che pongono un freno all’espansione produttiva. “Il protezionismo è un’arma a doppio taglio per l’economia verde”, ha osservato Kooroshy. “Da un lato l’Inflation Reduction Act dell’amministrazione Biden ha attivato enormi quantità di sussidi che agiscono come acceleratore per la green economy; dall’altro gli attriti commerciali porteranno alla duplicazione delle catene di approvvigionamento e probabilmente a una più lenta implementazione di tecnologie critiche a basse emissioni di carbonio”, ha affermato.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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