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Banche europee: ecco quelle in cui credere dopo la crisi

Il caveau di una banca aperto

Il fallimento delle tre banche regionali statunitensi – SVB, Signature e Silvergate – e il salvataggio in extremis del Credit Suisse, hanno fatto serpeggiare la sfiducia all’interno del settore bancario. L’indice Eurostoxx Banks, che raccoglie le principali banche europee, ha perso in cinque sedute un quarto della sua capitalizzazione. È seguito successivamente un recupero (+14,4%) sulle quotazioni di martedì 4 aprile al giro di boa di metà seduta. Una reazione favorita dall’assenza di nuovi allarmi, a conferma di quanto sottolineato da più parti: le caratteristiche delle crisi a cui si è assistito non sono trasferibili a tutto il settore bancario.

“Il fallimento di Credit Suisse è stato principalmente opera sua, con problemi in parti del suo business che hanno minato la credibilità anche di altre divisioni” è il commento di Ben Arnold, direttore degli investimenti di Schroders, che aggiunge: “Quando Credit Suisse ha pubblicato i risultati annuali del 2022 a inizio febbraio, è apparso chiaro che il contagio si fosse diffuso al di là del ramo d’investimento”.

L'indice Eurostoxx Banks ha perso il 24% di capitalizzazione con la crisi bancaria e ha recuperato poi il 14%
L’andamento dell’indice Eurostoxx Banks – Fonte: Bloomberg

 

Banche europee: l’opportunità sugli AT1

“Il settore europeo è rimbalzato esattamente sulla metà delle perdite del movimento rialzista a cui abbiamo assistito da luglio 2022 fino a marzo” ha notato Alberto Tocchio, responsabile Azionario europeo e Thematics di Kairos Partners SGR. Secondo il manager è importante che la fase di panico sia stata superata e la fiducia tornerà, tanto da rendere in questo momento una opportunità “quasi unica” l’acquisto di bond AT1 di banche europee.

I bond AT1 sono finiti al centro dell’attenzione dopo che nel salvataggio di Credit Suisse, organizzato dalle autorità di governo e monetarie svizzere, sono stati cancellati determinando perdite per chi li aveva sottoscritti. Al contrario, l’acquisizione della seconda banca della Confederazione da parte di UBS ha salvaguardato gli azionisti.

Tuttavia, nel caso del Credit Suisse gli AT1 prevedevano nel contratto la possibilità di essere annullati in casi straordinari, come poi è effettivamente avvenuto. Questa possibilità non esiste sulle altre banche europee e ciò ha contribuito a calmare il mercato.

 

Di queste banche ci si può fidare 

Anche sulle azioni del comparto bancario si trovano ora buone opportunità, generate dalla recente crisi. Ben Arnold di Schroders è in particolare positivo su Standard Chartered, Natwest, ABN Amro, Citigroup, Intesa Sanpaolo e BNP Paribas, istituti solidi che “generano utili significativi e rimangono su valutazioni basse”.

Secondo il direttore degli investimenti di Schroders, dopo un decennio di riduzione dei costi oggi queste banche sono molto più snelle e, con l’aumento dei tassi di interesse “beneficiano un gearing operativo e finanziario in cui l’aumento dei ricavi si ripercuote direttamente sulla redditività”.

Osservazioni che trovano d’accordo Victor Verberk e Sander Bus, responsabili del team credito di Robeco: “Riteniamo che il settore bancario abbia ridotto notevolmente la leva finanziaria, che abbia rafforzato i coefficienti patrimoniali e che abbia assunto un atteggiamento molto più prudente sui rischi in bilancio”.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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