Il consolidamento delle banche europee auspicato dai governi e dalla Banca centrale europea non si è materializzato nel modo in cui si sperava. Quasi tutti gli accordi più grandi o sono falliti o sono ancora in fase di stallo. Questo perché le proposte di acquisizione si sono scontrate con la resistenza del management delle società target e soprattutto con quella degli Stati nazionali.
Ma i governi non spingevano per l’integrazione? Sì, ma fino a quando essa non significa una predominanza degli interessi esteri. In questa ottica si sono mossi gli esecutivi di Italia, Germania e Spagna. Tuttavia, in alcuni casi, anche quando la morsa del governo si è allentata, gli azionisti della società preda non hanno ceduto alle lusinghe degli acquirenti. In questo articolo:
- Banche europee: il muro di Berlino su Unicredit
- Banche europee: il flop di Bbva su Sabadell
- Come si sta muovendo la Francia
Banche europee: il muro di Berlino su Unicredit
L’Italia è stata un focolaio di proposte da parte dei grandi istituti di credito. Unicredit è risultato il protagonista assoluto, ma la banca guidata da Andrea Orcel è andata a sbattere contro il muro eretto dai governi. L’offerta pubblica di acquisto per Banco Bpm si è dissolta sulle forti resistenze di Roma, che avrebbe voluto creare il terzo polo bancario intorno alla banca di Piazza Meda ma da affiancare a Intesa Sanpaolo e Unicredit. Permettere con nonchalance al secondo istituto finanziario italiano di inghiottire Banco Bpm, per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni avrebbe significato mandare all’aria il progetto. Orcel alla fine ha abbandonato l’idea per le condizioni troppo onerose imposte da Palazzo Chigi.
Se nel governo Meloni ha trovato un ostacolo duro, a Berlino Unicredit si è dovuto scontrare con una montagna nel tentativo di fare propria Commerzbank. Gae Aulenti ha messo in atto una serie di operazioni che l’hanno portata nelle vicinanze del 30% delle azioni della seconda banca tedesca. Il passo oltre, che aprirebbe a un’opa, è tremendamente complicato. Dal governo tedesco, dai sindacati e dal management di Commerzbank un’autentica levata di scudi, sulle preoccupazioni che la realtà combinata diventerebbe fortemente a trazione italiana con effetti nefasti per i dipendenti e le piccole e medie imprese del Paese. Orcel si è dato tempo fino al 2027 per valutare il da farsi, ma al momento la situazione non fa progressi. In Grecia è andata meglio, dove Unicredit ha trovato un governo accondiscendente per l’acquisto di una partecipazione in Alpha Bank e ha preannunciato la fusione delle unità rumene delle due società.
L’Italia comunque ha potuto festeggiare le nozze tra Banca Mps e Mediobanca. L’affare da 17 miliardi di euro si è realizzato con il beneplacito del governo – importante azionista della banca toscana – e l’assenso degli azionisti di spicco di Piazzetta Cuccia. Questo nonostante il management di Mediobanca avesse ostruito la scalata dell’istituto guidato da Luigi Lovaglio.
Banche europee: il flop di Bbva su Sabadell
Quella tra Bbva e Banco Sabadell è una telenovela che si è prolungata per circa un anno e mezzo. Il management della banca catalana si è messo di traverso da subito, incitando gli azionisti a respingere qualsiasi offerta ostile, mentre il governo spagnolo ha sollevato una serie di obiezioni. Quando finalmente l’istituto basco è riuscito a superare alcune perplessità di Madrid (ma non il suo approccio ostile), è andato incontro a una vera Waterloo con l’opa conclusa il 10 ottobre 2025. Il numero di adesioni è stato molto al di sotto del minimo richiesto di accettazione, benché nel frattempo Bbva avesse alzato l’offerta rispetto alla proposta originaria. Un’altra banca spagnola, CaixaBank, ha cercato fortuna in Portogallo, provando ad acquistare Novo Banco. Anche qui però non si è trovato terreno fertile, con le istituzioni portoghesi che temevano una presa di controllo spagnola del settore finanziario del Paese.
Come si sta muovendo la Francia
In Francia la situazione è stata condizionata negli ultimi tempi dal caos politico che ha ostacolato la combinazione di accordi importanti. Tuttavia, qualcosa si è mosso. Crédit Agricole ha ampliato la sua partecipazione in Banco Bpm in modo da rafforzare la sua posizione in vista di accordi che potrebbero interessare l’azienda di credito milanese. Secondo i ben informati, si stanno esplorando varie soluzioni che coinvolgono i due istituti, tra le quali una possibile fusione. In uno scenario del genere bisognerebbe fare i conti con il governo italiano, il quale vorrebbe garanzie assolute che un’integrazione non significhi la “francesizzazione” della banca guidata da Giuseppe Castagna.
In Francia, comunque, Bpce ha firmato un memorandum d’intesa per acquisire la partecipazione del 75% nella Novo Banco da Lone Star Funds. La conclusione dell’operazione è prevista nel primo semestre del 2026, soggetta a approvazioni regolatorie. Bnp Paribas, invece, sta utilizzando i proventi della vendita tempestiva di un’unità statunitense per acquistare attività che definisce “adiacenti” al settore bancario. Ciò include il ramo d’investimento dell’assicuratore Axa per costruire un campione nella gestione patrimoniale.









