Banche centrali: perché l'espansione monetaria causa inflazione e indebolisce la valuta - Borsa&Finanza

Banche centrali: perché l’espansione monetaria causa inflazione e indebolisce la valuta

Banche centrali: perché l'espansione monetaria causa inflazione e indebolisce la valuta

Le Banche centrali svolgono un ruolo estremamente importante nella determinazione e nel controllo dell’inflazione e dei corsi valutari, agendo attraverso le leve della politica monetaria. Quando l’economia di un Paese attraversa un periodo critico caratterizzato da scarsa crescita, spesso gli istituti monetari intervengono attraverso misure di stimolo degli investimenti e dei consumi per rilanciare l’economia. In questi casi si dice che le Banche centrali attuano una politica monetaria espansiva. Questo però comporta normalmente una risalita dei prezzi che, se non addomesticata, rischia di andare fuori controllo. Allo stesso tempo produce l’effetto di indebolire la valuta domestica con riflessi importanti sia sotto il profilo della crescita dei prezzi interni, sia nell’ambito dei rapporti commerciali con l’estero.

 

Banche centrali: cos’è una politica monetaria espansiva

Cosa succede in realtà quando una Banca centrale decide di attuare un’espansione monetaria? Intanto bisogna definire cosa si intende per politica monetaria espansiva. Questa si ha quando l’istituto centrale adotta delle misure finalizzate ad aumentare l’offerta di moneta nel sistema economico. I canali attraverso cui può farlo sono fondamentalmente tre.

Il primo si basa sull’acquisto dei titoli di Stato tramite operazioni di mercato aperto. In sostanza, la Banca interviene sul mercato aumentando la domanda di titoli pubblici e quindi il denaro in circolazione attraverso la stampa di cartamoneta o utilizzando le riserve.

Il secondo consiste nella riduzione del tasso ufficiale di sconto. In pratica, le banche portano presso la Banca centrale assets finanziari rappresentati soprattutto da obbligazioni pubbliche e mutui, ottenendo liquidità a un tasso più basso. In questo modo gli istituti di credito sono incentivati a effettuare queste operazioni, con la conseguenza che aumentano la quantità di moneta in circolazione.

Il terzo canale riguarda la riduzione del coefficiente di riserva obbligatoria da parte delle banche. Queste devono tenere normalmente una quantità di denaro depositato presso l’istituto centrale nella misura di una certa percentuale dell’attivo. Riducendo tale percentuale, ossia il coefficiente di riserva obbligatoria, più denaro viene immesso nel sistema finanziario e non rimane depositato presso la Banca centrale.

 

Politica monetaria espansiva: ecco cosa succede a inflazione e valute

Una volta chiarito come le Banche centrali espandono la quantità di moneta in circolazione, bisogna stabilire in che modo questo determina un aumento dei prezzi e un indebolimento della moneta. L’inflazione può essere il risultato di due fenomeni. Il primo riguarda l’aumento della domanda di beni e servizi; il secondo concerne una riduzione dell’offerta. L’espansionismo monetario interviene sulla domanda. Quando viene immessa liquidità nel sistema, questa va a indirizzarsi nell’economia reale.

Concretamente, se la Banca centrale compra più titoli di Stato attraverso operazioni di mercato aperto, il Governo spende meno in termini di oneri finanziari perché si abbassa il prezzo di collocamento e ha le risorse per investire nella spesa pubblica. Allo stesso modo, quando l’autorità monetaria abbassa il costo del denaro e riduce il coefficiente di riserva obbligatoria, le banche ottengono più liquidità che si riversa nelle famiglie e nelle imprese attraverso mutui e finanziamenti. Alla luce di tutto ciò, la domanda di beni e servizi cresce, e con essa anche i prezzi degli stessi.

In questo apparente circolo virtuoso però vi è un rischio, che è quello di surriscaldare l’economia, ovvero di costruire un sistema di crescita basato sul debito. Questo, soprattutto se i salari rimangono pressoché costanti, rischia di determinare una bolla economica e finanziaria, il cui scoppio può avere effetti rilevanti sull’economia reale e sul sistema bancario. Per tale ragione, quando l’inflazione sale troppo, le Banche centrali intervengono con misure restrittive, ossia di segno contrario a quelle precedentemente attuate, per raffreddare l’economia.

L’aumento dell’offerta di moneta fa abbassare i rendimenti. Se ad esempio, la Banca centrale compra più titoli del debito pubblico, il prezzo delle obbligazioni sale sul mercato e di conseguenza scendono i rendimenti. Allo stesso modo, se l’istituto monetario riduce i tassi d’interesse, i rendimenti obbligazionari si riducono. Questo comporta che la valuta domestica si deprezza rispetto alle altre.

La ragione è che depositare denaro o investire in assets denominati in quella valuta rende di meno. Se ad esempio la Banca Centrale Europea abbassa il tasso ufficiale di sconto di un punto percentuale e la Federal Reserve non varia il costo del denaro, da quel momento il dollaro rende di più rispetto all’euro in confronto a prima. Quindi, in quel momento sui mercati valutari si crea un aumento della domanda della divisa americana e un calo di quella della moneta unica. La conseguenza è che l’euro si indebolisce rispetto al biglietto verde. La perdita di valore della moneta può a sua volta generare inflazione, attraverso l’aumento dei costi dei beni importati dall’estero che poi si riflettono sui prezzi applicati all’interno.

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